Allarme rosso per l’editoria – Il governo strangola oltre 90 testate

06/10/2010

Siamo oltre all’allarme rosso. Senza certezze sul finanziamento pubblico, senza una legge di riforma e senza quel regolamento annunciato da oltre due anni, il destino di tante testate di idee, politiche e non profit è segnato: la chiusura. Tutti gli impegni assunti sin qui dal governo sono stati disattesi. Sono oltre 90 quelle che, senza fatti nuovi, rischiano di non superare il prossimo 31 dicembre. E sono 4-5mila i lavoratori, che rischiano il posto di lavoro, con un danno incommensurabile al pluralismo dell’informazione. È un vero e proprio allarme democratico, come per la «legge bavaglio », quello lanciato ieri al Senato dalla Fnsi, da Mediacoop, dall’Associazione Articolo 21, dai cdr dei giornali di idee e politici, dalla Cgil. La situazione si fa veramente critica per testate come Liberazione, Il Manifesto, Europa, la Padania, il Secolo d’Italia, Europa, la stessa Unità.
LA LUNGA SERIE DI TAGLI È stato il presidente onorario di Mediacoop, Lelio Grassucci a richiamare nella sua drammaticità la situazione. Lo scorso31marzo vi è stato l’abolizione delle tariffe postali agevolate. Quindi il taglio del50% al contributo per i giornali italiani all’estero e la cancellazione di quello per l’emittenza locale. L’abolizione del diritto soggettivo e il taglio del 50% al Fondo per l’editoria. Per il 2010 sono disponibili soltanto 195 milioni di euro a fronte dei 414 milioni del consuntivo 2008, che dovranno coprire anche i 50 milioni destinati al contratto di servizio Rai e i 46 milioni di arretrati alle Poste. Il governo è più che inadempiente. Si assuma le proprie responsabilità dando seguito ai numerosi richiami «bipartisan» del Parlamento: lo ha affermato il segretario di Federstampa, Franco Siddi. «L’informazione è sotto tiro da più parti – denuncia -. Ci sono tagli assurdi, ingiustificati e ingiustificabili ». E cita le manovre in atto per le agenzie a partire dall’Ansa: «Con la riduzione delle convenzioni ad annuali, rischiano di finire in mano a chi ha il potere» afferma. Ricorda come la Fnsi abbia chiesto «pulizia e trasparenza» nella gestione dei contributi e «regole certe». Che bisogna intervenire e in fretta lo sottolineano i parlamentari presenti, dal leghista Mura a Lusetti (Udc), a Vita, Lusi e Merlo, tutti del Pd.Chiamano in causa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Bonaiuti e il neo ministro per lo sviluppo economico, Paolo Romani. «Il nuovo ministro dimostri di non essere solo il ministro della tv e del conflitto d’interesse – incalza il portavoce di Articolo 21 Giulietti -. Dimostri di non essere il guardiano di una sola azienda. Usi anche solo un centesimo della passione usata per la difesa di Retequattro e la questione Sky per difendere l’editoria». Vita chiede al ministro un’asta competitiva per l’assegnazione delle frequenze digitali con cui finanziare il Fondo per l’editoria. Grassucci suggerisce di equiparare l’Iva di tutti i gadget venduti nelle edicole. Fammoni (Cgil) sollecita la convocazione «dal basso» e «prima che sia troppo tardi» di quegli stati generali dell’editoria promessi e sempre rinviati da Bonaiuti.