Allarme: poca spesa e scuola senza fondi

13/01/2010

Una tirata d’orecchi al governo; una bacchettata al ministro Brunetta: l’esordio del nuovo presidente dell’Istat – Enrico Giovannini – non è passato inosservato. Presentando la prima edizione di «Noi Italia: 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo», (AGI) Il presidente dell’Istat ha lasciato un grido d’allarme: il Censimento generale della
popolazione è a rischio se non arriva un finanziamento adeguato. Nel 2011, infatti, è previsto il censimento generale della popolazione, delle attività produttive e delle abitazioni, ha spiegato Giovannini, «su cui non ci sono ancora i finanziamenti. Spero che governo e parlamento sanino al più presto questa situazione. Sono circa 600 milioni gli euro che servono.
Poi ha spiegato: il governo «ha stanziato 128 milioni per il censimento sull’agricoltura attraverso un decreto legge che ha dato origine ad un regolamento approvato anche dalla conferenza Stato- Regioni» prosegue Giovannini, ma per quello sulla popolazione manca ancora la legge e il finanziamento collegato. Non farlo non solo significherebbe
violare la normativa comunitaria ma «bucare» dieci anni di trasformazione dell’economia italiana. E sfogliando le pagine di «Noi Italia» emerge nitidamente l’importanza della informazione statistica ai fini della conoscenza, della verità sulla situazione e per impostare una politica economica coerente. Un esempio concreto è quello dei dipendenti pubblici e della spesa pubblica. E a Brunetta dovrebbero fischiare le orecchie. Dal rapporto, infatti, emerge come «il settore pubblico rappresentava nel 2008 il 14,4% della forza di lavoro impiegata»: un punto percentuale abbondante in meno rispetto al 2000. E la conferma che la nostra burocrazia non sia eccessiva lo da il confronto con i paesi europei: il 14,4% colloca l’Italia nella parte bassa della graduatoria europea. Esattamente al 23° posto. Un altra diceria che viene sfatata riguarda l’eccesso di spesa pubblica: quella per abitante nel 2008 è ammontata a 12.800 euro, valore che colloca l’Italia al 12° posto della graduatoria europea. La cosa straordinaria è che si spende di più dove ce ne sarebbe meno bisogno: «mediamente le regioni del Centro Nord hanno livelli di spesa per abitante più elevati». Insomma , la Lega non può lamentarsi. E, a proposito della condizione svantaggiata del Sud, l’Istat osserva anche come sul fronte della solvibilità bancaria, «la maggiore rischiosità si riflette sui livelli dei tassi di interesse, mediamente superiori di circa un punto percentuale indipendentemente dalla durata del prestito». Nel rapporto c’è la conferma che l’Italia è un paese «vecchio»: al primo gennaio 2009 c’erano 143 anziani ogni 100 giovani e in Europa «solo la Germania presenta un indice di vecchiaia più accentuato». Teoricamente questo darebbe ragione a chi sostiene che occorre innalzare l’età del pensionamento. Ma non è così. Il problema è che i livelli di occupazione nazionale sono al di sotto delle medie europee, soprattutto per quanto riguarda le donne (meno di una su due ha un lavoro retribuito) e sono ben distanti dai traguardi fissati a Lisbona. Nel 2008 il tasso di attività della popolazione (tra i 15 e 64 anni) nell’Unione europea era pari al 70,9%,mentre «l’Italia con il 63% si collocava al quartultimo posto della
graduatoria a 27 paesi». Notevole anche il dato sula spesa per istruzione. Nella denuncia dell’Istat (Gelmini impari) emerge che l’Italia in rapporto al Pil si spende il 3,7%, contro il 5,1% nella Ue.