Allarme consumi in negozio

15/04/2002





Le indagini di distribuzione e industrie di marca evidenziano un calo dell’1,3% a febbraioAllarme consumi in negozio
Le aziende temono che la flessione possa aggravarsi

Vincenzo Chierchia
MILANO – È scattato l’allarme consumi. Dopo le prime avvisaglie di gennaio i dati relativi alle vendite nella grande distribuzione (supermercati, ipermercati e superette) elaborati da Iri-Infoscan segnalano un peggioramento della situazione, e le imprese stanno cercando di correre ai ripari. In questi giorni si sono svolti diversi incontri tra top manager dell’industria dei beni di largo consumo e delle catene distributive per analizzare gli scenari; c’è il timore che la situazione si aggravi. Tra le ipotesi sul tappeto si sta facendo strada anche la possibilità di una richiesta ufficiale al Governo per facilitazioni di carattere fiscale in favore degli investimenti pubblicitari. Un’iniziativa avanzata anche da Confcommercio nel confronto sulla legge Tremonti bis. I dati sono significativi. La società Iri-Infoscan ha rilevato a febbraio una flessione su base tendenziale pari all’1,3% delle vendite (in quantità) di prodotti confezionati di largo consumo (grocery). Il calo più consistente è stato rilevato negli ipermercati (-2,6%), seguiti dai supermercati (-1,1%) e dalle superette (i piccoli supermarket di quartiere) con un -0,6 per cento. Le stime di fine 2001 indicavano per gli iper una crescita tendenziale del 2,8% delle vendite (in quantità), accanto il +5,7% dei supermercati e il +1,2% delle superette. La crescita media dell’anno si era attestata sul 4,3 per cento. «La situazione è pesante – commenta Giovanni Cobolli Gigli, amministratore delegato del gruppo Rinascente – credo che sia palpabile tra i consumatori un marcato disorientamento. È probabile che si stia manifestando il temuto effetto povertà collegato all’introduzione dell’euro e alla difficoltà di stimare appieno il valore della nuova moneta». «Sicuramente gli ipermercati stanno frenando – aggiunge Gianfranco Virginio, vicepresidente del gruppo distributivo Finiper – mentre i supermercati moderni marciano più spediti». «L’introduzione dell’euro ha alterato molti equilibri – sottolinea Riccardo Francioni, direttore generale del gruppo commerciale Selex – in più ci sono stati dei cambiamenti per le regole sulle promozioni. Le catene commerciali stanno comunque cercando di reagire». Diffusi timori serpeggiano anche tra le imprese. «In molti settori le flessioni sono davvero evidenti – rileva Gianfranco Cianci, amministratore delegato della Malgara Chiari&Forti -. Nel comparto dell’olio il calo delle vendite si sta facendo sentire in misura massiccia, con cadute anche del 5-10 per cento. I vincoli alle promozioni hanno anche il loro peso. C’è la diffusa sensazione che le famiglie rimandino gli acquisti. La preoccupazione diffusa è che la situazione tenda ad aggravarsi nei prossimi mesi». Resta infine il nodo delle promozioni: da ottobre (27,1%) a gennaio (21,6%) la quota delle iniziative promozionali sulle vendite ha subito un netto ridimensionamento, secondo AcNielsen, per effetto dell’introduzione del divieto di vendita sottocosto.

Sabato 13 Aprile 2002