Alta tensione sui licenziamenti

19/11/2001

La Stampa web




ECONOMIA
Domenica 18 Novembre 2001

ARIA DI SCIOPERO GENERALE SULL’ARTICOLO 18. DOMANI SERA VERTICE CGIL, CISL E UIL. MARTEDI’ L’INCONTRO CON BERLUSCONI polemiche
Alta tensione sui licenziamenti
ROMA «Ora basta con le guerre ideologiche». Stanco di un dibattito che a suo dire si articola intorno «a pregiudizi», il ministro delle attività produttive, Antonio Marzano, sfida i sindacati che si oppongono alla modifica delle norme sui licenziamenti. «Cofferati parla di valore altamente simbolico di quelle regole. Allora, come economista e come ministro, invito il sindacato a lasciar da parte i miti per individuare invece le priorità nell’interesse delle imprese e dei lavoratori. Sull’articolo 18 – ha detto ieri Marzano – è in atto una vera e propria guerra ideologica che impedisce di guardare ai problemi reali. Bisogna abbandonare simboli e veti che spingono alla conservazione e non alla modernizzazione». Liberista convinto, Marzano si dice sicuro della compattezza dell’esecutivo sulla riforma dell’articolo 18, nonostante alcuni esponenti dell’ala sociale, come il ministro di An, Gianni Alemanno, storcano il naso. «C’è sintonia e riusciremo a individuare una linea di lavoro comune. Il fatto che un ministro faccia qualche domanda – ha detto Marzano – fa parte della normale dialettica in seno al Consiglio dei Ministri. Strano sarebbe il contrario». Il ministro leghista del welfare, Roberto Maroni, che ha chiesto una delega legislativa per la riforma del mercato del lavoro con la possibilità di modificare l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori a «titolo sperimentale», accusa i sindacati di polemiche strumentali, garantisce che il divieto di licenziare senza giusta causa non è in discussione, ma è determinato ad andare avanti. La Confindustria, che ha mal digerito le timide proposte dell’esecutivo sulla riforma delle pensioni, lo appoggia. Il sindacato, però, anche se diviso sul contratto dei metalmeccanici, minaccia lo sciopero generale. Per capire come andrà a finire la vicenda sarà decisivo l’incontro di martedì, non ancora ufficializzato, tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e i vertici delle organizzazioni sindacali. Già domani sera i tre leader si incontreranno per mettere a punto la strategia, sicuri che sul terreno della riforma del mercato del lavoro, se non proprio una ritrovata unità, ci sarà compattezza. «La modifica dell’articolo 18 è inutile. Non serve a niente e il governo deve trovare il modo di togliere di mezzo questa ipotesi. Lo statuto dei lavoratori è un diritto di civiltà e pertanto non può essere modificato. Pensiamo che sia sbagliata anche la formula dell’arbitrato che il governo ha proposto» ha detto ieri il segretario della Cisl, Savino Pezzotta. «Maroni dice che è grottesca la minaccia di sciopero generale? Grottesche sono le cose che fa lui» ha aggiunto. Non meno dura la posizione della Cgil. «Andremo a Palazzo Chigi a chiedere un chiarimento e Berlusconi deve sapere che il sindacato non sarà nè acquiescente, nè remissivo. E’ il governo che ha aperto il contrasto con noi. La delega sull’articolo 18 è uno strappo che non ha giustificazioni di merito: nessun sindacato al mondo potrebbe accettare decisioni del genere a un anno dal referendum che ha negato i licenziamenti senza giusta causa» ha detto il segretario confederale della Cgil, Walter Cerfeda. «Berlusconi ha sempre affermato che nella sua politica non ci sarebbe mai stato alcun intervento sull’articolo 18. Ora ci aspettiamo un atteggiamento coerente» ha detto il segretario della Uil, Luigi Angeletti. Un fuoco di sbarramento indigesto al ministro Marzano, secondo il quale, invece di difendere l’articolo 18 come un baluardo dell’occupazione, il sindacato difende «una gabbia che frena la competitività e la crescita dell’economia». I vincoli attuali, ha aggiunto, pesano sulle piccole e medie imprese, non giocano a favore della battaglia contro l’economia sommersa e il lavoro nero. Il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, condivide. «Meglio un contratto in deroga all’articolo 18 che stare a casa o lavorare in nero» ha detto ieri, non rinunciando a stuzzicare il sindacato. «Non credo allo scontro su questo, che è un buon provvedimento, ragionevole e ben meditato. Non ho l’impressione che la delega sia accettata male: il giorno dopo – ha aggiunto – abbiamo visto una bassissima adesione allo sciopero dei metalmeccanici». [m. s.]


Copyright ©2001 Guida al sito Specchio dei tempi Credits Publikompass Scrivi alla redazione