Alla guida di Parmatour arriva Carini

27/01/2004



        Martedí 27 Gennaio 2004


        E alla guida di Parmatour arriva Carini


        PARMA – È Afro Carini il delegato di Enrico Bondi alla gestione ordinaria di Parmatour. Il rapporto di fiducia fra il commissario Parmalat e il neo-top manager del disastrato braccio turistico di Collecchio nasce a cavallo degli anni 80 e 90, quando il Carini, chiamato a guidare il polo turistico in amministrazione straordinaria, era responsabile della finanza e del controllo di gestione di Tecnimont, società del gruppo Montedison.
        La decisione di Bondi è giunta comunque nel corso di un’altra giornata di tensione crescente a Parmatour, mentre filtrano sempre nuovi dettagli sul ruolo centrale svolto negli ultimi anni da Francesca Tanzi. È di ieri, tra l’altro,la notizia relativa all’ultimo presidente di Parmatour, Angelo Cardile, 60 anni, in carica dal 23 dicembre scorso. La Guardia di finanza avrebbe segnalato al Procuratore della Repubblica di Parma che Cardile è un ex generale della Finanza stessa che lasciò il corpo in seguito a un suo coinvolgimento in un’inchiesta giudiziaria. «Non sono mai stato condannato per quei fatti – ha detto Cardile al Sole-24 Ore – che neppure mi chiamavano in causa direttamente. Dalla Finanza me ne sono andato perché sono andato in pensione». Ma nell’occhio di ciclone è sempre più il ruolo della figlia di Calisto Tanzi. Per Claudio Baratta, amministratore delegato fra il ’97 e il 2001 di Itc&P prima e di Hit poi, e per Roberto Tedesco, amministratore delegato di Hit dall’estate 2002 e di Parmatour (nata il 31 gennaio 2003) fino alle dimissioni nel dicembre scorso, le ingerenze erano tali che la convivenza era diventata impossibile. Con Tedesco, per la prima volta, la figlia di Calisto Tanzi entra anche nel cda. «Ho voluto qualcuno a rappresentare la proprietà – dice Tedesco – all’inizio pensavo che i rapporti avrebbero funzionato, invece ogni mia iniziativa veniva bloccata. Non ho mai potuto fare il lavoro che ero stato chiamato a svolgere, per le interferenze dalla figlia del cavaliere, un comportamento che disorientava anche i dipendenti. Quando ho parlato di questi problemi con Tanzi non ho ottenuto niente». Lo stop di Francesca alla trattativa con Bo.Pa è uno degli argomenti che ha convinto il Tribunale fallimentare di Parma che la mano che guidava Parmalat era la stessa che governava il gruppo turistico, cioè quella dei Tanzi. Ma la vicenda Bo.Pa. è solo uno dei tanti episodi che Tedesco ha vissuto nella sua breve e burrascosa esperienza. Anche l’apertura di prospettive con Wagon Lit, leader europeo nel business travel, subì lo stesso destino. Il gruppo francese, tra l’altro, proprio in questi giorni ha fatto arrivare una proposta per le attività di business travel di Parmatour. «Le interferenze riguardavano ogni fronte ordinario e straordinario – aggiunge Tedesco – si pensi che quando chiedevo dati statistici e report la dottoressa Tanzi passava dagli uffici perché non mi dessero nulla. E quando avviavo trattative, anche internazionali, non solo per vendite, ma anche per joint venture che proiettassero Parmatour in una dimensione più ampia, arrivava il suo veto. Lo stesso è accaduto quando ipotizzai di ridurre il numero di agenzie Sestante». Una conduzione bicefala che certo non faceva bene ai conti già traballanti della società. Quello che non risulta chiaro però è il motivo per cui Francesca Tanzi ostacolava la conduzione aziendale. «Non lo so», dice Tedesco. C’era qualcosa da nascondere? È vero, come ha detto qualcuno, che i Tanzi usavano Parmatour come un portafogli, nel quale mettere e prendere? «Certamente non sotto la mia gestione, abbiamo sempre avuto una tale carenza di cassa che c’era ben poco da prendere». In conflitto con la primogenita di Calisto Tanzi si trovò anche l’amministratore delegato di Hit, Claudio Baratta. «L’azionista era molto presente – sostiene Baratta – e non si può dire che il peso delle sue interferenze non si facesse sentire. A Francesca dissi che a prendersela con me sbagliava bersaglio, perché comunque sarebbe venuto un altro al mio posto».

        MARIA TERESA SCORZONI