«All’epilogo le trattative anche per il Masterplan»

30/07/2002

martedì 30 luglio 2002

1) «All’epilogo le trattative anche per il Masterplan»

2) Floris: senza l’Aga Khan non si fa niente
3) An difende Meconcelli. L’Ulivo: «Si dimetta o lui o Pili»

FATTO DEL GIORNO





 


Padova: comunicato ufficiale, firma a ottobre
«All’epilogo le trattative
anche per il Masterplan»

di Paolo Possamai

PADOVA. L’operazione Costa Smeralda va verso la stretta finale. La cordata sardo-veneta intenzionata a rilevare gli alberghi di Starwood ha emesso ieri un comunicato ufficiale. Le parti «si sono impegnate a condurre in via esclusiva trattative per la definitiva stesura di accordi aventi a oggetto l’acquisizione delle proprietà immobiliari e delle attività alberghiere detenute dalla Starwood in Costa Smeralda».
L’operazione ha per oggetto gli hotel Pitrizza, Cala di Volpe, Romazzino, Cervo nonché gli altri immobili Starwood, fra cui 2.400 ettari di terreno, la Marina e il cantiere di Porto Cervo, il Pevero Golf. Il team acquirente conta imprenditori sardi (Sfirs- Iti-Istituto turistico italiano, Iti-Istituto turistico immobiliare, Ifim) e imprenditori veneti (Forma Urbis, famiglia De Rigo, famiglia Tabacchi). Le due componenti del raggruppamento, con l’assistenza finanziaria della banca Antonveneta e di altri istituti di credito, avranno ciascuna il 50% della società veicolo allestita per l’acquisizione. L’entità dell’operazione è stimata circa 350 milioni di euro, ma anche questo aspetto potrà essere chiarito solo a valle della due diligence concordata fra le parti. La firma dell’accordo è attesa per ottobre (advisor finanziario e legale è Andersen Italia). Di sicuro a Starwood resterà la gestione.
Che ne sarà del Masterplan presentato da Starwood nel novembre 2000, che prevede un investimento di 1,1 miliardi di euro per realizzare un milione 770 mila metri cubi, relativi per il 75% a nuovi alberghi? «Ereditiamo il Masterplan – risponde l’avvocato Antonio Romei, portavoce della cordata veneto-sarda – e non siamo in grado di stabilire oggi quale destino avrà».
Il catalizzatore del pool sardo-veneto consiste probabilmente in Forma Urbis. Si tratta di una società finanziaria, cassaforte dei quattro fratelli Toffano, con sede a Padova (via San Clemente, 5). Ne sono soci anche gli architetti Giampietro Gallina e Albano Salmaso. E proprio i due tecnici, in particolare, hanno maturato importanti relazioni in Sardegna. Forma Urbis dispone già delle autorizzazioni edilizie a realizzare nei pressi di Teulada, un complesso di alberghi e ville per complessivi 139mila metri cubi. Il progetto è stato disegnato negli Anni 80 dallo studio francese Couelle per conto della famiglia Monzino (titolare di La Standa prima di Berlusconi). Là dove i Monzino hanno fallito, sono subentrati i Toffano, accompagnati da Gallina e Salmaso.
E’ probabile che i buoni rapporti intrattenuti da Forma Urbis con la classe politica isolana nella vicenda di Teulada siano tornati buoni nella complicata composizione della cordata per la Costa Smeralda. Nel team, infatti, figura la strategica presenza della finanziaria pubblica regionale Sfirs. E non per caso nella cordata rientrano anche importanti operatori alberghieri sardi (Loi e Corbeddu). Tutto ciò non ha impedito la deflagrazione di un violento caso politico, dato che il presidente della giunta regionale, Mauro Pili, ha seccamente smentito di essere stato informato delle manovre compiute dalla Sfirs.
Quanto al versante veneto, i cooptati sono tutti di notevole peso. I Toffano sono stati con-titolari della catena di supermercati Despar (poi venduta all’austriaca Aspiag). Dante Toffano è stato pure fra i soci del Padova Calcio. I fratelli bellunesi Walter e Ennio De Rigo, pur titolari di una impresa edil-immobiliare, sono i fondatori e principali azionisti dell’omonima azienda di occhialeria, quotata a Wall Street (numero tre al mondo, dopo Luxottica e Safilo). Quanto a Giuliano Tabacchi, già presidente di Safilo Group, è stato anche presidente di Assindustria Padova. E’ stata probabilmente la pluriennale esperienza maturata nel settore real estate negli Stati Uniti da Guglielmo Tabacchi, 36enne figlio di Giuliano, a sospingere la famiglia all’investimento in Sardegna, ultimo di una serie già attuata fra America e Italia. Tant’è che Guglielmo Tabacchi annuncia che «altre rilevanti operazioni immobiliari sono in via di definizione in Italia da parte della nostra finanziaria 2G properties».



