Albi&Professioni: Commercialisti, la Ue punta sulle società

23/01/2001

loghino.gif (3272 byte)

ombraban.gif (478 byte)


Martedì 23 Gennaio 2001
libere professioni
pagina 27

Albi in Europa: Seconda puntata del viaggio tra le soluzioni adottate per disciplinare l’esercizio dell’attività professionale.
Commercialisti, la Ue punta sulle società
Intanto giovedì comincia alla Camera in commissione Giustizia la discussione sulla riforma

ROMA Per i professionisti dell’area economico-contabile l’handicap di competitività rispetto ai colleghi europei si può misurare anche solo dal numero delle forme a disposizione per esercitare in forma associata (si vedano gli articoli in questa pagina). Senza considerare il "caso" britannico, Francia e Germania offrono ampie chance di "associazione". E Parigi non disdegna l’apporto, sia pure limitato al 25%, di soci finanziatori (nella société d’exercice liberal).

In Italia, invece, la possibilità di forme societarie per le professioni economiche — se si prescinde dalla vecchia associazione — è rinviata alla riforma degli Ordini, il cui cammino parlamentare inizierà giovedì alla commissione Giustizia della Camera. Tre i testi in esame: il 4678 (primo firmatario Alberto Simeone), il 5482 (Alfredo Biondi, Fi) e il Ddl 7452, approvato dal Governo lo scorso novembre. Relatore sarà il presidente della commissione, Anna Finocchiaro. Mentre la proposta Simeone contiene la «delega per un testo unico delle disposizioni concernenti il settore degli Albi», i testi presentati da Biondi e dal Governo hanno più di una assonanza (in materia di accesso, tirocinio, pubblicità, tariffe, organizzazione degli Ordini), se si prescinde dal fatto che il primo è una legge quadro, il secondo è una delega.

Al di là dell’impianto, differenze sono rilevabili in materia di società: Biondi, infatti, non prevede le forme comuni regolate dal Codice civile per l’esercizio di «servizi, come definiti dalla direttiva 92/50/Cee o da altre disposizioni comunitarie implicanti prestazioni professionali regolamentate» ma non riservate. Invece, per le attività esclusive anche il Ddl del Governo prevede la «società tra professionisti», iscritte all’Albo. Le forme di capitali sono ammese da Biondi (con alcuni paletti) solo per le professioni tecniche.

Che la mediazione svolta dal ministro della Giustizia Piero Fassino abbia prodotto un risultato molto vicino al punto di vista degli Ordini lo ammettono gli stessi vertici delle professioni regolamentate. Gli unici elementi critici — ribadisce Gianni Boeri, presidente del Cup, il Comitato unitario degli Ordini — sono le società di capitali per i servizi professionali, la clausola di salvaguardia per le società di ingegneria e la possibilità di riconoscimento e certificazione anche per le associazioni che operano in settori soggetti alla "giurisdizione" degli Ordini. «A questo punto — afferma Boeri — sarebbe un grave errore buttare a mare il lavoro fatto, stralciando e approvando solo la parte relativa al riconoscimento delle associazioni. Avremmo la prova che tutta la concertazione era solo una finta elettorale». Tuttavia, per le professioni non regolamentate non c’è tempo per portare al traguardo la riforma: tanto vale tentare di varare almeno il «riconoscimento» delle associazioni. «Altrimenti — commenta Giuseppe Lupoi, portavoce del Colap, il loro coordinamento — la concertazione era solo una mossa elettorale».

Maria Carla De Cesari