Albi, si riapre la partita della riforma

15/10/2002





        15 ottobre 2002

        LIBERE PROFESSIONI
        Albi, si riapre la partita della riforma

        La sfida del mercato - Dal sottosegretario Vietti i vertici delle rappresentanze di Ordini, Casse e Associazioni


        ROMA – Il Governo riapre la partita della riforma delle professioni. Il primo appuntamento è fissato per oggi al ministero della Giustizia. Davanti al sottosegretario Michele Vietti siederanno i presidenti del Cup (il Comitato degli Ordini e dei Collegi), Raffaele Sirica, dell’Adepp (che riunisce le Casse di previdenza), Maurizio de Tilla, e del Colap (il coordinamento delle categorie non organizzzate in Albi), Giuseppe Lupoi. Non è escluso che all’ultimo momento si allunghi la lista degli ospiti, anche se l’obiettivo della Giustizia non sembra, almeno per ora, quello di aprire una vera e propria consultazione. Per evitare che il cammino verso la riforma sia contrastato dai veti reciproci, Vietti è infatti orientato ad affidarsi, per delineare i nuovi princìpi dell’ordinamento, a un team di esperti, scelti anche tra coloro che verranno indicati dalle diverse componenti professionali. Tuttavia, la commissione – nelle intenzioni della Giustizia – non dovrebbe essere l’espressione di interessi corporativi. Del resto, il successo dell’operazione è subordinato alla capacità e alla volontà delle parti coinvolte di "fare un passo indietro" rispetto alle rivendicazioni particolari per privilegiare l’assetto del sistema. L’idea della Giustizia è definire una nuova disciplina "generale" delle professioni: i cardini su cui si andrà a innestare la legislazione concorrente delle Regioni. L’altro punto di riferimento è costituito dalla disciplina comunitaria, che è alla vigilia di importanti cambiamenti, a cominciare dai meccanismi di riconoscimento dei titoli per la prestazione di servizi e la libertà di stabilimento. La proposta di direttiva della Commissione di Bruxelles è all’ordine del giorno della commissione giuridica del Parlamento di Strasburgo. Proprio il Parlamento europeo ha "anticipato", lo scorso anno, il "nuovo corso" della giurisprudenza della Corte di giustizia che ha riconosciuto alle professioni intellettuali alcune peculiarità rispetto ai canoni della concorrenza (sentenze Wouters sulla possibilità di società multiprofessionali e Arduino sulla legittimità delle tariffe forensi). È in questo quadro dalle linee ancora sfumate che dovranno muoversi gli esperti sotto la guida di Vietti, sempre che il suo proposito si riveli praticabile. Il cammino è stretto: non solo bisognerà districarsi tra le richieste delle professioni, ma sarà necessario anche non ferire la sensibilità del Parlamento. Infatti, la commissione Giustizia del Senato ha avviato il confronto sulla riforma delle professioni, mentre la commissione Attività produttive della Camera, dopo il lavoro del comitato ristretto, dovrebbe discutere domani la proposta sul riconoscimento delle associazioni rappresentative delle professioni non organizzate in Ordini e sulla possibilità di attribuire agli iscritti attestati di competenza. Nonostante queste difficoltà, il presidente del Cup, Sirica, spera che la riforma diventi realtà. «Non partiamo da zero. Alle spalle – commenta – abbiamo il dibattito che ha preceduto, nella scorsa legislatura, la proposta dell’ex ministro della Giustizia, Piero Fassino. Anche con l’Antitrust gli Ordini hanno aperto il dialogo. E poi c’è la proposta del Cup. Ora, è importante mantenere l’armonia tra le professioni; l’atteggiamento del Governo e delle forze politiche è favorevole». Per superare gli ostacoli de Tilla raccomanda di puntare a una normativa leggera, da cui far discendere – con leggi ad hoc – le discipline categoriali. Ma avverte: «Il testo della riforma deve essere sottoposto alle professioni, non può essere solo frutto del lavoro degli esperti». Le Associazioni, infine, restano diffidenti. «La riforma – commenta Lupoi – non può sancire quanto chiesto dal Cup. Non è ammissibile il potere rivendicato dagli Ordini di ritagliarsi competenze ed esclusive e di dire la loro sul riconoscimento delle Associazioni. Queste ultime potrebbero certificare gli iscritti solo se si riferiscono ad attività che non rientrano tra quelle previste per gli appartenti agli Albi».
        Maria Carla De Cesari