FATTO DEL GIORNO





 


Floris: senza l’Aga Khan non si fa niente
Costa Smeralda, partiti trasversali
e progetto ancora tutto da chiarire

di Augusto Ditel

PORTO CERVO. Partiti contro, nell’affaire Costa Smeralda. C’è il partito di Tom Barrack, quello che si lecca le ferite dopo lo schiaffone affibbiato dalla Starwood al finanziere americano, ormai convinto di impadronirsi del paradiso di Karim Aga Khan. Ma c’è anche il partito della cordata sardoveneta che ora gongola per aver vinto una partita difficile, con la benedizione della Sfirs.
Due partiti trasversali – uno capeggiato da Mauro Pili, l’altro dall’ex deputato Angelo Rojch – che animano il retroscena politico di un’operazione finanziaria prima che immobiliare che, se condotta male e governata peggio, può sfregiare il volto non solo della Costa Smeralda, ma dell’intera Sardegna. Sono ancora troppi i coni d’ombra, gli interrogativi senza risposta, così come è ancora molto torbido il quadro d’insieme.
REGIONE-SFIRS. E’ fondamentale scoprire chi mente, sapendo di mentire. Mente il presidente della finanziaria regionale (nominato da Anedda, scuderia An) quando sostiene di avere informato Pili e tre assessori regionali, o mente il capo dell’esecutivo quando cade dalle nuvole?
MUTISMO. Non giova alla chiarezza il mutismo di Barrack che ha ordinato ai suoi di tacere sino a nuovo ordine. Barrack è un furbo di tre cotte: sa più di quanto non si pensi. Nella trattativa, ha rilanciato quando si è accorto che altri avrebbero potuto fregarlo, ma ora lui è convinto che i suoi rivali non abbiano i denari per concludere l’affare e se ne sta buono buono, in attesa di essere ricontattato dalla Starwood. Né è utile alla causa della trasparenza il silenzio dei nuovi potenziali padroni del vapore, i quali avrebbero voluto convocare, per oggi a Roma, una conferenza stampa e poi, chissà perché, hanno cambiato idea.
IL PROGETTO. Eppure, almeno un piano d’impresa e lettera d’intenti vanno illustrati subito per capire qual è la filosofia di fondo del progetto e per sgomberare il campo da sospetti e diffidenze che poi, se si radicalizzassero, non sarebbero più rimossi.
L’ex presidente Federico Palomba ha invitato Mauro Pili e la giunta regionale a dire ai sardi quale tipo di sviluppo immaginano per la Costa Smeralda. E soprattutto a precisare il rapporto delle (eventuali) volumetrie e la tipologia delle costruzioni. Molti alberghi e poche ville di pregio, oppure pochi hotel e gran ritorno al maxi insediamento residenziale (alveari, loculi, chiamateli come vi pare)? E’ una strada, questa. Che Pili la percorra.
L’AGA KHAN. Del coinvolgimento diretto del principe, parla senza mezzi termini un altro ex presidente della Regione: Mario Floris, considerato uno dei componenti del partito… sardoveneto. Lui ha cognizione di causa, per mille motivi. «Nessuno – sentenzia Floris – può sognare di intervenire sulla Costa Smeralda se non c’è l’Aga Khan. Con me, lo ricorderete, aveva già accettato il ruolo di testimonial internazionale. Poi, è successo quel che è successo… Ma chi intende acquisire ciò che lui ha creato con un impegno quoditiano e con una passione unica, mettendo su quei terreni un timbro, un marchio indelebile, non può prescindere da quest’uomo. Io non sono come qualcuno che vuole attuare dieci Masterplan (Pili ndr) perché se così fosse, occorrerebbero dieci Aga Khan. Mi fa piacere che ora un gruppo di imprenditori sardi si sia fatto avanti, ma a loro dico che di Karim ce n’è uno solo, e non potete lasciarlo fuori in un’era di globalizzazione, in un mondo in cui non si sopravvive se non ci si specializza».
UDEUR. C’è anche Antonio Satta, segretario regionale dell’Udeur per l’Europa ed ex assessore regionale all’urbanistica, che dice la sua.
«Ben vengano gli operatori sardi, ben venga questa straordinaria operazione d’immagine per tutta l’isola. Il rischio è uno solo: che la Regione ancora una volta blocchi tutto».



