«Alemanno chiude l’Altra economia? E noi la occupiamo»

01/10/2010

«Penso che è ora di smetterla di essere buoni. Noi facciamo i buoni, loro i cattivi. E vincono loro. Va bene essere qui a discutere di come si può mantenere vivo il progetto della Città.Ma, secondo me, la strada da prendere è quella dell’occupazione ». Tuonante, scandita da una verace parlata romanesca, la voce di Andrea Alzetta detto Tarzan, consigliere comunale per la lista Roma in Action, è una delle tante, certo la più decisa, che hanno attraversato le tre ore di assemblea pubblica indetta mercoledì scorso dal Consorzio Città dell’Altra Economia (Cae). La vicenda è nota: il 29 settembre è scaduto il bando triennale per la gestione degli spazi della Cae, il Consorzio non ha ricevuta alcuna risposta da parte dell’assessorato competente, i nuovi bandi non sono stati emessi, forse ci sarà una proroga, di certo non si sa quale futuro attenda gli operatori e le attività da loro svolte. Più di un centinaio le persone presenti sotto la tettoia del piazzale, numerosi gli interventi seguiti al «riassunto delle puntate precedenti» fatto da Riccardo Troisi, il presidente del Consorzio. Troisi ha poi lanciato la proposta di un disegno comune, tra coloro che lavorano nella Città e chi ne è diventato frequentatore, per dare vita a un progetto di continuità e trovare una strada sulla quale proseguire il cammino. Tra attestazioni di solidarietà, inviti a non mollare, proposte e idee, non sono mancate altre voci,
oltre a quella di Alzetta, che hanno invitato all’antagonismo, a una positiva conflittualità, a una maggior durezza nei confronti del Comune, per forzarlo ad uscire da un silenzio interrotto soltanto con il rifiuto netto di aprire qualsiasi dialogo. La cessione degli spazi a imprenditori nel settore della green economy, termine di assoluta vaghezza e paravento ecologico dietro il quale fare profitti; la privatizzazione degli spazi, la volontà dichiarata di trasformare
l’accesso gratuito alla Cae in accesso a pagamento, sono, secondo molti di coloro che hanno parlato al microfono, obiettivi contro i quali occorre lottare apertamente, facendo sentire e rivendicando le proprie ragioni fuori dal recinto della Città. Su questa linea era schierata anche buona parte del pubblico. Non a caso, gli applausi più lunghi e convinti li ha riscossi proprio Alzetta. Le voci politiche dal palco sono state quelle di Pancho Pardi, del consigliere Pd PaoloMasini, di Paolo Leccese dell’Idv. Che succederà ora? Il timore è che la strategia del Comune, sfuggente e attendista, abbia buon esito nell’abbassare giorno dopo giorno il livello di attenzione dell’opinione pubblica (oltre 10mila, a ieri, i firmatari dell’appello riportato anche dal manifesto mercoledì), fiaccare la volontà di lotta, provocare quella stanchezza che finisce per portare alla resa di fatto. A meno che il Consorzio decida di seguire la strada indicata da Alzetta.