Alcoa, raggiunto l’accordo. Cento milioni per ripartire

19/05/2010

Dopo sette mesi di proteste dei lavoratori, incontri ministeriali e un decreto ad hoc messo a punto dal governo, si è raggiunta nella notte tra lunedì e martedì un’intesa sulla vertenza Alcoa. Al ministero dello Sviluppo economico azienda e sindacati – tutti – hanno firmato un accordo che da ieri è stato sottoposto ai lavoratori. Il documento sancisce il definitivo dietrofront della multinazionale americana dell’alluminio, che da fine ottobre 2009 al mese scorso ha minacciato di abbandonare l’Italia, con buona pace dei dipendenti veneziani di Fusina e quelli sardi di Portovesme.
CENTO MILIONI Alcoa invece resterà in Italia, investirà nei suoi stabilimenti quasi cento milioni di euro in tre anni, spegnerà – temporaneamente – l’impianto di produzione di Fusina ma salvaguarderà l’occupazione, avviando parte del personale in prepensionamento. Entro il 2013 a Portovesme arriveranno 60 milioni di euro, 34,6 nello stabilimento veneto. Si riparte, quindi. Anche forti del fatto – non secondario – che il 26 Bruxelles darà il suo ok al «decreto energia», il provvedimento scritto dal governo per ridurre i costi della bolletta per le aziende sarde e siciliane. In questi mesi il prezzo dell’energia è stato al centro del dibattito e dei tavoli sulla vertenza. La multinazionale, come altre imprese energivore, ha sempre lamentato bollette troppo salate: in Italia, è noto, il costo dell’elettricità è più alto della media europea. Il decreto governativo alleggerisce il carico, ma solo per le imprese delle isole maggiori.
LE REAZIONI Sollevati ma ancora un po’ in apprensione gli operai sardi, che oggi incontreranno i colleghi delle aziende dell’indotto per discutere il piano di rilancio. «Siamo contenti, ma ora dobbiamo lavorare per avere una prospettiva con Alcoa o con altre aziende che vogliono produrre alluminio in Sardegna», ha detto Bruno Usai, della Rsu aziendale. L’operaio ha ricordato i mesi di disagio in famiglia con «restrizioni sulle spese e soldi messi da parte in previsioni di momenti difficili. Il Sulcis – ha detto – è una realtà perennemente in crisi per il lavoro e quando non è la tua fabbrica che chiude è quella in cui lavora un tuo amico o parente». «Viviamo un attimo di distensione per questo accordo a breve scadenza che ci lascia ancora, però, in uno stato di fermento – ha aggiunto Fabrizio Uccheddu, operaio Alcoa – In questi mesi abbiamo vissuto con molta rabbia mista a sconforto. Quando tornavi a casa e vedevi i tuoi familiari pensando che l’indomani non avresti più potuto sfamarli». Tra i sindacati umori distinti: Fiom, Fim e Uilm, hanno firmato insieme l’accordo, anche se le tute blu della Cgil hanno annunciato di accettare con «riserva», in attesa di un pronunciamento dei lavoratori. «Abbiamo comunque ottenuto – fa sapere il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi – l’impegno formale a riaprire Fusina entro un anno e a considerare comunque strategici tutti gli impianti, senza dichiarazioni di esubero ». Soddisfatta anche la multinazionale americana, che ha sottolineato di attendere la chiusura del «contratto energia», al vaglio della Ue. Molti i commenti anche dal mondo della politica: per Pd l’accordo è positivo,madevono essere i lavoratori a votarlo. Dopotutto è anche il frutto di una battaglia durata sette mesi.