Albi&Mecato 3- Dall’Europa «spinte» contrastanti

09/05/2003

              venerdì 9 maggio 2003

              ALBI & MERCATO
              Bruxelles punta alla liberalizzazione, Strasburgo difende invece la specificità
              Dall’Europa «spinte» contrastanti
              ROMA Europa, Giano bifronte per i professionisti. Con la Commissione di Bruxelles decisa a portare avanti una politica di liberalizzazione, mentre il Parlamento di Strasburgo ritiene preminente, rispetto alla disciplina della concorrenza, la salvaguardia della specificità delle professioni. Giustificando le deroghe in nome dell’interesse generale cui sono connesse le attività professionali.
              È sulla misura della regolamentazione che si confrontano da qualche
              tempo il commissario europeo alla Concorrenza Mario Monti e i "paladini" delle professioni. Meno di due mesi fa, a Berlino, davanti all’Ordine federale degli avvocati tedeschi, Monti ha di nuovo instillato il dubbio: la regolamentazione delle libere professioni, dagli avvocati ai farmacisti, dagli architetti ai contabili, potrebbe essere eccessiva rispetto al fine dichiarato di tutelare l’interesse pubblico. E la giustificazione di preservare l’utente — secondo Monti — si accompagna all’obiettivo, meno nobile, di proteggere i professionisti.
              Così, la Commissione ha avviato una consultazione tra i consumatori,
              i professionisti, i loro organismi rappresentativi e quelli regolatori.
              Il traguardo è liberare il mercato dei servizi professionali da inutili
              lacci, per favorire l’innovazione e la competitività.
              Sull’altro fronte, il Parlamento europeo. Nel 2001, con una risoluzione,
              ha "salvato" i professionisti dalla concorrenza sui prezzi, ritenendo
              legittime le tariffe professionali, purché fissate dagli Stati in nome
              dell’interesse generale. La stessa linea è stata seguita poi dalla Corte di
              Giustizia nella sentenza relativa ai minimi vincolanti degli avvocati
              (caso Arduino), che ha rappresentato il lasciapassare per il sistema italiano: nel progetto di riforma Vietti sono infatti previsti i valori obbligatori.
              D’altra parte, l’applicazione della disciplina della concorrenza alle
              professioni si basa sul concetto comunitario di impresa, che riguarda
              qualsiasi entità economica, a prescindere dalla sua forma organizzativa.
              Proprio l’assimilazione professionisti-imprese è stato oggetto, in
              Italia, di furiosi dibattiti. E di battaglie contro uno dei corrollari concreti: la possibilità di utilizzare, da parte dei professionisti, forme societarie di capitali.
              Sui modelli organizzativi che gli Stati adottano per le professioni Bruxelles continua a mantenersi neutrale. In ogni caso, in molte direttive è ormai passata l’equiparazione dei professionisti alle imprese. È il caso della disciplina che prevede gli interessi di mora per i ritardi nei pagamenti: la norma si applica anche agli studi professionali. Invece, da parte del Parlamento c’è il tentativo di evitare l’equiparazione automatica. Con la direttiva sugli appalti, che è all’esame di Strasburgo in seconda lettura, il relatore Stefano
              Zappalà ha cercato di affermare la "differenza" stabilendo, tra l’altro,
              il divieto del subappalto per la progettazione e l’obbligo di motivazione
              per le gare che prevedono anche l’esecuzione. Si tratta di misure che
              sono state cancellate dal Consiglio e che il relatore è deciso a riproporre.
              La centralità degli organismi di rappresentanza istituzionale delle
              professioni — Ordini o Associazioni, a seconda dell’ordinamento scelto dagli Stati — è alla base della proposta di Zappalà di introdurre
              l’obbligo di iscrizione agli albi o elenchi per i professionisti che esercitano in un Paese Ue in regime di libera prestazione di servizi. Tuttavia questo meccanismo, all’interno della proposta di direttiva sul reciproco riconoscimento delle qualifiche, presuppone che non ci siano sovrapposizioni, in uno stesso ambito di attività, tra Ordini e Associazioni.
              M.C.D.