Allarme Bankitalia sull´economia

17/03/2004


MERCOLEDÌ 17 MARZO 2004

 
 
Pagina 12 – Economia
 
 
Allarme Bankitalia sull´economia
"Il Paese perde terreno, crescita minima, deficit a rischio"
          Aumentano i debiti delle famiglie: sono il 25% del prodotto lordo. Dubbi sui risparmi della Finanziaria
          L´istituto: "Nel 2004 il Pil salirà solo dell´1%". È la metà di ciò che prevede il governo. "Made in Italy in crisi"

          ELENA POLIDORI


          ROMA – Crescita modesta, made in Italy a picco, conti a rischio, investimenti in calo, famiglie sempre più indebitate. E´ la fotografia dell´Italia scattata dagli esperti del governatore Antonio Fazio nel consueto «Bollettino economico». E´ la sintesi di un paese in affanno che tuttavia – sorpresa – torna a risparmiare.
          Non ci sono giudizi ma numeri, nel testo congiunturale che ogni sei mesi via Nazionale elabora. E questi numeri dicono anzitutto che l´Italia rischia di perdere il treno della ripresa internazionale e di svilupparsi ancora meno del resto di Eurolandia, che già va al rallentatore. E questo indipendentemente dai contraccolpi degli attacchi terroristici di Madrid che per ora non si possono quantificare ma che, con ogni probabilità, ci saranno.
          Pil al minimo. Quest´anno l´economia crescerà la metà di quel che prevede il governo: l´1% appena, secondo stime di economisti privati giudicate «probabili», contro l´1,9 ufficiale. Gli analisti prevedevano l´ 1,5% ancora poco tempo fa. Una correzione al ribasso, del resto, arriva anche dal Fmi che ipotizza un pil all´1,4% (dall´1,7). E´ «a rischio» di conseguenza l´obiettivo di un deficit-pil a quota 2,2%: per la crescita striminzita; per le incertezze dovute a quelle misure della Finanziaria che richiedono «l´adesione volontaria delle controparti»; perché «l´azione di contenimento della spesa potrebbe risultare non in grado di conseguire gli obiettivi stabiliti». Non c´è pericolo tuttavia di sfondare i parametri di Maastricht. Quest´anno le una tantum «valgono» l´1% del Pil. Per il primo trimestre – e stavolta la stima è di via Nazionale – è previsto un Pil fermo, appena sopra lo zero. L´ex ministro Enrico Letta avverte: «Servirà una manovra correttiva». Ma il sottosegretario all´economia Giuseppe Vegas rassicura: "Nessun pericolo per i conti pubblici".
          Crolla il Made in Italy. Negli ultimi 8 anni, dal 1995, accusa una riduzione della quota di export mondiale dal 4,5 al 3%. Tra i settori più colpiti: tessile, abbigliamento, cuoio, legno. Le imprese, malate di nanismo, non investono in tecnologie e dunque «trovano difficoltà a competere sulle piazze internazionali, a espandere la produzione e l´occupazione». I sindacati: «Dati allarmanti». La Confindustria: «Serve un antibiotico specifico».
          Produzione giù. L´ indice va male: negli ultimi tre anni ha registrato una variazione negativa del 3% mentre negli altri paesi Ue, a cominciare da Francia e Germania, è rimasto invariato. Bankitalia prevede che la produzione industriale, dopo gennaio, scenderà anche a febbraio. Aumenta il costo del lavoro per unità di prodotto (4,1% nel 2003), non per via delle retribuzioni, ma proprio per la contrazione della produttività.
          Italiani indebitati. Aumenta l´indebitamento delle famiglie, soprattutto per i mutui casa pari a 42,2 miliardi di euro (35,3 l´anno precedente). E poiché tre su quattro sono a tasso variabile, Bankitalia è preoccupata. Piano piano aumenta anche il risparmio aggiuntivo delle famiglie: nei primi nove mesi si è attestato al 4,7% del pil, contro il 3,5 dello stesso periodo del 2002. Ma negli anni tra il 1995 e il 2001 era al 7%.
          Lavoro in rosa. Dei 224 mila occupati in più del 2003, ben 119 mila sono donne. Traina il Nord-Italia, segue il centro e, a parecchia distanza, arriva il Sud. Più della metà dei nuovi occupati è assorbita dai servizi e aumenta il lavoro dipendente a carattere permanente
          La ricetta. E´ quella di sempre: «Affinchè l´economia italiana possa stabilmente conseguire tassi di crescita più elevati occorre una politica economica che, attraverso riforme strutturali, persegua l´abbattimento del carico fiscale e la graduale riduzione del deficit pubblico». Sono necessari anche investimenti per aumentare produttività e competitività e occupazione. Ovvero, bisogna suonare il pianoforte «non con due dita, né con una mano sola ma usando tutti i tasti».