All’incontro delle Acli: «Lavoro, meno tasse per il rilancio»

02/05/2005
    domenica 1 maggio 2005

    COMPETITIVITÀ • All’incontro delle Acli il confronto tra le forze sociali sulle ricette per promuovere la crescita
    «Lavoro, meno tasse per il rilancio»
    Il segretario Uil Angeletti ribadisce la proposta di defiscalizzare gli aumenti salariali

      ROMA • Il costo del lavoro, il declino demografico e lo squilibrio tra generazioni, l’assenza di investimenti pubblici, soprattutto al Sud: ci sono almeno tre colpevoli nella crisi del Paese. Non c’è solo la congiuntura internazionale, la guerra, l’ 11 settembre ma delle ragioni tutte italiane se la crescita resta più bassa che altrove, se scendiamo nella classifica della competitività e della produttività. A indicarle sono i sindacati ma anche le imprese e una forza sociale come le Acli, riunita ieri a Roma per presentare la sua " Agenda del lavoro". « Le tasse sul lavoro uccidono lo sviluppo. Se continueremo ad avere un sistema fiscale che carica tutto sul lavoro e meno sulle altre fonti di reddito e sulle rendite, non usciremo dal declino. Serve un cambiamento nel meccanismo di tassazione » . A parlare è il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, il primo che lanciò la proposta di detassazione degli aumenti salariali mentre era ancora in voga, nel Governo, il taglio dell’Irpef. E oggi, è lo stesso Giulio Tremonti ex ministro dell’Economia e " padre" della riforma fiscale a riproporre l’idea della Uil.

      Ieri, al primo punto dell’Agenda delle Acli c’era il costo del lavoro.
      Tema di attualità visto che il ministro del Welfare Maroni ha promesso proprio per la prossima settimana un altro giro di appuntamenti con le parti sociali. In discussione c’è l’Irap — il premier in Parlamento ha parlato di tagli per 12 miliardi in tre anni — ma c’è anche la riduzione del cuneo fiscale e contributivo. « Il costo del lavoro è uno dei problemi ma il Paese deve fare delle scelte, puntare su alcuni settori, sulle eccellenze » , ricorda Anna Maria Artoni, ex presidente dei Giovani Industriali. « Siamo d’accordo con l’obiettivo di ridurre il costo del lavoro — precisa Savino Pezzotta — ma deve essere chiaro che se da un lato si alleggerisce l’impresa, dall’altro si appesantisce la busta paga dei lavoratori » .

      Il costo del lavoro non è un terreno neutro. Anzi. Ieri, Guglielmo Epifani ha evitato di parlarne. Anche lui presente alla giornata delle Acli — in cui sono arrivati i messaggi del presidente della Repubblica Ciampi, del presidente della Banca d’Italia Fazio che ha ricordato come il lavoro sia « la vera ricchezza di una nazione » — ha glissato. Già, perchè affrontando il nodo del costo del lavoro si possono toccare anche altri tasti, come la riforma della contrattazione. « Ad Angeletti dico che sono d’accordo sulla detassazione degli aumenti salariali. Ma solo degli incrementi che vengono dagli accordi aziendali perchè voglio incentivi per fare la riforma dei contratti » , ha detto chiaro il ledaer Cisl ad Angeletti perchè Epifani intenda.

      Ed è anche questa la ragione che lascia il leader della Cgil prudente sulla « coalizione sociale » rilanciata ieri da Pezzotta. « Credo sia meglio che il sindacato e le associazioni sociali trovino prima e tra di loro un punto di vista comune. Se su quei temi troviamo anche le imprese, allora si costruisce un’alleanza importante » , ha detto Epifani che ieri ha messo a fuoco l’altro buco nero del Paese: lo scarto tra generazioni. « Siamo un Paese — ha detto il leader Cgil — che ha una ricchezza prodotta per nove decimi nel passato, dalle generazioni dei padri e solo per un nono viene prodotta giorno per giorno. Questo impedisce di guardare avanti » . E sul declino demografico ha lanciato l’allarme anche Pezzotta: « Nel 2015 ci saranno 10 milioni di giovani in meno. Io ormai ho quasi 60 anni ma non so se i miei figli ce la faranno ad affrontare tutti gli squilibri che questo comporterà sul welfare » . Inanto c’è l’emergenza italiana dell’economia e dei conti: Vogliamo la verità— incalza Pezzotta— e strategie vere sul Sud, non le vendite delle spiagge. Quasi rimpiango i nani e le ballerine».