Alla fine anche la Cgil sposò il nuovo modello di dialogo sociale

20/06/2003



        Venerdí 20 Giugno 2003
        Lo scenario sindacale: Il ritorno di Epifani


        E alla fine anche la Cgil sposò il nuovo modello di dialogo sociale
        MASSIMO MASCINI


        ROMA – I leader sindacali sono tornati a fare le conferenze stampa assieme, come ai tempi di una qualche unità. Per commentare l’accordo con gli industriali Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti si sono schierati assieme nel palco della sala stampa di Confindustria.
        E hanno spiegato bontà e pregi di questa intesa che innova profondamente e per diversi motivi le relazioni industriali. Per Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, «è uno stimolo civico alla politica perchè si chiede di tornare a discutere delle questioni vere del Paese sulle quali si scommette il futuro di lavoratori, imprese e giovani generazioni». E tra le questioni vere, per la prima volta per dei sindacati, si indicano temi quali la competitività e la globalizzazione. È un accordo senza scambi, come ha rilevato Luigi Angeletti: tutti gli accordi hanno sempre previsto un «do» e un «des», legati indissolubilmente, ma stavolta no. «Le parti sociali – dice il leader Uil – hanno voluto offrire la loro ricetta alle forze politiche spinti dalla preoccupazione che la ripresa economica passi sopra le nostre teste». Ma questo accordo ha innovato profondamente le relazioni industriali soprattutto perché per la prima volta da parecchio tempo è tornata a discutere e poi anche a firmare un’intesa la Cgil. Epifani ha ricordato che la Cgil aveva da tempo espresso le sue preoccupazioni per le difficoltà dell’economia e per il rischio di veder cadere l’Italia in una fase di declino industriale e che di ciò è stata la logica conseguenza discutere questi temi anche con gli altri sindacati e le controparti imprenditoriali per mettere a punto una strategia di attacco sui problemi più importanti. Ma l’affermazione più importante del segretario generale della Cgil è stata quella con cui si è augurato che questa intesa «serva a rasserenare il confronto sociale, fondato finalmente sulla sobrietà e sul rispetto reciproco». Sono quindici anni, ha ricordato Epifani, che non si firmava un accordo direttamente tra le parti sociali. Trova quindi realizzazione quel «tornare a fare sindacato» di cui aveva fatto cenno qualche settimana fa Epifani in un’intervista accendendo l’interesse generale.
        Una strada difficile e stretta, dalla quale non ci si può però allontanare perché solo il confronto anche duro sul merito consente poi di trovare le soluzioni a problemi anche molto complessi.
        L’accordo di ieri, lo hanno detto un po’ tutti, non rappresenta il superamento di tutte le difficoltà, ma certamente si è aperto un nuovo ciclo di relazioni industriali.