Albi&Mercato 1- Professioni, la riforma segna il passo

09/05/2003

              venerdì 9 maggio 2003

              ALBI & MERCATO - Sulla proposta elaborata dal sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, arriva il no delle associazioni
              Professioni, la riforma segna il passo
              Le attività «non regolamentate» chiedono più garanzie ma l’Esecutivo intende confermare il testo

              ROMA Le categorie senza Albo dicono «no» alla proposta di
              riforma preparata dal sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti.
              Un «no» accompagnato, in effetti, dal «sincero apprezza-mento»
              per l’impegno dello stesso Vietti nel ricercare una soluzione condivisa. E la contrarietà delle cosiddette Associazio-ni
              non regolamentate — riunite nel Colap, coordinamento delle
              libere associazioni professionali — è formalmente mitigata dal
              mandato al coordinatore nazionale, Giuseppe Lupoi (riconfermato
              ieri) di riprendere il confronto. La forma è cortese, quindi,
              ma nella sostanza l’assemblea del Colap ha affondato ieri
              l’ambizione di Vietti di arrivare a un progetto di riforma
              condiviso da una buona parte dei mondi professionali: dagli
              Ordini come dalle Associazioni che aspirano al riconoscimento
              pubblico.
              Da Vietti è arrivata una replica secca. Il Governo — ha detto
              a Firenze il sottosegretario, a margine del convegno dell’Organismo
              unitario dell’avvocatura sulla riforma della giustizia civile
              —non accetterà «veti o ricatti». L’Esecutivo è deciso ad andare
              avanti — ha sottolineato Vietti — trasformando il progetto in
              un maxi emendamento al testo unificato in discussione alla
              commissione Giustizia del Senato o in un disegno di legge
              autonomo. «Non si può far prevalere logiche un po’ miopi di
              piccola bottega —ha aggiunto Vietti —rischiando di paralizzare
              un quadro normativo che interessa milioni di professionisti.
              Se si perde questa occasione — ha concluso — difficilmente se
              ne presenterà un’altra».
              Eppure, non è bastata la prospettiva di introdurre nel nostro
              ordinamento il riconoscimento di Associazioni private che,
              attraverso gli attestati di competenza rilasciati agli associati
              costituiscono strumenti di affidamento per gli utenti.
              Le Associazioni, che da anni sollecitano un provvedimento legislativo
              per trovare visibilità giuridica (assieme ai loro iscritti), hanno ritenuto che il progetto Vietti «non sembra consentire la nascita di un sistema
              duale sinergico tale da implementare le peculiarità proprie del sistema ordinistico con quelle del sistema associativo».
              Insomma, l’ipoteca è rappresentata — come spiega Lupoi, coordinatore del Colap — dal fatto che il riconoscimento delle nuove
              professioni è escluso se il loro ambito di attività ricade tra le prestazioni qualificanti esercitate dai professionisti degli Albi. Il discrimine, però, tra attività qualificanti e "nuove" o libere è affidato ai
              decreti legislativi, senza alcun criterio direttivo. A questo si aggiunge che — secondo il Colap — si pongono le condizioni per «l’espansione delle riserve in capo alle professioni ordinistiche». In linea di principio le nuove esclusive – ha sottolineato Lupoi — potrebbero essere definite con i decreti legislativi che dovranno riscrivere gli ordinamenti delle categorie.
              Riserve anche sull’iter di riconoscimento delle Associazioni
              delineato nella bozza: si tratta di «un farraginoso percorso», poiché la procedura è subordinata al «preventivo riconoscimento delle singole
              professioni». Inoltre, il raccordo tra queste e il titolo di
              studio universitario è interpretato come un ulteriore ostacolo
              allo sviluppo del sistema Associativo, «in quanto — per Lupoi
              — possono passare anni prima che le università definiscano
              percorsi ad hoc per professionalità che stanno emergendo sul
              mercato». La conclusione: il progetto «contraddice l’ottica di
              liberalizzazione delle professioni negando le evoluzioni in atto
              nel mondo del lavoro».
              A questo punto bisognerà vedere se la posizione delle Associazioni
              ha reciso il rapporto di collaborazione con Vietti o se
              sarà possibile riprendere il confronto nel tentativo di trovare
              una soluzione alle questioni denunciate dalle professioni emergenti.
              Non è solo il Colap — i presenti, in rappresentanza di
              un’ottantina di associazioni su 127, hanno votato all’unanimità
              — ad aver espresso contrarietà al testo Vietti. Il presidente di
              Fita, Ennio Lucarelli, ha additato gli articoli relativi alle società
              come un «attentato alla libertà di impresa». Fatte salve le forme
              speciali previste dalla legislazione attuale, sembrerebbe profilarsi
              per tutte le professioni regolamentate ai sensi della riforma la
              sola chance delle società tra professionisti (anche se il testo è
              tutt’altro che chiaro, come riferiamo nell’articolo più sotto).
              A questo punto, Vietti può contare sull’appoggio di Ordini,
              Casse previdenziali e sindacati di categoria: un fronte ampio,
              non c’è dubbio. Ma una prova di forza ignorerebbe — a scapito
              dell’impostazione realistica più volte richiamata da Vietti —
              una fetta rilevante di professionisti e imprese professionali.

              MARIA CARLA DE CESARI