Albi & Professioni: Con le Associazioni più punti di contatto

27/11/2000

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Sabato 25 Novembre 2000
libere professioni
Con le Associazioni più punti di contatto

di Maria Pia Camusi*

Anche se più volte è stato negato o sottostimato dagli stessi protagonisti, sul piano del dibattito socio-economico e istituzionale, in Italia un sistema professionale unitario esiste già e presenta interessanti caratteristiche sia di tipo strutturale, sia per ciò che riguarda le sue prospettive di sviluppo. Il sondaggio realizzato dal Sole-24 Ore mette a fuoco un insieme occupazionale — quello delle attività professionali autonome — in cui le differenze fra chi è iscritto a un Ordine e chi non lo è tendono a sfumare, portando alla luce molte più omogeneità fra questi aggregati di quante generalmente si pensi.

I punti di contatto fra gli iscritti agli Ordini e gli iscritti alle Associazioni professionali sono molteplici e di non poco conto:

entrambi, attraverso il riconoscimento di nuovi Albi, richiamano, implicitamente, la necessità di una regolamentazione pubblica anche per le attività che ancora non la possiedono. Vale a dire, che la dimensione del mercato puro è estranea sia a chi ha già una collocazione protetta nell’ordinamento, sia a chi ne è escluso;

entrambi ritengono che il numero chiuso per l’accesso alle professioni vada rimosso, in quanto non funzionale alla crescita del tessuto occupazionale sottostante;

entrambi riconoscono come un elemento implicito della propria comunità di lavoro la possibilità di essere valutati da chi già svolge la stessa professione, non al fine di esercitare un controllo finalizzato all’esclusione, ma per garantire la qualità delle competenze possedute;

entrambi ritengono importante che ai professionisti sia consentito costituire società, per elevare i livelli di competitività e massimizzare la propria offerta di servizi;

entrambi, infine, non danno un giudizio particolamente positivo sul disegno di legge delega per il riordino delle professioni intellettuali, del quale sono ben informati, a guardare la percentuale superiore al 60% di chi lo ha letto.

A fronte di questa sostanziale uniformità di atteggiamenti, che è determinata dalla natura stessa del lavoro svolto e dall’appartenenza a una stessa area del mercato dei servizi, l’elemento che ancora divide gli iscritti agli Albi dagli iscritti alle Associazioni è legato al valore che le tradizioni rivestono all’interno delle rispettive categorie.

In particolare, i professionisti già riconosciuti non vogliono rinunciare agli esami di Stato, a prescindere dal fatto che si tratta di un requisito previsto nel loro caso anche nella Costituzione, sono legati all’idea che la pubblicità debba essere usata solo a scopo informativo e ritengono che l’Ordine debba avere più poteri, soprattutto per il controllo della deontologia e della formazione degli iscritti.

Gli operatori delle Associazioni, invece, chiedono di poter contare su un sistema di accesso alle professioni che sia meno precario e più retribuito, sollevando una questione trasversale a tutto il mercato del lavoro, che sconfina con il nodo della flessibilità.

Ciò che resta quindi, dall’analisi dei risultati del sondaggio, è la forte sensazione che sia stato proposto non a due mondi contrapposti e lontani, ma a comunità del tutto attigue, pronte a interagire sul piano delle caratteristiche generali, ma non ancora mature per una piena e reciproca legittimazione economica. Ne è prova la risposta fornita alla domanda sulla composizione delle società, rispetto alla quale gli iscritti agli Ordini hanno mostrato tutta la loro difficoltà a entrare in rapporti organici con chi iscritto all’Albo non lo è.

Al margine delle linee di tendenza indicate dal sondaggio si impone allora qualche breve riflessione su che cosa possa sostenere, e anche accelerare, l’inevitabile progressivo avvicinamento fra categorie che, abbandonando la contrapposizione talvolta ideologica, possono crescere e imporsi ancora di più. Ne deriva una indicazione di scambio, che potrebbe costituire un momento di rafforzamento tanto per le "vecchie", quanto per le "nuove" professioni. I termini di questo patto sono cultura e sapienza associativa (che potrebbero offrire gli Ordini), verso ricambio generazionale (che indiscutibilmente possono offrire le Associazioni, poiché sono in gran parte composte da persone fra i 25 e i 34 anni, di sesso femminile e residenti nelle piccole e nelle medie città, dove si rafforzano oggi i processi di sviluppo).

Si tratta di osservazioni che richiamano la necessità di individuare un percorso di crescita — sociale, economica e istituzionale — valido per tutti gli operatori del settore, che possano ritrovarvi le proprie ragioni di futuro, all’interno di nuove dinamiche competitive.

*Direttrice di ricerca del Censis