FATTO DEL GIORNO





 

Bruno Murgia

LE REAZIONI
An difende Meconcelli. L’Ulivo: «Si dimetta o lui o Pili»

di Simona Damiani

CAGLIARI. Nello scontro tra Mauro Pili e Alberto Meconcelli, An, principale alleato del capo della giunta sarda, difende il presidente della Sfirs. Mentre il Centrosinistra, stavolta compatto, chiede chiarezza sul caso Costa Smeralda in un immediato confronto in consiglio regionale.
Le parole di Pili contro la cordata guidata dalla Sfirs non sono piaciute ad An, che ha già respinto la minaccia del capo dell’esecutivo nei confronti di Meconcelli. Il capogruppo di Alleanza nazionale, Bruno Murgia, è stato esplicito: «Auspichiamo un chiarimento, ma diciamo subito che la Sfirs e Meconcelli hanno fatto quello che dovevano fare. Del resto noi salutiamo con favore il fatto che imprenditori sardi si vogliano impegnare in prima persona nella Costa Smeralda. E davvero non capiamo chi tuona contro». E la lamentela di Pili di non essere mai stato informato? «Sono testimone – ha risposto Murgia – che le cose sono andate diversamente». Di più non vuole dire, ma il capogruppo di An tiene a dire che Meconcelli, nominatio proprio dal partito di Fini, non si tocca: «In questa vicenda non si potrà tornare indietro». Come dire: se Pili vuole dimissionare Meconcelli sappia che ci sarà la crisi della giunta.
Il Centrosinistra ha detto di volerci vedere chiaro. E la Margherita ha presentato ieri un’interpellanza firmata da Giagu, Fadda, Dore, Biancu, Deiana, Granella, Sanna, Secci e Selis. Nella premessa, i consiglieri della Margherita hanno detto di aver appreso dell’operazione dai giornali, che il presidente della Regione ha detto di essere all’oscuro del ruolo della Sfirs e di non aver mai dato alcun avallo, che invece Meconcelli ha detto di aver informato sia lui sia diversi assessori. I consiglieri di opposizione hanno poi ricordato che di recente la giunta ha autorizzato l’aumento del capitale della Sfirs e che tale aumento potrebbe essere finalizzato all’acquisto dell’8 per cento della Costa Smeralda, mentre sinora «alcune dichiarazioni del presidente Pili sembravano avallare il progetto del finanziare Barrack». Dopo aver messo in dubbio «credibilità e correttezza» di un’amministrazione dà l’appoggio a un imprenditore e poi si gli contrappone partecipando a un’altra cordata, la Margherita ha detto che problemi tanto rilevanti non possono essere affrontati «con la negligenza finora mostrata» e ha così chiesto un immediato confronto in consiglio regionale. Per conoscere innanzitutto i contenuti dell’operazione e la valutazione politica della giunta. E poi per sapere se non sia il caso, qualore le dichiarazioni di Meconcelli non siano veritiere, di revocare il suo mandato «per fatti gravi». Ma se il presidente della Sfirs ha detto il vero, dovrà essere Pili a «trarne le conseguenze del caso». Infine la Margherita ha chiesto se assessori abbiano «preso impegni» per modificare la legge urbanistica.
E’ sceso in campo anche il segretario regionale di Rifondazione comunista, Sandro Valentini, d’accordo sull’immediato dibattito in Consiglio. «Col protesto di realizzare in Gallura uno sviluppo turistico integrato – ha dichiarato – si intende rilanciare il Master Plan acquistando l’intera Costa Smeralda, in particolare i 2400 ettari di terreno per nuove edificazioni. E’ questo il senso vero del cambio in corsa tra il finanziere Barrack e la cordata sardo-veneta guidata dalla Sfirs». Valentini ha aggiunto che «la verità che il Centrodestra non dice, al di là dello scontro tra Pili e Meconcelli su chi deve fare la parte da leone nell’affare, è che dietro questa operazione si annidano vecchi e nuovi speculatori, sardi e continentali». Ma «il fatto più grave è che a gidare questa cordata sia la finanziaria della Regione, che dovrebbe essere la controparte della stessa Regione nella trattativa per rilanciare il Master Plan». Un «inquietante intreccio tra politica e affari» che conferma la volontà del Centrodestra di modificare la legge urbanistica cancellando tutte le norme di tutela paesistica-ambientale.