Allarme della Filcams-Cgil: al via la campagna sui diritti del settore

11/08/2011

Turismo, il 35% lavora in nero

«Sarà la crisi o il disvalore imperante del sommerso ma il popolo degli invisibili, lavoratori in nero sfruttati e sottopagati, è assai radicato nell`industria delle vacanze in Sardegna». A denunciarlo è l’organizzazione della Filcams Cgil che, per contrastare il fenomeno è impegnata in questi giorni nella "Campagna sui diritti e contro il lavoro nero nel turismo", promossa dalla categoria in tutto il territorio a livello nazionale. LA DENUNCIA. «Le imprese mirano a ridurre il costo del lavoro – denuncia la segretaria regionale Simona Fanzecco – alimentando il precariato e ricorrendo a forme di lavoro irregolare e sommerso». Secondo la Filcams proprio in un momento di crisi come questo, «è necessario vigilare
perché i lavoratori sono sempre più deboli e ricattabili, costretti a lavorare in nero pur di mantenere il posto». Una mano che cerca di afferrare il salvagente e la scritta "Salvati dal lavoro nero" sintetizza, nel manifesto che verrà distribuito nei luoghi di lavoro dell`Isola, la situazione di rischio e incertezza di chi è costretto a lavorare senza nessuna copertura, assicurativa o previdenziale. DIPENDENTI IN NERO. A livello nazio- nale, sono quasi un milione i lavoratori del settore, che in alcune stagioni diventano un milione e mezzo: oltre il 35% lavora in nero e il 15% della quota è rappresentato da immigrati. Soprattutto, sono aumentate le forme di lavoro grigio, cioè parzialmente regolate.
Contratti atipici, contratti registrati come part-time ma con reale orario di lavoro full-time pagato fuori busta, utilizzo in nero di lavoratori in cassa integrazione o in mobilità. I contratti irregolari e la scarsa tutela dei diritti si ripercuotono sull`occupazione femminile, che rappresenta il 58 per cento del settore. TURISMO. «Il mercato del lavoro nel Turismo è caratterizzato dalla stagionalità – denuncia Simona Fanzecco – con l`incertezza del posto che svanisce per lo più a fine settembre, ma questo è solo uno dei problemi». Purtroppo, proprio nel periodo dell`alta stagione, il lavoro nero riguarda lavoratori professionisti, chef, barman, camerieri esperti o alle prime armi. «Sulla base dei dati e dei racconti
di chi arriva agli uffici del sindacato per denunciare o anche solo per sfogarsi – conclude Fanzecco – capiamo che il fenomeno resiste ai controlli, probabilmente pochi e ancora superficiali, ed è difficile da ricostruire con numeri certi perché il timore di perdere il lavoro è più forte della legittima aspirazione alla legalità».