Alpitour, prove generali per i cinesi

13/07/2005
    mercoledì 13 luglio 2005

    Pagina 16 Turismo

    Ospitato gruppo selezionato di turisti. Quest’anno 2 mila arrivi. Piccini: puntiamo alla reciprocità

      Alpitour, prove generali per i cinesi
      Dal tour classico all’esperienza Italia

        Sì ai turisti cinesi, ma all’insegna della reciprocità. Alpitour, che recentemente ha fatto le prove generali di incoming ospitando per qualche giorno un gruppo selezionato di cittadini dell’ex impero celeste per sondarne gusti e comportamenti, ha deciso di raccogliere la sfida. L’anno scorso il tour operator ha portato in Cina 2 mila italiani e adesso si aspetta di essere ricambiato, con le agenzie di viaggio locali che portino i cinesi nel Belpaese. ´Nel primo anno pensiamo di raggiungere 4-5 mila turisti in tutto’, sottolinea Mauro Piccini, presidente di Alpitour. ´C’è un po’ più di domanda di italiani per la Cina, che non riusciamo a soddisfare per la carenza di voli. Il nostro obiettivo è crescere del 100% ogni anno’.

          In questo periodo molti parlano di invasione di turisti dalla Cina, ma la strada non è in discesa. Bisogna attrezzarsi, perché le cose non vengono da sole. A questo principio si è ispirata Alpitour, la cui divisione incoming è nata alla fine del 2004. Alpitour stima di portare al 15% del fatturato totale, nel giro di tre anni, la quota dell’incoming ricettivo. Per quanto riguarda la Cina, sono stati avviati i primi contatti con gli operatori e sono state stampate due brochure in lingua, per la prima volta con il marchio Alpitour. ´Abbiamo capito l’importanza della reciprocità’, osserva Piccini. ´Abbiamo cominciato a mandare i nostri turisti in Cina, abbiamo partecipato a workshop’. Adesso sono attivi diversi accordi: con tre società cinesi per garantire il ricettivo a Pechino e Shanghai e con una cinquantina di agenzie di viaggio che promuovono i tour per l’Italia. Sul fronte della ricettività, inoltre, sono stati aperti due nuovi alberghi a Roma in zona Parioli, mentre un altro è in fase di ristrutturazione e sarà inaugurato in ottobre.

            Nel frattempo, l’esperienza pilota svoltasi in aprile, con 80 fra agenti di viaggio e giornalisti, ha permesso ad Alpitour di aggiustare il tiro e di capire qualcosa in più dei gusti cinesi. A cominciare dalla propensione allo shopping, con i cinesi a fare incetta di scarpe costose a Milano. O ancora, con la visita a Maranello, richiesta a gran voce dagli stessi turisti. ´Noi vogliamo cogliere un turismo medio-alto, non soltanto dal punto di vista economico’, precisa Piccini. ´Persone, cioè, che sappiano valutare la bellezza del nostro paese. Quindi non sarà più il tour forsennato in autobus, ma la proposta dell’esperienza Italia. Per esempio, a Roma abbiamo offerto la visita ai monumenti, ma anche una partita di calcio allo stadio e una giornata in libertà, compresi i mercati’. Qualche problema, tuttavia, è emerso strada facendo: la periferia di Roma e di altre città non è ben collegata al centro storico, come avviene invece a Shanghai; i cinesi sono ancora un po’ prevenuti verso gli italiani. Ancora, odiano passare ore chiusi dentro i musei e preferiscono stare in città all’aria aperta. Inoltre, amano gli itinerari personalizzati.

              Intanto Alpitour ha chiuso il secondo trimestre (a fine aprile) con risultati definiti da Piccini ´interessanti’. Per l’intero esercizio sono previsti un incremento del fatturato del 10% e un miglioramento della redditività. (riproduzione riservata)