Alpitour scommette sull’Italia

01/12/2003



      Sabato 29 Novembre 2003

      Turismo


      Alpitour scommette sull’Italia

      La società del gruppo Ifil torna all’utile dopo 2 anni e annuncia nuovi investimenti

      FABIO TAMBURINI


      MILANO – Alpitour, dopo due anni di perdite, cancella il rosso dal bilancio aziendale e annuncia la svolta: il rafforzamento delle posizioni sul mercato italiano, che viene considerato la nuova priorità di sviluppo. «L’obiettivo dei prossimi tre anni è di raddoppiare l’offerta alberghiera in Italia, puntando ad aumentare la media dei giorni di apertura delle strutture», dice Andrea Tomei, amministratore delegato di Alpitour, leader del settore con una quota superiore al 20%, contro il 15% del secondo in classifica, la Viaggi del Ventaglio. «Attualmente», continua, «quella di settore è di circa 120 giorni all’anno e le strutture di Alpitour restano aperte 150 giorni, ma stiamo lavorando per arrivare a 180 giorni. Un traguardo di lungo termine che consideriamo ottimale». Per quanto riguarda le attività di Alpitour sul mercato italiano, Tomei coglie l’occasione per citare alcuni dati significativi: due anni fa il gruppo aveva in gestione soltanto un albergo, mentre con le sette nuove aperture previste nel 2004 salirà a 24 strutture in 12 regioni, per un totale di 10mila posti letto, 1.400 dipendenti e oltre 500 animatori retribuiti come collaboratori stagionali. La ragione del cambiamento di strategia che mette al primo posto la crescita in Italia è semplice. «Consideriamo le possibilità di sviluppo notevoli e la turbolenza per fattori estranei al settore come il terrorismo oppure le epidemie è decisamente inferiore alla media internazionale», spiega Tomei. Una strategia dell’attenzione, quella verso il patrimonio turistico italiano, particolarmente condivisa dal presidente di Alpitour, Daniel John Winteler, che è anche direttore generale della controllante Ifil. «Il patrimonio turistico italiano», sostiene Winteler, «offre opportunità straordinarie che una azienda privata è nelle condizioni migliori per valorizzare». La convinzione è che le aree da sviluppare, soprattutto al Sud, siano ancora numerose e che valga la pena premere l’acceleratore delle iniziative in programma. Nell’attesa di realizzarle la società festeggia il ritorno all’utile, sia pure ridotto, dopo due anni di perdite. Il 2003 ha permesso di raggiungere i 950 milioni di fatturato con un utile prima delle imposte intorno a 6 milioni di euro e un utile netto con segno positivo. L’anno scorso, invece, la perdita finale era stata di 8,8 milioni di euro. Altri dati di bilancio confermano la solidità patrimoniale della società, che vanta un patrimonio netto consolidato per 100 milioni di euro e 50 milioni di posizione finanziaria netta. «Senza contare», dice Tomei, «che all’attivo risultano 150 milioni di immobilizzazioni alberghiere e che il cash flow lordo ha superato i 20 milioni di euro». Performance che, spiega l’amministratore delegato, sono destinate a migliorare anche per il contributo della compagnia di charter Neos, la prima completamente integrata in un gruppo turistico. Sempre che l’instabilità internazionale non comprometta i programmi aziendali. «Per evitarlo», spiega Tomei, «abbiamo puntato sulla massima elasticità che ci permette di ridurre i danni in caso d’imprevisti con grande attenzione ai costi e capacità di modificare tempestivamente l’offerta quando certe aree del mondo diventano impraticabili o troppo rischiose». Sul fronte italiano l’espansione di Alpitour passa anche dall’accordo con Sviluppo Italia turismo, con la realizzazione delle strutture portanti di almeno due dei cinque poli turistici per il Sud annunciati martedì scorso. Più esattamente si tratta dei centri in Puglia (ad Alimini, nel Salento) e in Calabria (a Due mari Simeri). L’intesa rafforza i rapporti tra le società, che hanno sperimentato alleanze a Stintino, in Sardegna. Il complesso alberghiero è di Sviluppo Italia turismo, mentre Alpitour ne ha la gestione in affitto. Da parte del gruppo Alpitour, invece, non c’è alcuna disponibilità nel caso che vengano immaginati progetti di aggregazione in cui capitali pubblici affianchino aziende private in crisi. «Noi non siamo interessati», precisa Tomei, «perchè abbiamo deciso di puntare soltanto sulle nostre forze». E di più non aggiunge, evitando di entrare nel merito dell’opportunità di salvataggi compiuti utilizzando risorse pubbliche. Al contrario è possibile che Alpitour finisca per essere coinvolto, sempre come gestore, in altre iniziative di Sviluppo Italia. Anche se, almeno per il momento, non è candidata ad acquistare una parte del 49% di Sviluppo Italia turismo che verrà messo sul mercato. «Nel caso esamineremo le condizioni dell’offerta», anticipa Tomei, «ma, almeno nella fase iniziale, ritengo che saranno coinvolti soprattutto investitori finanziari e istituzionali».