Allarme: in crisi 4 mila aziende

13/12/2005
    martedì 13 dicembre 2005

    Pagina 14 – Economia & Lavoro

    Allarme: in crisi 4 mila aziende

      In un anno e mezzo sono triplicate
      A rischio 225mila posti di lavoro

        Milano

          MOLTIPLICAZIONE – Poco più di 1.400 nel febbraio 2004, 4.060 lo scorso luglio. In Italia, in un anno e mezzo il numero delle aziende in crisi è triplicato, con buona pace per l’ottimismo che il premier continua a spargere a piene mani. Il dato è contenuto nel nuovo rapporto del Dipartimento lavoro e professioni dei Ds, presentato ieri, e sintetizza, oltre alle difficoltà dell’industria, le conseguenze per l’occupazione, visto che queste 4mila imprese in difficoltà corrispondono ad oltre 225mila posti di lavoro a rischio. Il quadro fornito dai Ds è desolante. Pesano le difficoltà produttive e finanziarie, pesano gli effetti della delocalizzazione. Ma pesa anche il fatto che il ciclo espansivo dell’occupazione si è esaurito e che il tasso di attitività della popolazione italiana è sceso dal 65,2 al 64,9 per cento, mentre dal 2001 al 2004 è aumentato – del 60 per cento – il ricorso alla cassa integrazione.

            Non solo. Per la prima volta – spiega il responsabile Lavoro dei Ds, Cesare Damiano – nel 2005 la nuova occupazione «non standard» supera i nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato: 51contro 49%. Un aumento di precarietà che si accompagna alle altre tendenze negative, compreso il riallargarsi della forbice con l’Europa per il numero di donne occupate, tornata a 11,6 punti percentuali, gli stessi livelli del 2001. E compreso il divario Nord-Sud che, dati alla mano, torna a crescere: il tasso di occupazione nel Mezzogiorno è in media del 54 per cento contro il 67 del Nord, e contro il 70 indicato dall’Obiettivo di Lisbona. Con un avvertimento. «È il tasso di attività quello cui fa riferimento l’Ue – spiega Damiano – non quello di disoccupazione, poco indicativo e un po’ drogato dalla regolarizzazione degli immigrati, dal censimento del lavoro non standard e dallo scoraggiamento di chi, specie al Sud, rinuncia a cercarsi un posto».

              Le cose non vanno bene neppure per le buste paga di chi un lavoro ce l’ha. Le retribuzioni reali sono cresciute, tra il 1995 e il 2004, solo dell’1,6 per cento.

                E il futuro? Cosa farebbe l’Unione al governo per invertire la tendenza? Il responsabile Lavoro della Quercia tre passi da compiere: ripristinare la concertazione; rinnovare i contratti puntualmente, superando il riferimento all’inflazione programmata e usare la leva fiscale per aiutare le retribuzioni medio-basse. Cioè agendo sul cuneo fiscale, diminuedolo in 5 anni di 3 punti, «con un vantaggio ripartito tra lavoratori e imprese».