Alle famiglie 10.000 miliardi

25/09/2001

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Alle famiglie 10.000 miliardi
Pensioni, 1 milione ai poveri.
Tensione sui contratti
Oggi vertice governo-parti sociali sulla Finanziaria da oltre 30 mila miliardi.

Via la tassa sulle insegne dei negozi

ROBERTO PETRINI


ROMA – Sale e sfonda quota 30 mila miliardi la manovra di bilancio per il prossimo anno. E’ questa la cifra che i tecnici del Tesoro hanno messo a punto durante un week end di lavoro in vista del vertice di oggi con le parti sociali che sarà preceduto da un preconsiglio dei ministri dove sarà verificata l’intesa all’interno del governo sui tagli alle spese dei ministeri.
Stando alle indiscrezioni della vigilia la sforbiciata alle spese di competenza dei vari ministeri (soprattutto, ma non solo, Infrastrutture, Sanità e Innovazione tecnologica) salirebbero a circa 2023 mila miliardi. Un aspetto che ha già creato malumore tra i ministri di spesa e che dovrà trovare una composizione.
Le maggiori entrate verranno dalla vendita degli immobili, dalle cartolarizzazioni, dal rientro dei capitali: si tratta di 15 mila miliardi complessivi che, sommati ai tagli, portano il complesso della manovra ben oltre i 30 mila mila miliardi.
Arrivano anche interventi di nuova spesa per circa 1012 mila miliardi: tra questi il governo dovrà trovare anche le risorse per il rinnovo dei contratti pubblici sui quali i sindacati arrivano all’incontro di oggi con la massima attenzione e pronti al braccio di ferro. Oltre alla sicurezza (si parla di un «collegato di guerra» per difesa e intelligence) trova conferma il raddoppio fino ad un milione degli assegni familiari e l’aumento fino ad un milione delle pensioni minime (oggi a 720 mila lire). Si tenterà infatti di allargare l’aumento delle pensioni a tutta la platea dei pensionati al minimo senza altri redditi e non solo agli «over 75», con una spesa di circa 4.200 miliardi; altrettanto sarà speso per gli assegni familiari. «Subito aumenti alle pensioni minime e sgravi alle famiglie», ha detto ieri il ministro del Welfare Roberto Maroni. Non si esclude una ricapitalizzazione dell’Alitalia e non si esclude nemmeno un intervento, con alcuni fondi del ministero del Welfare non impiegati, per rilanciare il credito d’imposta di 800 mila lire o il parttime. Alla studio anche l’eliminazione delle tasse sulle insegne luminose dei negozi.
Quanto al quadro macroeconomico del 2002, la crescita dovrebbe scendere di più di mezzo punto, dal 3,1 al 2,32,4%, il rapporto deficitpil sarebbe confermato allo 0,5%, mentre la pressione fiscale non scenderà ma rimarrà ancorata ai livelli del 2001.
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha confermato del resto che l’Italia resta impegnata ad arrivare al pareggio di bilancio nel 2003. «E’ molto difficile mantenere l’obiettivo del 2003 – ha detto intervenendo ad un convegno del Ppe – ma lo manterremo». Nel corso dell’Ecofin di Liegi, ha ricordato il responsabile del dicastero di Via Venti Settembre, il governo «ha confermato l’impegno dell’Italia di mantenere il percorso di avvicinamento al pareggio senza deroghe». Per la prima volta tuttavia, ha aggiunto Tremonti, «fermi restando i vincoli del patto di stabilità e per ciascun Paese gli obiettivi di allineamento, c’è stata una maggiore enfasi sul concetto di crescita. Non nel senso neokeynesiano di una maggiore spesa pubblica genericamente intesa ma di quanto può fare la crescita per la stabilità».

I sindacati arrivano in un clima di nervosismo all’incontro, soprattutto sui contratti: «Sui contenuti non si sa niente», dicono. «Questa non è più concertazione», ha detto ieri Musi, numero due della Uil. «Ormai i rapporti tra le parti sono diventate mere informative burocratiche», ha osservato Cerfeda segretario confederale della Cgil. «Mi auguro che il governo oggi illustri con chiarezza il percorso da seguire», ha detto il segretario confederale della Cisl Bonanni.