Alla manifestazione la Cgil c’è, ma frena

01/06/2004

    1 Giugno 2004


    Alla manifestazione la Cgil c’è, ma frena
    «Aderiremo, però la partecipazione sarà individuale»



    Francesca Paci
    ROMA
    «La Cgil aderisce alla piattaforma del Comitato fermiamo la guerra, ma la partecipazione alla manifestazione del 4 giugno sarà individuale». «Non siamo in grado di produrre una presenza di massa, aderiremo con una delegazione». «Daremo un contributo, non il nostro tradizionale input logistico». «Il corteo appare incerto nelle sue caratteristiche di sicurezza, meglio puntare su forme di protesta diverse e decentrate come la veglia del 3 notte organizzata Firenze e Bologna». Per capire la posizione del maggior sindacato italiano sulla mobilitazione no war di venerdì pomeriggio, bisogna ricostruire il dibattito nato nel fine settimana, quando lo spettro di Genova 2001, gli incidenti, i feriti, la morte di Carlo Giuliani, ha preso ad incalzare l’iniziativa politica. La Cgil si sfila dal corteo? «Ci saremo. Si tratterà di un intervento delle persone più che di una presenza organizzata», spiega il coordinatore nazionale Gianfranco Benzi. L’idea è fissare un appuntamento per tutti quelli che vorranno marciare dietro lo striscione Cgil: il massimo del coordinamento garantito. In pratica, niente servizio d’ordine, come sembrava in principio. Troppo impegnativa la responsabilità di un esito negativo «in un contesto non tranquillissimo». Il sindacato di Guglielmo Epifani rafforza l’invito «ad una partecipazione massiccia che colori la piazza di arcobaleno», ma smentisce l’aspettativa di folle oceaniche. Insomma, se non si sfila del tutto la Cgil resta in disparte.
    Mancano tre giorni all’anniversario della Liberazione con la visita del presidente americano e la protesta prende forma. Il Comitato si è incontrato ieri per definire percorso e modalità del corteo. In testa ci sarà lo striscione degli organizzatori «No war no Bush», dietro gli artisti, i Pink, il bandierone della pace, le associazioni di migranti e gli ambientalisti. Prima di Fiom, Cobas e Cgil, l’Unione degli studenti preoccupata per «le possibili defezioni causa paura d’incidenti», in coda Rifondazione, Verdi, Comunisti Italiani, Disobbedienti. Il nodo di piazza Venezia sarà sciolto questa mattina in Questura, dicono, ma c’è ottimismo sulla concessione del passaggio.
    La polemica sulla violazione degli eventuali divieti ha prodotto prese di distanza preventive. Certo, Nunzio D’Erme, candidato Disobbediente alle Europee con Rifondazione comunista, ha ribadito solidarietà alle frange «criminalizzate» del movimento: «C’è chi verrà in piazza ma ha il terrore che accada qualcosa e predica la non violenza assoluta. Avremo di fronte il peggior criminale del pianeta, George W. Bush, è incomprensibile pensare che non si esprima a Roma indignazione e rabbia e che i movimenti non cerchino di produrre azioni di insubordinazione». Le associazioni no war presenti ieri alla riunione del Comitato però, dalla rete Lilliput ai Cobas, hanno sottoscritto un patto per assicurare che venerdì pomeriggio «non si tocchino cose né persone». Un incoraggiamento a «nonni e bambini desiderosi di scendere in piazza ma un po’ spaventati». Ecco l’impegno di Massimo Rendina, presidente dell’Associazione partigiani di Roma e firmatario con il sindaco Walter Veltroni dell’appello ai dimostranti per la democrazia: «Al primo accenno d’incidente usciamo dal corteo. Pace e guerriglia urbana sono antitetiche».
    Gli organizzatori immaginano per il 4 giugno una manifestazione in linea con le iniziative precedenti. A partire da domani: dalle 9 alle 13 i quattro ponti pedonali della Capitale (Milvio, Sant’Angelo, Sisto, isola Tiberina) saranno «listati arcobaleno» e ospiteranno performance teatrali contro la guerra. Da qui, intorno alle 11, partiranno 300 palloncini recanti messaggi come «il mondo spende 900 miliardi di dollari in armamenti e ne basterebbero 11 per risolvere la fame». La speranza è che il vento spinga la nube colorata fino alla parata dei Fori Imperiali: situazionismo creativo contro «la retorica bellicista». Teatro anche giovedì alle 19 in piazza del Pantheon, con un simil-bombardamento di dieci minuti per ricordare le vittime di ogni guerra. La chiusura ideale è venerdì alle 19, al termine del corteo in piazza dei Partigiani. Un palcoscenico con una enorme gabbia di legno da smantellare tutti insieme prima di tornare a casa, simbolo della Guantanamo globale dei diritti, prigionieri durante qualsiasi conflitto.