Allarme di Confindustria: Italia malata dal governo strumenti insufficienti

17/12/2010


Tagliato il Pil. "Disoccupazione super". Sacconi: dati inutili
Fammoni (Cgil): "Questi numeri sono terrificanti, ora interventi straordinari"

ROMA – Grido di dolore degli industriali: siamo un Paese «malato», che «delude». Nell´insidiosa risalita dal fondo della crisi, l´Italia «ancora una volta rimane indietro». Poche le speranze: dopo i segnali di ripresa a primavera, «la frenata estiva e autunnale è stata decisamente più netta dell´atteso ed il 2010 si chiude con produzione industriale e Pil quasi stagnanti».
Emma Marcegaglia, leader della Confindustria, non usa mezzi toni, parla pochi giorni dopo l´esito del confronto parlamentare che ha visto Berlusconi prevalere per soli tre voti e si rivolge alla politica: bisogna superare questa fase di «incertezza». Il governo «che ha avuto la fiducia», osserva, ora «deve trovare la maggioranza per fare le riforme e non limitarsi al contenimento del debito pubblico. Se sprechiamo anche i prossimi mesi, per il Paese è un serio rischio».
«Si conferma – spiega la numero uno di Viale dell´Astronomia – una crescita troppo bassa in Italia: non siamo solo sotto la Germania, ma anche sotto la media europea. Questo è un problema serio». Invoca ancora una volta le riforme: «Come ha fatto la Germania all´inizio anni Duemila» (il confronto tra noi e Berlino è definito «impietoso»). Concede qualcosa a Tremonti: in Italia «abbiamo tenuto nel rigore dei conti pubblici, nella crisi, ma questo non basta, dobbiamo tornare a crescere».
A supporto delle sue affermazioni giungono le cifre del Centro Studi della Confindustria: le stime sulla crescita per 2010 e 2011 sono state tagliate e nel consueto rapporto di dicembre si sostiene che «la malattia della lenta crescita dell´Italia non è mai stata vinta». Anche perché il nostro Paese la affronta con armi spuntate e strumenti «insufficienti».
Resta alto anche l´allarme per il lavoro, con 540mila occupati in meno da inizio crisi (oltre all´impatto della cig pari a 480mila posti). Il tasso di disoccupazione è previsto ancora in aumento fino ad un picco del 9 per cento nell´ultimo trimestre 2011, per poi iniziare a scendere nel 2012 «molto gradualmente». Il numero dei disoccupati ad ottobre 2010 (2 milioni e 167 mila) è «più del doppio rispetto ad aprile 2007».
Irritata la reazione del governo. Berlusconi si è limitato a dire di avere «sentito» le stime di Confindustria. «Sono esercizi che durano un giorno. Non credo che valga la pena commentare», ha replicato il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. «Non vedo elementi così negativi. C´è la lentezza del sistema italiano a rimettersi in moto», è stato invece il commento del ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani.
Più cauti i sindacati. Raffaele Bonanni, leader della Cisl, ha osservato che, «per far crescere il Pil, bisogna ottenere più investimenti, più produttività aziendale e di sistema. Non c´è oggi altra strada percorribile per favorire lo sviluppo. E il sindacato deve stare dentro questo processo». Il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, giudica invece i dati diffusi da Confindustria «terrificanti», e chiede «interventi straordinari per incentivare lo sviluppo e garantire le tutele».