Allarme economisti: sarà recessione con un conflitto di oltre 6 settimane

02/04/2003

             
            MERCOLEDÌ, 02 APRILE 2003
             
            Pagina 29 – Economia
             
            La Voce.info e il Nens.it rielaborano le stime e gli scenari del centro di Washington, Csis
             
            Allarme economisti: sarà recessione con un conflitto di oltre 6 settimane
             
            Sale la disoccupazione Ue, crolla la fiducia dei consumatori
             
             
            Se il conflitto sarà breve, la crescita del Pil si manterrà sostanzialmente piatta
            Oltre i tre mesi, il rischio è di una caduta del 2,5% per l´Europa e del 4,5 per gli Usa
             
            ELENA POLIDORI

            ROMA – Se la guerra durasse più di tre mesi, il mondo rischierebbe una pesante recessione: tra il 2,5 e il 4,5% in meno. Ma anche se i bombardamenti continuassero per 6-12 settimane, il calo del pil americano sarebbe di quasi mezzo punto percentuale, quello europeo dell´1%, quello del Giappone del doppio. In caso di guerra breve, invece, quest´anno gli effetti per l´economia sarebbero lievemente positivi per tutti, salvo poi ripiegare nel 2004. Ma, è ancora possibile una guerra-lampo? Uno studio della Voce.info sostiene che questo scenario, a due settimane dall´avvio delle operazioni militari, è oggi «molto meno probabile» di quel che si pensava all´inizio. Questi studiosi allora rielaborano un´analisi del Center for strategic and International studies (Csis), un think thank molto ascoltato a Washington; cambiano le percentuali sulla possibile durata della guerra, aggiornandole sulla base delle informazioni oggi disponibili che – sostengono- fanno pensare ad un conflitto più lungo del previsto e calcolano quello che chiamano lo «scenario atteso». Ebbene, viene fuori che quest´anno il pil americano potrebbe perdere anche lo 0,5%, quello europeo lo 0,8% e quello giapponese l´1,5%. L´anno venturo, se possibile, potrebbe andare peggio.
            Anche gli economisti di Nens.it ragionano sui dati del Csis e su uno studio dell´esperto William D. Nordhaus, pubblicato all´inizio di quest´anno dall´American Academy of Arts and Sciences, che prevede uno scenario estremo ed uno più positivo. Viene fuori questo quadro: con una guerra più lunga e dura del previsto, con il prezzo del petrolio che schizzasse fino a 70 dollari al barile, il costo per gli Usa, nei prossimi dieci anni, potrebbe anche raggiungere il 20% del Pil. In uno scenario più positivo, con guerra rapida, senza troppe perdite umane e pochi danni ai pozzi petroliferi, l´impatto sarebbe limitato all´1%.
            Le elaborazioni degli economisti italiani arrivano nel giorno in cui si moltiplicano i segnali negativi sullo stato di salute dell´economia. Un primo dato, tanto per avere un´idea, riguarda la disoccupazione di Eurolandia che a febbraio è salita all´8,7% della popolazione attiva. A gennaio era all´8,6; a febbraio del 2001 era all´8,1. Nella Ue nel suo complesso, il tasso dei senza lavoro è rimasto stabile al 7,9%, ma a febbraio di un anno fa era a quota 7,4%. In Italia, a gennaio 2003 – ultima stima disponibile- i disoccupati erano il 9%, come nello stesso mese del 2002. E ancora: in Francia, l´indice della fiducia dei consumatori scende a marzo ai minimi da sei anni, ovvero a meno 32 da meno 26 di febbraio. Il dato va ben oltre le previsioni già pessimistiche degli analisti. In Italia, l´indice dei manager responsabili degli acquisti nel settore manufatturiero scende a marzo a quota 50,0 da 50,7 di febbraio (l´indice evidenzia una espansione del ciclo sopra i 50 punti). Sempre in Italia, secondo un´ indagine della Confindustria, continua a scendere la produzione industriale: meno 0,4% a marzo rispetto a febbraio, con un «rosso» trimestrale dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2002.
            Sono segnali, dati che misurano l´andamento di un mese, ma tuttavia danno l´idea della debolezza in cui si dibatte l´economia, fiaccata dalle cosiddette incertezze geopolitiche. Dall´analisi degli esperti si capisce che, finchè non si chiariscono l´esito e la durata della guerra, nessuno può dire con ragionevole certezza cosa può accadere.