Allarme Italia: crescita zero

22/09/2005
    giovedì 22 settembre 2005

    Allarme Italia: crescita zero,
    conti fuori controllo

      Il rapporto del Fondo Monetario Internazionale denuncia: l’economia sta andando a rotoli
      «L’indebitamento è sempre più alto, la competitività in declino, le esportazioni al collasso»

      di Laura Matteucci/ Milano

        I PEGGIORI – Conti pubblici a rischio con un debito sempre più alto, competitività in declino, crescita bloccata, collasso delle esportazioni. In sintesi: la peggiore performance del gruppo dei Sette. Servono «correzioni importanti», e con urgenza. Il Fondo monetario internazionale lancia l’allarme Italia. Tra i grandi paesi è quello che più si vede tagliare le stime nel Rapporto autunnale degli esperti di Washington. Anche Confindustria vede nero, e ricorda che il paese «sta deragliando dalle politiche di rigore dei conti».

          Per tentare l’aggiustamento dei conti, secondo il Fondo monetario di miliardi ne servono oltre 16, a fronte degli 11,5 di cui parla il ministro Siniscalco nella sua bozza di Finanziaria. Perchè la situazione non fa che peggiorare. Nel 2005 l’economia italiana non crescerà affatto, zero assoluto. Mentre la zona euro si attesta sull’1,2%, e nel resto del mondo si viaggia con una crescita del 4,3% (anche per il 2006), anche se resta l’incognita caro-petrolio, previsto in continuo aumento (per il Fmi possibile che tocchi gli 80 dollari entro fine anno). In testa a tutti, ovviamente, la Cina (intorno all’8% la crescita), seguita dall’India (7%). Quanto all’Italia, andrà poco peggio nel 2006 quando, con il pil all’1,4%, rimarrà comunque in coda al gruppo dei Sette, meglio solo della Germania.

            Ancora più preoccupanti i dati relativi al deficit, ben oltre la soglia del 3% del pil, e al debito, che salirà, invece di tornare a ridursi, sia nel 2005 sia nel 2006. Per riportare il deficit all’obiettivo del 3,8% fissato dal governo con Bruxelles per il 2006 l’Italia dovrà realizzare «un significativo aggiustamento», dice il Fmi. Aggiustamento peraltro «non ancora identificato». In realtà stiamo viaggiando intorno al 4,3% quest’anno per arrivare al 5,1% l’anno prossimo.

              Il raggiungimento dell’obiettivo indicato dal governo rappresenta anche un «test» per il Patto di stabilità europeo appena rivisto, per evitare che «la maggiore flessibilità concessa sia usata» dai paesi che l’hanno ottenuta, «per posporre del tutto» il contenimento del deficit. Come dire: attenzione ai «comportamenti opportunistici», come già li aveva definiti anche la Commissione europea.

                E il debito è sempre più pesante, tanto che il Fmi si dice «preoccupato» al riguardo. L’indebitamento netto complessivo torna infatti a salire, dopo il rallentamento degli ultimi anni, ed arriverà al 105,5% del pil quest’anno (dal 103%) e al 107,1% nel 2006. Il Fondo monetario sottolinea in particolare la «stabile erosione della competitività» dell’Italia, generata da un «crollo della produttività» accompagnato da un aumento dei costi di produzione. L’export, soprattutto, ha contribuito negativamente alla crescita del pil a partire dal 2002 (mentre ad esempio ha contribuito positivamente alla crescita della Germania) e la «forza della domanda globale è stata insufficiente a prevenire un collasso delle vendite all’estero».

                  A crescita nulla equivale inflazione bassa: dovrebbe mantenersi al 2,1% quest’anno e al 2% nel 2006.

                    Il Fondo ha tutt’altro parere rispetto al governo anche per quanto riguarda il tasso di disoccupazione: se l’Istat (dati di martedì) lo calcola al 7,5% per quest’anno, il Fmi parla invece dell’8,1%, che diventa 7,8% nel 2006.

                      Il Fondo suggerisce di aumentare la flessibilità nella contrattazione salariale, la riduzione del cuneo fiscale e una riforma delle norme che proteggono i lavoratori.