«Allarme serio», la preoccupazione degli 007

06/06/2003

    06 Giugno 2003

    LE MINACCE, CHE PRIMA RIGUARDAVANO INDISTINTAMENTE «IL MONDO DEL LAVORO», ORA SI RESTRINGONO AL «MONDO SINDACALE»

    retroscena
    Guido Ruotolo
    «Allarme serio», la preoccupazione degli 007
    L’Antiterrorismo: segnali «reali» di una «massiccia attività di propaganda armata»

    ROMA
    UN «allarme» vero quello che il ministro dell’Interno, Beppe Pisanu, ha lanciato ieri in Parlamento «sull’insieme delle minacce eversive che hanno preso di mira il mondo del lavoro». Preoccupa la piega che sta prendendo l’«offensiva» variegata contro la Cisl, fatta di dissenso critico, di contestazione legittima in piazza, di attentati e atti di vandalismo diffusi. E’ all’interno di questa «cornice» che potrebbe innestarsi, ipotizzava ieri il ministro Pisanu, «un disegno eversivo» che mira a spaccare definitivamente il mondo sindacale per lasciare su due sponde contrapposte i due maggiori sindacati: Cgil e Cisl. «E’ tutto il mondo sindacale – spiegano all’Antiterrorismo – nel mirino del terrorismo brigatista».
    Dunque, nel mirino delle varie sigle eversive non c’è più soltanto il «mondo del lavoro» indistinto, quel fronte che vede esposti i protagonisti «delle politiche del mercato del lavoro», della «flessibilità», della «neoconcertazione», del «neocorporativismo del governo reazionario». E che le Brigate Rosse individuarono nei giuslavoristi Massimo D’Antona e Marco Biagi. Adesso, è la preoccupazione del Viminale e delll’Antiterrorismo, è direttamente il «mondo sindacale» un possibile bersaglio. Il ministro Pisanu si è spinto oltre, ipotizzando un collegamento «operativo» tra le Br e gli aggressori della Cisl e del suo leader, Savino Pezzotta.
    L’informativa di ieri del ministro dell’Interno ha raccolto, a Montecitorio, consensi convinti anche da parte dell’opposizione. Azioni, attentati, messaggi, volantini. Mai come in questi ultimi mesi si è sviluppata una «soprendente e massiccia attività di propaganda armata», insistono all’Antiterrorismo, che ha visto come obiettivo la Cisl di Pezzotta.
    Naturalmente, ieri alla Camera il ministro ha elencato i tanti episodi – diversi tra loro per modalità e intensità dell’offesa – contro la Cisl e ha offerto al Parlamento più che una «conclusione» un ragionamento «aperto». In sostanza, anche le contestazioni di piazza (come quelle del 25 aprile e del primo maggio) rappresentano oggettivamente una moltiplicazione del rischio per la Cisl, già al centro di un’offensiva della «propaganda armata» dei gruppi eversivi di matrice brigatista, al di là della manifestazione di dissenso critico, di contestazione legittima in piazza, o degli atti di «semplice» vandalismo diffuso. Come dire: tutto questo contribuisce a far terra bruciata attorno al «nemico», in questo caso la Cisl, per poi colpirlo. Riflette la fonte dell’Antiterrorismo: «Non si può non tener conto che questi attacchi alla Cisl di Pezzotta avvengono in un contesto di divisione all’interno del mondo sindacale, che vede, appunto, la Cisl e la Uil da una parte e la Cgil dall’altra. E’ accaduto con il Patto per l’Italia, poi con la firma sul contratto dei metalmeccanici e adesso con l’approssimarsi della scadenza referendaria sull’articolo 18 promosso da Rifondazione e da settori importanti del sindacato, della Cgil. Questi divisioni aumentano un rischio di esposizione per la Cisl».
    Non è soltanto una previsione, uno scenario ipotetico. O meglio, questo scenario, spiegano gli analisti dell’Antiterrorismo, «è rafforzato» dalla sequenza di attentati e di volantini e dalla denuncia di Pezzotta di una sorta di isolamento, di assenza di reazioni forti delle altre sigle sindacali di fronte soprattutto a gesti di intolleranza nelle piazze: «Se vedessi uno striscione dei miei in cui si attacca il segretario della Cgil, si è lamentato Pezzotta – raccontano al Viminale – interverrei subito per farlo chiudere…».
    E poi, a conferma di questo scenario – che fa ipotizzare al ministro Pisanu una «continuità non solo ideologica ma anche operativa» tra le Brigate rosse di Nadia Desdemona Lioce e «gli estremisti, i violenti, gli eversori più o meno collegati tra loro» – ci sono i riferimenti alla Cisl proprio nei documenti di rivendicazione degli omicidi D’Antona e Biagi. «Se noi ci dovessimo fermare all’analisi e agli obiettivi scelti dalle Brigate rosse – riflettono all’Antiterrorismo – , anche alle ultime dichiarazioni scritte consegnate da Nadia Lioce, a prescindere dalle valutazioni sulla crisi delle Br dopo il suo arresto e la morte di Mario Galesi, è evidente che i brigatisti continuano ad avere come obiettivo il mondo dei giuslavoristi, di quei tecnici ritenuti responsabili delle politiche di riforma del mercato del lavoro. Ma non possiamo escludere che le Br possano decidere di cambiare obiettivo, scegliendo un esponente del mondo sindacale».
    Del resto è già accaduto in passato, quando le vecchie Brigate rosse prendevano di mira i delegati sindacali, soprattutto della Cgil. Negli ultimi volantini dei Nuclei comunisti rivoluzionari e di altre sigle della galassia eversiva si parla di «Pezzotta venduto», della Cisl organica al «progetto neocorporativo del governo reazionario» in materia anche di «flessibilità del lavoro» ma anche della Cgil, «i cani da guardia della borghesia imperialista». Cosa accadrebbe se fosse colpito un sindacalista della Fim-Cisl? Si ripeterebbero le accuse rivolte alla Cgil quando fu ammazzato Marco Biagi? E se invece l’obiettivo fosse un quadro della Cgil? Dubbi, scenari, interrogativi che inquietano il ministro dell’Interno e l’Antiterrorismo. Martedì prossimo il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, sarà a Cagliari. Un appuntamento importante, a cui il Viminale guarda con attenzione. E apprensione.