Allarme rosso per i consumi

01/04/2003



            Martedí 01 Aprile 2003
            Allarme rosso per i consumi

            Congiuntura – AcNielsen prevede per quest’anno una flessione dello 0,8% delle vendite, la terza consecutiva, mentre i prezzi stanno accelerando


            MILANO – Grande distribuzione e l’industria di beni di largo consumo stanno giocando la carta di una grande alleanza per il rilancio dei consumi, della fiducia delle famiglie e per l’abbattimento dei costi operativi lungo la filiera produzione-distribuzione-consumo. L’obiettivo è di recuperare risorse per investire a livello di sistema sull’innovazione, sulla stabilità dei listini e sulle promozioni a sostegno delle vendite. Nei prossimi giorni verrà infatti ratificata la fusione di Ecr Italia e di Indicod. Ecr è stato il laboratorio sperimentale per l’innovazione nel business del largo consumo, costituito da un centinaio di realtà leader e con forti legami a livello internazionale. Indicod è l’istituto per la gestione del codice a barre cui fanno capo circa 30mila imprese in Italia che operano nell’ambito dei beni di consumo, per un fatturato globale di 105 miliardi di euro. Il decollo del nuovo organismo – come sottolinea Vincenzo Tassinari, presidente di Italia distribuzione e Coop Italia, realtà distributiva leader sullo scenario nazionale – rappresenta una risposta forte nei confronti del mercato, in un momento assai critico. Le previsioni non sono certo rosee. Come sottolineano i dati elaborati da AcNielsen, nel 2002 c’è stata una flessione di vendite (in volume) del 3,5% su base annua per i prodotti confezionati di largo consumo (grocery) dopo il calo dell’1%, sempre su base annua, registrato nel 2001. E per l’anno in corso le stime preliminari – senza quindi valutare appieno i contraccolpi dello scenario internazionale – indicano una flessione, sempre in volume, dello 0,8 per cento. Insomma il 2003 si avvia chiaramente a essere il terzo anno consecutivo di flessione per le vendite di prodotti grocery. E sulla dinamica molto debole dei consumi potrebbe anche abbattersi la tegola di una manovra aggiuntiva «che oramai sembra inevitabile» afferma il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, che peraltro paventa un ulteriore peggioramento della dinamica dei consumi. «Il Governo – aggiunge Venturi – deve ora tagliare i costi per reperire i fondi necessari a rilanciare i consumi e restituire alle famiglie ed alle aziende la fiducia necessaria a tornare a spendere». Le grandi imprese sono profondamente preoccupate. «Il calo dei consumi – denuncia Tito Lombardini, presidente di Faid-Confcommercio, l’associazione che raggruppa le catene della grande distribuzione – riduce e vanifica gli esiti degli investimenti dei vari gruppi, anche perchè si associa a una situazione molto difficile sul piano burocratico. La grande distribuzione continua però a fare sviluppo, e quest’anno contiamo di creare almeno 10mila nuovi posti di lavoro». La filiera dei prodotti di largo consumo sta reagendo investendo sulle attività promozionale per sostenere i consumi: la pressione è molto elevata, oggi in un ipermercato quasi un prodotto su tre viene venduto in promozione. «Ma i margini sono nettamente a rischio – rilevano molti operatori – e si riducono le risorse per gli investimenti». Si sono poi create di recente delle tensioni tra catene distributive e imprese industriali, tant’è che il rinnovo dei contratti quadro e le revisioni dei listini hanno dato luogo a molte polemiche. Il numero dei rinnovi resta basso, un terso circa, mentre molte catene (Coop, Esselunga e Auchan-Rinascente, solo per citarne alcune) hanno più volte denunciato le revisioni al rialzo chieste dall’industria. Insomma, si cerca di coordinare gli sforzi e ridare fiducia ai consumatori. «Sicuramente in questo momento occorre un salto di qualità nelle relazioni tra industria e distribuzione e un netto miglioramento degli investimenti per l’efficienza nella filiera» aggiunge Riccardo Francioni (Gruppo commerciale Selex ed Esd Italia). In Germania la crisi dei consumi, ad esempio, ha indotto a una massiccia guerra dei prezzi, diretta peraltro dalle grandi marche nei confronti dei prodotti private label, ossia quelli a marchio commerciale che le catene distributive sviluppano in proprio e che hanno un posizionamento di prezzi intermedio tra il discount e il premium price.
            VINCENZO CHIERCHIA