Alla Calabria il record (27,8%) del lavoro nero

01/03/2002





Alla Calabria il record (27,8%) del lavoro nero
Elio Pagnotta
(NOSTRO SERVIZIO)

ROMA – Su oltre 23,1 milioni di unità di lavoro, quasi 3,5 milioni nel 1999 non erano regolari. Insomma, più di una su dieci era "in nero" o quasi. È quanto si rileva da uno studio dell’Istat dedicato al lavoro irregolare che consente per la prima volta un dettaglio a livello regionale: per "non regolare" si intende una prestazione lavorativa svolta (anche da stranieri non residenti e non registrati) senza il rispetto della normativa fiscale e contributiva. Un pianeta che può contare su 3 milioni e 486mila unità di lavoro (e non persone, considerato che la stessa persona può svolgere due o più lavori). Intanto la Ue promuove le politiche dell’Italia contro il lavoro nero. «Sono strutturate in modo coerente anche se l’efficacia è ancora da verificare», così sostiene un rapporto presentato ieri dal commissario europeo per il lavoro e gli affari sociali, Anna Diamantopoulou. Secondo il documento della Ue, l’economia sommersa in Italia rappresenta il 27,2% del Pil contro, per esempio, il 23% della Spagna. «Un aspetto rilevante della politica italiana – sottolinea la Ue – è che molte misure sono applicate a livello regionale o per settori economici. Globalmente è un approccio strutturato in modo coerente anche se l’applicazione di tali politiche ancora non è stata completata e l’efficacia deve essere verificata». A livello europeo si sottolinea che la prima cosa da fare è quella di quantificare il fenomeno: «Se riusciamo a misurare il lavoro nero, riusciremo pure ad affrontarlo». I lavoratori irregolari nel 1999 erano un milione e 316mila al Nord (37,8% del totale), 719mila al Centro (20,6%) e 1 milione e 451mila al Sud (41,6%): i tassi di irregolarità oscillano dal 22,6% del Sud al 10,9% delle regioni del Nord-Est. La regione che presenta il più elevato tasso di irregolarità è la Calabria col 27,8%, quella che chiude la graduatoria l’Emilia-Romagna col 10,4% appena. Anche la Lombardia, che è la regione che in assoluto ha il maggior numero di irregolari (oltre 462mila unità), ha un tasso di irregolarità tra i più bassi (10,9%). Il lavoro nero è più diffuso in agricoltura (30,4%) che nell’industria (8% in complesso, 5,7% nell’industria in senso stretto) e nei servizi, dove pure tocca livelli elevati (16,9%) e un totale di oltre 2,5 milioni di unità. Ma in tutti i settori sono le regioni del Mezzogiorno a mettere in mostra la maggior diffusione: il divario tra Nord e Sud è sempre piuttosto vistoso e si attenua solo nei servizi (21,2% nel Sud contro poco più del 14% nel Nord), mentre raggiunge un picco assai consistente nel caso dell’industria: contro un tasso di irregolarità del 3,2% nel Nord-Est, infatti, se ne riscontra uno del 19,3% addirittura nel Sud. Da segnalare il caso della Calabria, dove sono irregolari il 46,6% delle unità di lavoro in agricoltura e il 40,2% nelle costruzioni. Un primato, al contrario, lo fa segnare la Liguria, dove nell’industria in senso stretto il tasso di irregolarità è quasi nullo (1,3%). Il lavoro irregolare guadagna terreno. Tra il ’95 e il ’99 c’è stata una crescita di quasi 224mila unità, con un incremento del 6,9%, ma nelle regioni del Sud la crescita raggiunge l’11,2 per cento.

Venerdí 01 Marzo 2002