Alemanno conferma: la mafia dietro i rincari a tavola

07/12/2004

    martedì 7 dicembre 2004
    Pagina 6 – Economia

    IL NAC DEI CARABINIERI PRONTO A STUDIARE IL CASO. PROTESTANO GLI AGRICOLTORI SICILIANI: CI SONO IRREGOLARITÀ ANCHE PER IL RADICCHIO TREVISANO?
    Alemanno conferma: la mafia dietro i rincari a tavola
    La Cia dà ragione a Billè e chiede un’inchiesta. Coldiretti accusa i venditori

      Raffaello Masci

      ROMA
      L’accusa di Sergio Billè, presidente di Confcommercio, di infiltrazioni della criminalità organizzata nella filiera distributiva dei prodotti agricoli, ha suscitato la reazione che ci si poteva attendere. Se i consumatori e una parte delle organizzazioni agricole si sono schierate con il leader dei commercianti, altre associazioni hanno preso le distanze, o quantomeno hanno definito «eccessive» le accuse di Billè. A sostegno di quest’ultimo c’è stata la dichiarazione autorevole del ministro per le Politiche agricole Gianni Alemanno. Ciò nondimeno la polemica è stata bruciante per tutto il giorno.

      Iniziamo con il ministro, dunque: «L’allarme c’è – ha dichiarato Alemanno – ed esiste anche un rapporto della Procura antimafia che evidenzia come oggi ci sia nei campi la presenza della criminalità organizzata più forte che in passato. È evidente che il terreno di coltura di questo fenomeno è dovuto sia all’isolamento che allo sfilacciamento del tessuto sociale agricolo, sia al sommerso. Da parte nostra c’è la volontà di lavorare per aumentare la trasparenza della filiera e infatti con il sottosegretario Alfredo Mantovano, abbiamo in agenda un provvedimento ad hoc». Dallo stesso ministero è arrivata anche la notizia di un interessamento, allo scopo di indagini, del Nac, il nucleo che agisce presso il ministero medesimo.

      Anche Intesaconsumatori, che raccoglie le più battagliere sigle del consumerismo, si è schierata, sia pur polemicamente, con Billè: «Il presidente di Confcommercio sì è evidentemente accorto oggi che la filiera agroalimentare sarebbe in mano a mafiosi. A questo punto noi crediamo che sia doveroso sia l’intervento dell’Antitrust sia della Direzione nazionale antimafia».

      A lanciare l’allarne sui prezzi agricoli era stata per prima la Cia-Confederazione italiana dell’agricoltura, ed è ovvio che anch’essa abbia recepito positivamente l’iniziativa di Billè: «La denuncia del presidente della Confcommercio risponde a verità – ha dichiarato il presidente dell’organizzazione Giuseppe Politi – È vero, infatti, che la criminalità organizzata, soprattutto al Sud, impone e determina i prezzi di frutta e verdura. Tuttavia, il fenomeno dei rincari che si sono registrati negli ultimi mesi non può essere addebitato soltanto a questo. Le cause sono diverse. Infatti gli aumenti al dettaglio dei prodotti ortofrutticoli sono determinati da manovre artificiose, da speculazioni, dai tanti passaggi (anche fino a sette) dal campo alla tavola. Ci sono prodotti che oggi alla produzione costano meno di un anno fa, e ci sono prodotti che dal campo alla tavola subiscono aumenti che vanno dal 400 al 1000 per cento».

      Fin qui il consenso, sia pur differenziato. Ma poi ci sono stati i dissidenti e perfino i risentiti.

      Coldiretti, per esempio, prima ha parlato per bocca del suo presidente Baolo Bedoni, facendo rilevare che – quale che sia l’origine del fenomeno – sta di fatto che ai produttori la merce viene pagata quest’anno la metà dello scorso anno, mentre sui banchi del mercato i prezzi sono triplicati. Poi però, in una nota serale, ha preso le distanze dalle affermazioni di Billè: «Se è vero, come riferisce l’Ismea, che anche il produttore di radicchio di Treviso riceve gli stessi 20 centesimi al chilo del produttore di pomodori di Ragusa, e anche per il prodotto leader trevigiano c’è un aumento del 782% dal campo alla tavola, allora in tutt’Italia la distribuzione è in mano alla criminalità organizzata e tutti i prezzi sono frutto di azioni mafiose».

      Alla categoria «risentiti» appartiene la Confagricoltura della Sicilia la quale però, pur irritata dalle parole di Billè, in qualche modo ne conferma la fondatezza: «Quella di Billè è una dichiarazione quanto meno sprovveduta – dice il presidente Salvatore Giardina – che dimostra invece di non conoscere il settore agricolo». Poi però aggiunge: «Oggi in Sicilia un chilo di arance vengono pagate al produttore da 16 a 35 centesimi a secondo della qualità dell’agrume. Billé quindi si dovrebbe domandare come mai sui banchi dei suoi associati il prezzo al consumatore si moltiplica di cento-duecento volte? La colpa di chi è? Eppure i costi di trasporto, commercializzazione e imballaggio non incidono in tal maniera da poter giustificare questi enormi sbalzi dei prezzi. A ricaricare il prodotto e quindi a guadagnarci sono solo i grossisti e i commercianti». Ma l’accusa di una filiera «poco trasparente» era proprio quella che Billè aveva mosso.

        Ultima parola all’Ismea, l’Istituto del ministero dell’agricoltura che rileva i prezzi dei prodotti agricoli, il quale ammette che c’è stato un forte decremento del prezzo all’origine, quest’anno, a fronte di un rincaro sproporzionato. Il problema resta aperto: chi ci ha messo lo zampino?