Alla Pirelli con contratto a termine

11/06/2002

          11 giugno 2002


          Alla Pirelli con contratto a termine
          Cofferati incontra i delegati prima dell’addio alla Cgil. Platea divisa, sì e no all’impegno in politica. Sciopero generale, oggi si decide


          MANUELA CARTOSIO


          MILANO. La domanda che tutti vorrebbero fargli in privato, una delegata gliela lancia a voce alta dalla platea del salone Di Vittorio, quando Cofferati imbocca il sottofinale del lungo discorso, l’ultimo a Milano da segretario generale della Cgil, amplificato all’esterno perché la gente riempiva anche il «sagrato» della Camera del lavoro. «Ma cosa vai a fare alla Pirelli?». Lui – primo segretario generale a tornare «in produzione» – non si fa cogliere impreparato, la battuta ce l’ha pronta: «A lavorare. Non credo siano disposti a tenermi per una ragione diversa». Dopo un’ovazione di cinque minuti e mezzora di strette di mano e d’autografi su tessere e cappellini, aggiungerà per i cronisti che di certo alla Pirelli non si occuperà di «relazioni pubbliche». Cofferati diventerà un dipendente del marito di Afef il primo ottobre. Ma resta il segretario della Cgil fino all’8 luglio. E un mese «è lungo», dice, «di cose ne capiteranno tante». Ad esempio, lo sciopero generale che si aggiungerà agli scioperi regionali di 4 ore già programmati dal 20 giugno all’11 luglio. Il direttivo della Cgil lo proclamerà oggi, mentre la data sarà fissata a seconda di come butta la trattativa sul mercato del lavoro che Cisl e Uil hanno accettato di fare con governo e Confindustria. Non sarà uno sciopero solo contro la manomissione dell’articolo 18, ha tenuto a precisare Cofferati in un discorso che è stato, oltre che un saluto, un ripasso generale. Fisco, emersione dal sommerso, mezzogiorno, scuola, sanità e, soprattutto, pensioni. Su questi capitoli il governo o non fa colpevolmente o fa pessimamente, avanzando proposte subdole o spudorate, comunque pericolose, discriminatorie e distruttive. Alla «rottura» operata da Cisl e Uil Cofferati ha contrapposto la «coerenza» che ha fatto guadagnare alla Cgil un consenso molto ampio «anche tra chi non è immediatamente colpito dalle scelte del governo». E’ stato fatto uno sciopero generale unitario per dire che l’articolo 18 non era negoziabile. La Cgil terrà fede al patto sottoscritto con milioni di lavoratori. Cisl e Uil, invece, hanno «cambiato idea» e commesso «un grave errore». Qualsiasi rottura dell’unità sindacale crea «disorientamento e sofferenza». Quella odierna è ancor più «pericolosa» perché si inscrive in un quadro di neocorporativismo e di bipolarismo sindacale. Nelle proposte di governo e Confindustria «c’è troppa enfasi sugli enti bilaterali». Costituiti da sindacati e imprese per fini mutualistici, ad essi ora si vogliono attribuire ruoli e compiti sostitivi della funzione pubblica (come il collocamemento e la formazione professionale). Un ruolo remunerato che snatura gli enti bilaterali e che veicola l’idea di un sindacato «sempre più dei servizi e sempre meno di tutela delle persone». Un’idea che, non è un mistero, piace alla Cisl e che alla Cgil «non interessa».

          Ai 2 mila delegati Cofferati ha spiegato perché smette di fare il segretario generale e torna alla Pirelli. Perché le scadenze statutarie vanno rispettate, perché una grande organizzazione non deve avere paura di cambiare e promuovere un nuovo gruppo dirigente, perché tra impegno sindacale e politico deve esserci uno stacco. Ma, anche alla Pirelli, continuerà ad «occuparsi degli altri». Presiedendo da subito la Fondazione Di Vittorio, poi si vedrà.

          Scontato che Cofferati sarà un dipendente della Pirelli «a tempo determinato», le reazioni dei delegati all’addio di Cofferati alla Cigl sono diverse. «Non doveva lasciarci in mare aperto proprio adesso, era meglio se restava per raggiungere insieme la meta della lotta», dice Agostina Perin, delegata in un’azienda di catering. Ivano, delegato della Fiom, è convinto invece che «nelle guerre conta l’esercito e noi metalmeccanici siamo abituati a fare anche senza Cofferati. Oddio, gli faccio tanto di cappello per come si è comportato ultimamente, però è la linea che conta». «Epifani – fa eco un altro metalmeccanico – mica potrà cambiarla dalla sera alla mattina».

          Tre delegate dell’Inps confessano: «Per ragioni opportunistiche» avrebbero preferito che Coffi restasse segretario ancora per un po’. Vero che le forme hanno la loro importanza, «però questa parentesi alla Pirelli sembra un po’ una burletta». Temono che in politica il cinese «non riuscirà ad avere lo stesso peso e lo stesso spazio che ha adesso»: «Speriamo azzecchi i tempi e le mosse». Su Epifani: «Il carisma non si improvvisa, però non è che Cofferati ne avesse da vendere quando è diventato segretario generale della Cgil». Fabio Cavallo, guardia giurata della Fidelitas, afferma che la Cgil «non ha bisogno del nome simbolo, l’importante è l’organizzazione nel suo complesso». Sembra l’orgoglio di uno che ha la tessera della Cgil da quando aveva i calzoni corti. Invece, fino a un mese, stava nella Uil. «Sono passato alla Cgil e in un giorno me ne sono portati dietro duecento». Perché, «diversamente da Cisl e Uil, la Cgil mantiene quel che dice». Passa uno e dice la sua: «Un talento così è sprecato alla Pirelli, tanto valeva che entrasse subito in politica per fare il trascinatore che manca alla sinistra». «Ha voluto dare il buon esempio», ironizza un’altra guardia giurata, «trovalo in Cgil un funzionario che accetta di tornare in azienda». «Purtroppo è la prassi e se ne deve andare dalla Cgil – si rammarica una delegata dell’Autogrill – però resta sempre dalla parte dei lavoratori e sono contenta se si mette in politica». «Io no», esclama un collega, «un sindacalista deve morire sindacalista». Tante teste, tante idee, un unico grande amore.