Allarmi Chiude i battenti . un`azienda al giorno

04/02/2013

Le grandi manovre sono iniziate da tempo. Quasi tutte le categorie professionali, economiche e lavorative stilano elenchi di richieste da rivolgere alle liste candidate a guidare il Paese. In una campagna elettorale, fin qui, senza grandi proclami né grandi ottimismi anche le piccole imprese cercano di far sentire la loro voce. La settimana scorsa l`ha fatta Rete Imprese Italia (l`aggregazione di artigiani e commercianti) . «La nostra è, anzitutto, una richiesta di futuro – chiarisce Carlo Sangalli, presidente di turno di Rete Imprese Italia – c`è un "cronometro" che scandisce con efficacia il tempo della più lunga ed aspra recessione dal dopoguerra: è il cronometro che segnala che, nel 2012, nel nostro Paese, ha chiuso un`impresa ogni minuto. Con il solo rigore non si va lontano. E senza crescita è molto difficile far quadrare gli stessi conti pubblici. È ora che la politica faccia proprie le ragioni della crescita e dell`equità. Finora non è stato così e il risultato è sotto gli occhi di tutti: l`Italia è un Paese più povero, in cui il Pil e i consumi pro capite hanno fatto un balzo all`indietro di circa quindici anni. Per questo, chiediamo alla politica di non mettere "in liquidazione" le imprese. La nostra è una richiesta esigente e severa. Esigente, perché vogliamo vedere i programmi elettorali e misurarli sulle esigenze tanto delle imprese che rappresentiamo, quanto degli interessi generali dell`Italia. Ma è anche una richiesta severa, perché non ci accontentiamo né di promesse, né di sogni e diffidiamo di ogni scorciatoia». E allora proviamo a sintetizzarle le richieste del mondo delle Pmi: naturalmente la prima richiesta riguarda il peso schiacciante del Fisco. Rete Imprese Italia ha individuato alcuni obiettivi irrinunciabili in ambito fiscale: ridurre l`imposizione Irap, razionalizzare i regimi tributari applica- bili dai soggetti Irpef, escludere dall`Imo gli immobili strumentali all`attività d`impresa, ridefinire il tributo rifiuti e servizi Tares. Il secondo punto non poteva che essere focalizzato sull`accesso al credito, sempre più selettivo e sempre meno alla portata delle piccole e piccolissime imprese. Per questo motivo la richiesta riguarda tre punti: favorire la solidità patrimoniale dei Confidi e facilitare il ricorso al Fondo di garanzia per le Pmi; apportare correttivi ai parametri, troppo rigidi, di Basilea 3; modernizzare il sistema dei pagamenti, dando piena attuazione alla nuova legge sui tempi di pagamento, senza introdurre ulteriori oneri a carico delle imprese. Il terzo grande «nemico» delle Pmi è la burocrazia e in questo caso si chiede di adottare meccanismi di trasmissione delle informazioni basati sulla tecnologia digitale; dare completa attuazione alla riforma organizzativa degli sportelli unici e rapida operatività alle Agenzie per le imprese; stabilire un nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti semplice, non oneroso, superando il Sistri; prevedere semplificazioni per le imprese dotate di certificazioni come garanzia presunta di conformità a determinati obblighi giuridici; rendere efficiente la giustizia civile ordinaria. Ultimo «fronte delle richieste» è il lavoro: le imprese italiane in questi anni hanno perso forza lavoro e occupazione, per recuperarlo chiedono: di utilizzare tutte le forme contrattuali, va ripensata la lotta contro il lavoro nero e occorre intervenire sul cuneo fiscale e retributivo, per diminuire i costi ed aumentare la competitività dei nostri sistemi produttivi. Inutile nascondere che serpeggia molto pessimismo: la crisi non aiuta la fiducia nella politica.
Le Pmi ribadiscono che stavolta in ballo non ci sono solo le elezioni ma il destino delle prossime generazioni.