Alessandria. Commercio, la guerra dei giganti

31/01/2006
    martedì 31 gennaio 2006

    L’INCHIESTA

      In due anni raddoppiate le strutture. Ma c’è cassa integrazione alla Unes ed esuberi ai "Giovi" di Pozzolo
      Ormai in concorrenza tra loro, i grandi centri mostrano segni di cedimento

        Commercio, la guerra dei giganti

          Irene Navaro

            «I grandi centri commerciali hanno fatto prima la guerra ai piccoli commercianti, ora si fanno la guerra tra di loro». A sostenerlo è Giovanni Ciarlo, responsabile provinciale del sindacato Filcams Cgil, ma non sembra l’unico a pensarlo. Ciarlo il polso della situazione, però, lo ha forse più di altri: ha seguito la trattativa per la cassa integrazione a zero ore di sessanta dipendenti Unes e si sono da poco conclusi una serie di incontri tra sindacati e la direzione del gruppo Finiper per arrivare ad un ridimensionamento "indolore" di uno dei primi grande centri commerciali della zona, l’Iper "I Giovi" di Pozzolo Formigaro.

            Una concorrenza tra giganti che sta mettendo in seria difficoltà un po’ tutti, prima i piccoli negozianti, ora i centri commerciali di medie dimensioni. Basti leggere i dati forniti dall’osservatorio sul commercio della regione Piemonte: in provincia di Alessandria si è passati, nel giro di dodici mesi, da 11 centri commerciali di grandi dimensioni, nel 2002, a 20 nel 2003 fino ai 22 del 2004. I supermercati di medie dimensioni sono passati da 306 nel 2003 a 451 nel 2003 e 452 l’anno successivo. Dopo la provincia di Torino, l’Alessandrino è al secondo posto per superficie occupata dalle grandi strutture commerciali: nel 2004 129.783 mq contro i 440.522 di Torino; segue la provincia di Cuneo che ha due centri commerciali in più rispetto ad Alessandria ma distribuiti su una superficie di "soli" 94.363 metri quadrati totali.

            Il caso Serravalle. I piccoli negozi hanno seguito il percorso inverso: sono gradualmente spariti i cosiddetti esercizi di vicinato, le antiche "botteghe" che vendevano dal latte al detersivo, mentre resta sostanzialmente invariato il numero dei negozi specializzati. Un caso nel caso è rappresentato dalla zona del Novese dove il comune di Serravalle ha conosciuto in breve tempo un’evoluzione emblematica con l’insediamento dell’Outlet prima, l’Iper due anni dopo, e la prospettiva di ospitare tra breve il più grande Retail Park d’Italia. Il provincia è il paese in cui c’è il rapporto più elevato tra numero di abitanti e metri quadrati adibiti al commercio.

              Novi e Pozzolo. Per non essere da meno, le vicine Novi e Pozzolo si stanno adeguando. A Novi è prevista in primavera 2006 l’apertura di un nuovo colosso della grande distribuzione nel nuovo quartiere Euronovi. Attorno all’ipermercato Bennet di circa 3 mila metri quadri, nascerà una galleria consequenziale con negozi da 1000 metri quadrati ciascuno. A Pozzolo, dopo aver fatto da apripista con l’apertura oltre dieci anni fa con il centro commerciale I Giovi (oltre 5 mila metri quadrati di superficie totale) tenta il raddoppio con un nuovo parco commerciale, lungo la ex statale per Alessandria, dove qualche anno prima si trovava un punto vendita Unes, uno dei primi in zona a superare di gran lunga i 1000 metri quadrati di vendita. Inizialmente si parlava di un "mostro" circa dieci volte più ampio dell’Outlet (che già da solo occupa oltre 33 mila metri quadrati). Il progetto, ancora in corso di definizione, è stato più volte rivisto e riproposto.

                L’interesse attorno all’area del Novese nasce principalmente dalla posizione geografica, a breve distanza dalle grandi città del nord Italia, Genova, Torino e Milano, bacino d’utenza vitale per la sopravvivenza dei centri. E la prima a valorizzare questa risorsa è stata proprio la Mc Arthur Glenn, multinazionale che ha importato in Italia il modello Outlet.

                «E’ interesse delle grandi catene essere presenti comunque in zona, nonostante l’altissima concorrenza, ed occupare quote di mercato, nell’attesa che prima o poi qualcuno ceda ed il vincitore acquisterà la fetta lasciata libera», è l’impietosa analisi del sindacalista.

                I primi segnali di cedimento ci avvertono: da un anno sessanta dipendenti Unes sono in cassa integrazione a zero ore e lo saranno fino all’aprile del 2007, mentre altri sono in mobilità in attesa del prepensionamento. «Ai Giovi è in corso una ristrutturazione per cui la superficie di vendita si dovrebbe ridurre fino ad arrivare a dimensioni di un normale supermercato – spiega Ciarlo – Gli esuberi sono circa di quaranta dipendenti che l’azienda sta cercando di ricollocare tra i centri del gruppo di Serravalle, Tortona e Montebello della Battaglia». Il paradosso è che a decretare la crisi del centro di Pozzolo, è stato proprio il fratello gemello Iper di Serravalle.

                Sempre in tema di occupazione, è pur vero che l’indigestione di colossi della grande distribuzione ha riportato in attivo la bilancia occupazionale, ma raramente si tratta di assunzioni a tempo indeterminato. «La prassi – prosegue il sindacalista – è l’utilizzo di contratti a termine o apprendistato che risulta anche più vantaggioso per l’azienda di quelli denominati formazione lavoro. C’è inoltre un utilizzo massiccio di personale part-time mentre e tempo pieno sono rimasti qualche magazziniere e poco più».

                In questo panorama, il commercio tradizionale, dopo la prima batosta, ha dovuto trovare una via di salvezza. «Il nostro è un settore sempre in sofferenza – afferma Massimo Merlano dell’Ascom di Novi – Nonostante i dati a livello novese siano confortanti, non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Credo che il commercio in zona continuerà nelle sue evoluzioni di mercato e continuerà a ridisegnarsi da solo. Ne faranno le spese le aziende di medie dimensioni e quelle collocate in zone meno appetibili, fuori dai circuiti dello shopping. Per quanto ci riguarda, credo che non ci resti insistere sul concetto di qualità, specializzazione e servizi al consumatore, come abbiamo fatto con le iniziative de "Il Cuore di Novi».

                «Se continueremo così – è l’amara conclusione di Merlano – l’oasi del consumo che appare essere la nostra zona ci porterà ad eguagliare l’Africa: ci sono bellissimi i villaggi turistici ma, fuori dal recinto dorato, c’è solo fame e miseria».