Allarme dei sindacati: la crescita del Mezzogiorno si è fermata

24/03/2003

              domenica 23 marzo 2003

              Documento unitario di Cgil, Cisl e Uil sullo sviluppo.
              Ma l’esecutivo preferisce il faccia a faccia a porte chiuse con Confindustria.
              Nerozzi: «Un brutto segnale che non porterà da nessuna parte»
              Allarme dei sindacati: la crescita del Mezzogiorno si è fermata

              Bianca Di Giovanni

              ROMA Il sindacato lancia l’allarme sul Mezzogiorno
              in un documento unitario, e intanto
              in Confindustria si tiene un vertice a
              porte chiuse sulla programmazione negoziata
              a Sud cui partecipano anche esponenti
              del governo: il ministro Antonio Marzano
              e il viceministro Gianfranco Micciché.
              Un segnale preoccupante alla vigilia del
              tavolo sul Sud che doveva partire mercoledì
              prossimo. «Questo rapporto tra Confindustria
              e governo non porterà da nessuna
              parte – commenta Paolo Nerozzi (Cgil) -Non
              mi pare un bel segno: dimostra che
              Confindustria continua in una pratica di
              contrapposizione con il sindacato. Queste
              scelte non aiutano: sono legittime ma gravi».
              «Avevamo iniziato un percorso diverso
              - aggiunge Paolo Pirani (Uil) – Mi pare
              singolare che alla vigilia dell’incontro si sia
              già pensato di definire un’agenda. La cosa
              è anomala per una serie di motivi. La programmazione
              negoziata si chiama così
              proprio perché ci sono le parti sociali.
              Chiunque pensasse di eliminare le parti
              commette un grave errore. Al tavolo ci
              andremo, ma non faremo da spettatori o
              da portatori d’acqua di scelte compiute da
              latri».
              Poco trapela dell’incontro – riservatissimo
              - ai piani alti di Viale dell’Astronomia.
              Oltre a Marzano e Micciché, vi avrebbero
              preso parte il presidente di Confindustria
              Antonio D’Amato, il direttore genera
              le Stefano Parisi, il responsabile per il Mezzogiorno
              Francesco Rosario Averna, i presidenti
              delle Regioni meridionali e quelli
              delle unioni industriali locali. All’ordine
              del giorno iniziative legate alla programmazione
              negoziata. Nulla di più.
              Sul fronte sindacale si denuncia una
              serie di impegni non rispettati dall’esecutivo.
              «Sulle risorse destinate a quelle aree
              non siamo stati consultati prima delle riunioni
              del Cipe – continua Pirani – Non
              siamo stati coinvolti in nessuna decisione.
              In ogni caso oggi abbiamo il documento
              che sarà presentato negli attivi unitari delle
              Regioni e nel confronto con governo e
              imprenditori».
              Il testo redatto dai segretari Nerozzi,
              Pirani e Raffaele Bonanni per la Cisl denuncia
              una crescita ferma, un divario infrastrutturale
              e di servizi pubblici
              nord-sud inalterato. Senza contare che «segnano
              il passo gli investimenti esteri e
              quelli di imprese delle aree più ricche. Intere
              filiere produttive, costituite da piccole e
              medie imprese, sono investite da processi
              di crisi – rilevano i sindacati – che ne minacciano
              l’esistenza». Turtto questo mentre
              l’allargamento europeo costringerà il
              Mezzogiorno italiano a «fare i conti con
              nuove regioni in forte ritardo di sviluppo».
              Per le tre sigle sindacali la strada per
              invertire la rotta è una sola: occorrono
              «nuove iniziative e nuovi e forti strumenti
              capaci di provocare una nuova fase di investimenti».
              «La legge finanziaria 2003 – si legge nel
              documento – ha mancato l’obiettivo, causa
              le insufficienti risorse a disposizione,
              soprattutto per il 2004, di contribuire ad
              accelerare questo percorso di aumento della
              crescita e dell’occupazione nel Mezzogiorno.
              Diminuiscono le risorse per le infrastrutture
              e non si vedono nuovi progetti
              finanziabili; si è determinata comunque
              incertezza nell’utilizzazione degli incentivi;
              si è ridotta la quota di investimenti per
              la ricerca».
              Altra zavorra che ha ostacolato lo sviluppo
              del Sud per i sindacati è «il sistema
              creditizio, sostanzialmente allocato al
              Nord, che dimostra, in questo quadro già
              pesante, di non avere fiducia nelle possibilità
              del sistema meridionale e continua a
              concentrare gli impieghi nelle aree più sviluppate
              mentre al Sud raccoglie risparmi
              non indifferenti».
              Tra le proposte avanzate nel documento,
              una parte importante riveste quella che
              lega gli incentivi alla qualità degli investimenti:
              cioè alla ricerca e all’innovazione.
              «Si tratta allora di superare gli automatismi
              - si legge ancora nel testo – con la
              definizione di un meccanismo premiale,
              nell’erogazione degli incentivi, per le imprese
              che intendono svilupparsi coerentemente
              agli obiettivi definiti dalla concertazione
              locale». Cgil Cisl e Uil chiedono infine
              di accelerare la progettazione delle infrastrutture
              e di avviare un quadro di interventi
              per attrarre interventi esteri e nazionali.