Allarme per l’Enasarco: disavanzo di 73,8 miliardi

11/10/2000

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Mercoledì 11 Ottobre 2000
norme e tributi
Dal bilancio consuntivo ’99 emerge un disavanzo di gestione di 73,8 miliardi.

Allarme per l’Enasarco.
I sindacati: adesso è necessario passare dalla ripartizione alla capitalizzazione

ROMA È allarme all’Enasarco. Il bilancio consuntivo ’99 ha registrato un saldo negativo, tra entrate contributive e uscite per prestazioni, di 73,8 miliardi di lire. E sebbene questa forbice si sia ristretta, dopo l’entrata a regime delle nuove aliquote contributive e della contrazione delle prestazioni decise a seguito della privatizzazione, per la Filcams-Cgil (Federazione lavoratori commercio, turismo e servizi) quel rendiconto presenta comunque «uno squilibrio che richiede una rettifica radicale». Ma i vertici dell’Ente gettano acqua sul fuoco.

Per il sindacato, la possibilità di uno sbilancio previdenziale e le sue conseguenze «non sono state, come avrebbero dovuto, al centro del dibattito che portò all’approvazione del Dlgs 509/94» che ha consentito la privatizzazione dell’Enasarco. Nel caso in cui l’ente privatizzato non sia più in grado di fare fronte ai suoi impegni istituzionali, lo statuto della Fondazione Enasarco affida a un commissario il tentativo di salvataggio ed eventualmente, dopo tre anni, la liquidazione. Ma la Filcams-Cgil è «sicura che il Cda, nei prossimi mesi, assumerà decisioni conseguenti in termini di contribuzione e prestazioni». Nuovi aumenti per i primi, in pratica, e nuovi giri di vite per le seconde.

«Questa vicenda — si legge in un comunicato della Filcams-Cgil — deve far riflettere sulla congruità di una legge che ha privatizzato un ente, che gestisce un sistema previdenziale obbligatorio a ripartizione, senza dare alcuna copertura pubblica alle pensioni. Più che una privatizzazione, sembra uno scarico di responsabilità».

L’Enasarco, con il prossimo anno, entra negli ultimi mesi della sua prima consigliatura in regime privatistico. Per la Filcams-Cgil «affrontare altri quattro anni senza riforme vuol dire aprire la strada a fasi di incertezza che rischiano di mettere seriamente in discussione l’obbligatorietà di questo contributo».

Sotto accusa, in particolare, il sistema a ripartizione, in base al quale i contributi versati oggi sono utilizzati per finanziare le pensioni vigenti. È su questo, per il sindacato, che occorre intervenire. «Per cambiare rotta — si legge ancora nel comunicato — è necessario trasformare il sistema: bisogna passare dalla ripartizione alla capitalizzazione», ben sapendo, però, che non vi sono esperienze in tal senso e che i due sistemi rischiano di convivere almeno per un trentennio. «Per queste ragioni — dunque — vanno decisi studi e progetti che permettano al Cda di avviare il passaggio da un sistema all’altro».

Gli organi dell’Ente minimizzano. Nella riunione del 5 ottobre il Cda ha stigmatizzato così la situazione: «Il consuntivo ’99 — è stato sottolineato — chiude con un attivo di oltre sette miliardi di lire. Il bilancio previdenziale è notevolmente migliorato confermando la progressiva tendenza al riequilibrio. E questo grazie alle iniziative (aumento del contributo dal 10 all’11,5% e graduale elevazione dell’età pensionabile) prese in attuazione di quanto deciso con le parti sociali, comprese quelle che ora lanciano l’allarme». Quanto a eventuali nuovi provvedimenti restrittivi per gli iscritti, per il Cda «il grosso è stato fatto e la situazione è sotto controllo».

M.Pe.