Allarme Inps: sempre più atipici per evadere i contributi

18/12/2002

              18 dicembre 2002

              Con la formula dell’«associazione in partecipazione» si risparmia anche il 12% previsto per la previdenza obbligatoria. Nel 2003 il disavanzo sarà di 24 milioni di euro
              Allarme Inps: sempre più atipici per evadere i contributi

              Raul Wittenberg
              ROMA. Aumenta e si aggrava la precarizzazione del mercato del lavoro, nonostante i segnali di una relativa stabilità delle collaborazioni coordinate e continuative dei famosi co.co.co.
              Per i nuovi flussi occupazionali, anche quelli da turn over, prende piede una formula ancora più micidiale. E’ l’«associazione in partecipazione» che i consulenti del lavoro stanno offrendo a man bassa alle imprese, a quanto pare con successo. In sostanza
              invece di assumere una persona, l’imprenditore la fa «partecipare» all’azienda come se fosse un socio: una figura simile a quella del socio di una cooperativa, il quale però paga i contributi Inps. Nel caso in questione invece non è dovuto alcun contributo alla previdenza obbligatoria: la flessibilità si frantuma nell’illecito. Si tratta infatti di ricchezza prodotta dal lavoro di una persona fisica, come tale soggetta al prelievo contributivo sui cui vigilano gli ispettori dell’Inps.
              Le imprese non assumono ma chiamano collaboratori per pagare all’Inps il 12% invece del 32,7% dovuto per un dipendente. In questo caso risparmiano persino quel 12%. Va da sé che l’«associato» non avrà mai la pensione, a meno che non si rivolga ad una assicurazione privata. L’allarme viene proprio dall’Inps, in ansia per le sue entrate qualora la formula dilagasse. Il Consiglio di vigilanza dell’Istituto, il Civ, ieri ha approvato il bilancio preventivo per il 2003, e il suo presidente Aldo Smolizza ha denunciato questo fenomeno, che sarebbe diffuso in Italia a macchia di leopardo, «forse centinaia di
              migliaia di persone» con presenze molto significative in alcune aree come la Liguria o la zona di Trieste.
              Tutti i settori ne sarebbero interessati tranne l’agricoltura, con figure a
              bassa qualificazione professionale, o attività come quelle dei cuochi e dei camerieri. Comunque secondo i dati Inps al dicembre 2002 gli iscritti alla gestione dei lavoratori parasubordinati sono 2.365.658 (nel 2001 erano 2.117.896) equamente divisi fra uomini e donne con una leggera prevalenza dei primi. I collaboratori iscritti sono 2.113.528, i professionisti 177.213.
              Smolizza calcola che in Italia sono 3,5 milioni i lavoratori in nero
              «secondo le cifre più ottimistiche» e per migliorare i conti dell’Inps il problema è soprattutto «portare in chiaro questo lavoro». Il presidente del Consiglio di vigilanza dell’Inps, istituto attualmente commissariato che dovrebbe avere un nuovo vertice fra qualche settimana, sulla delega previdenziale ha chiesto al governo un chiarimento nella direzione di attribuire allo Stato il costo del previsto taglio dei contributi: «Mi auguro ha detto – che la decontribuzione di 3-5 punti per i nuovi assunti sia coperta dalla fiscalità generale e non dall’Inps».
              Intanto la legge che incentiva le aziende dell’economia sommersa a
              venire alla luce ha fruttato 1.266 le domande entro il termine ultimo del
              30 novembre. Di queste, 776 aziende erano già conosciute dall’Inps, mentre 490 erano totalmente nuove. Una verifica a campione – ha spiegato Smolizza – sulle aziende scoperte in nero l’ anno scorso ha rilevato che su cento aziende irregolari il 33% si era messo in regola, il 33% ha in atto un contenzioso, mentre il 33% «è scomparso».
              Inoltre alla stessa data sono 111.169 i lavoratori irregolari emersi
              in seguito all’attività di vigilanza dell’Inps.
              Riguardo ai bilanci, la spesa pensionistica dell’Inps rimasta stabile rispetto al Pil negli ultimi tre anni attorno al 10%, scende l’anno prossimo dal 10,43 al 10,38% del Pil. Per Smolizza resterà stabile anche nei prossimi dieci. Formalmente, il bilancio di previsione per il 2003 calcola un disavanzo economico d’esercizio di 24 milioni di euro, a copertura di oneri non previdenziali lo Stato trasferirà 61.061 milioni.