All`apprendístato serve una riforma degli stage

11/05/2011


«Mettere mano agli stage e ai tirocini». Tra le tante strettoie da cui dovrà passare il rilancio come hanno sottolineato i sindacati, con toni e posizioni diverse, c`è anche questa. Ad aver finora bloccato la diffusione dell`apprendistato, infatti, tra l`altro, concorrenza di stage e tirocini che, vale la pena di ricordare non sono «un contratto di lavoro dice il direttore scientifico di fareapprendistato.it, Lisa Rustico -. Il tirocinio discipli- nato dalle regioni, è piuttosto una forma di alternanza scuola lavoro che fornisce ai giovani l`opportunità di acquisire competenze per il mercato del lavoro, imparando allo stesso tempo a conoscere meglio le proprie attitudini e aspirazioni professionali». La Cgil si è detta favorevole aun contratto formativo di accesso al lavoro per i giovani, alternativo a forme di lavoro precario. Il segretario nazionale, Fulvio Fammoni, ha spiegato che «bisogna intervenire sugli attuali tirocini e stage, sui contratti di collaborazione e sulle false partite Iva». Per Giorgio Santini, segretario generale aggiunto della Cisl, per favorire i giovani nell`ingresso nel mondo del lavoro bisognerebbe «riportare strumenti come gli stage dentro un percorso scolastico. Magari inserendo questa forma di impiego negli ultimi anni di scuola; il giovane potrà così avere una finestra che si apre sul mondo del lavoro». Ma una cosa sono gli stage, una cosa è l`apprendistato. E questo deve essere chiarito. Alle imprese bisogna offrire <. una forma d`ingresso al lavoro che coniughi tre necessità: buona ed efficace formazione, minor costo e semplificazione delle procedure per l`assunzione», spiega il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy. «Nel 2009 il contratto di apprendistato ha coinvolto meno di 6oomila giovani, appena il 17% dell`occupazione giovanile, ma nel contempo nella medesima fascia di età vi è stata una moltitudine di, ragazzi che lavorano con contratti di collaborazione, a progetto, occasionale, stage, praticantato che non sono egualmente tutelati. Ciò significa che far crescere in termini quantitativi e qualitativi il miglior contratto d`ingresso al lavoro, appunto l`apprendistato, è possibile». Che l`apprendistato abbia dei concorrenti emerge proprio dall`analisi dei numeri. E si tratta degli strumenti che, per semplicità, minori costi o altre convenienze, soffocano un istituto tradizionale che ha un`altra valenza e offre prospettive ai giovani. Se prendiamo gli stagisti, il loro. numero secondo il calcolo di Adapt, «sono 30omila in Italia. Gli apprendisti, invece, sono meno di 6oomila». Diverso il punto di partenza attuale, ma diverso anche il trend. Infatti «se i primi sono in continua crescita, i secondi diminuiscono anno dopo anno – continua Rustico -. Se i primi sono sopravvissuti alla crisi, con un aumento del +5,4% tra il 2008 e il 2009, i
secondi hanno perso un esercito di quasi ottantamila lavoratori (-8,4%)». A fare il maggiore ricorso agli stagisti sono senza dubbio i servizi tant`è che se l`industria ha perso il 4,3% degli stagisti, i servizi hanno guadagnato io punti percentuali. E chiaro che se l`obiettivo del nostro paese è quello di fare dell`apprendistato ilprincipale canale di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, allora non sarà possibile prescindere dall`attenta valutazione dei "concorrenti" dell`apprendistato. In primis ci sono proprio gli stage che sono privi degli oneri burocratici e formali necessari invece per la stipula di un contratto di apprendistato, rappresentano un`alternativa a basso costoper reclutare, senza gli impegni previsti dall`apprendistato, giovane forza lavoro. Tra le condizioni poste dalla Cgil, come spiega il se-, gretario nazionale, Fulvio Fammoni, c`è «la durata massima e minima del contratto di apprendistato. Oggi, la durata massima di 6 anni prevista per legge è spropositata, è stata abolita invece la durata minima e un contratto formativo non può essere usato a mesi, come fosse una tipologia di lavoro a costi più bassi di altre». E poi non dimentichiamoci «la stabilizzazione degli apprendisti a fine contratto, un investimento di questo genere da parte dei lavoratori e imprese deve, per essere credibile e ripetibile, comportare una percentuale certa di trasformazioni a tempo indeterminato» .