Alta tensione sulle pensioni; sindacati pronti allo sciopero

30/01/2003

GIOVEDÌ, 30 GENNAIO 2003

 
 
Pagina 27 – Economia
 
 
Cgil, Cisl e Uil compatte contro la delega previdenziale. L´esecutivo studia anche i disincentivi
Alta tensione sulle pensioni sindacati pronti allo sciopero

Epifani: non ne possiamo più di Maroni, il governo ci convochi
          RICCARDO DE GENNARO

          ROMA – Sarà sciopero unitario contro la delega previdenziale. Ma non solo: i sindacati non si fidano delle rassicurazioni di Maroni sui disincentivi alle pensioni di anzianità. Se, in pubblico, il ministro del Welfare, continua a ripetere che le pensioni di anzianità non saranno toccate e che «non ci saranno colpi di scena, o fasi due, dopo la delega previdenziale». Ma negli incontri riservati con i sindacati ammette che se – nell´imminente discussione in aula – la maggioranza proponesse, oltre agli incentivi a restare al lavoro, anche i disincentivi i due interventi sarebbero affiancabili. Il sindacato non ci sta e, dopo un incontro in Cgil, preannuncia una nuova stagione di mobilitazione contro tre capitoli della delega previdenziale (decontribuzione di 3-5 punti per i neoassunti a favore delle imprese, assenso del datore di lavoro per la permanenza al lavoro, trasferimento obbligatorio del Tfr nei fondi pensione) e l´ipotesi di un intervento analogo a quello del governo Berlusconi I nel ´94. La prossima settimana, infatti, Cgil, Cisl e Uil si rivedranno per decidere le iniziative di lotta.
          Nel ´94 il governo decise di tagliare i rendimenti del tre per cento all´anno per ogni anno di anticipazione della pensione di anzianità su quella di vecchiaia da parte del lavoratore. La risposta dei sindacati, guidati da Cofferati, D´Antoni e Larizza, fu una manifestazione nazionale che portò in piazza a Roma oltre un milione di persone. Ora al vertice delle tre confederazioni ci sono Epifani, Pezzotta e Angeletti, ma la linea di Cgil, Cisl e Uil non cambia. Tuona Epifani: «Non ne posso più di Maroni, non ne posso più di sentirlo dire un giorno sì e un giorno no che ci convoca e poi non lo fa mai. Non basta dire che tanto ci pensa il Parlamento. Vogliamo sapere cosa vuole fare il governo».
          Ecco il punto è questo: «Potrebbero ripetere l´operazione del ´94 riducendo leggermente l´entità del taglio», dice Beniamino Lapadula, Cgil. Ma allo studio c´è anche un altro tipo di intervento per penalizzare chi andrà in pensione prima dei 63 anni: a costoro, infatti, il trattamento pensionistico potrebbe essere calcolato con il metodo contributivo (e non retributivo) per tutto l´arco della vita lavorativa (e non solo per gli ultimi anni), il che equivarrebbe a una sensibile decurtazione dell´assegno.

          Dall´incontro di ieri tra Cgil, Cisl e Uil è emersa una posizione unitaria: «Sul tema previdenziale – sottolinea Pierpaolo Baretta, Cisl – nessuno ha mai detto cose diverse dagli altri». La sensazione dei sindacati è che, come ha annunciato lo stesso premier Berlusconi nel discorso di fine anno, «il governo ci proverà». Il dilemma è uno solo: l´attacco alle pensioni di anzianità avverrà prima delle amministrative, ossia durante la discussione alla Camera della delega, oppure dopo, in Senato?
          L´Europa preme con la richiesta di riforme strutturali. I sindacati sono convinti che Berlusconi e Tremonti si siano già «venduti» con la Ue una nuova riforma delle pensioni e attendano il momento giusto per vararla e presentarsi al via del semestre italiano in Europa forti di un provvedimento «virtuoso» nell´ottica del Patto di stabilità. Se decidesse invece di far passare le amministrative, il governo dovrà prendere ulteriore tempo con Bruxelles, ma non rischierebbe il bagno alle elezioni. Quanto al referendum sull´articolo 18, ieri il segretario generale Cisl, Pezzotta, ha anticipato che «sicuramente non voteremo sì».

 
LA SCHEDA
 
Con la delega il Tfr ai Fondi
 

          ROMA – La delega previdenziale, che approderà nei prossimi giorni in aula alla Camera per poi passare al Senato, è frutto di una trattativa del governo con le parti sociali, chiusa tuttavia con il no dei sindacati su tre punti: la decontribuzione sui nuovi assunti, l´assenso delle imprese alla permanenza al lavoro dei lavoratori che decidano di approfittare degli incentivi e non accedono all´anzianità, l´obbligatorietà del trasferimento del Tfr nei fondi pensioni.
          L´obiettivo del governo è il decollo dei fondi integrativi, che dovrebbero creare la cosiddetta seconda gamba, oltre a quella pubblica, per il sistema previdenziale. Le imprese verrebbero compensate dalla perdita di una fonte di finanziamento come il monte Tfr (di proprietà dei lavoratori) con la decontribuzione sulle nuove assunzioni. Il nuovo modello introduce anche un sistema di incentivi fiscali e contributivi per chi resta al lavoro e non approfitta delle finestre per le pensioni di anzianità. In questo caso il lavoratore deve dimettersi e firmare un nuovo contratto