Albi & mercato: Il Governo vara il Ddl delega.

12/11/2000

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Sabato 11 Novembre 2000

Albi & mercato
. Il Governo vara il Ddl delega: gli Ordini condividono i principi, ma chiedono società senza finanziatori esterni.
Riforma professioni, ultima scommessa.
Fassino: «Un passo verso la modernizzazione e la competitività» – Per il Polo la proposta di riordino è solo «un manifesto elettorale»

ROMA. Le uniche stroncature per il disegno di legge sulle professioni il ministro della Giustizia, Piero Fassino, le ha ricevute dagli avvocati e da Alleanza nazionale. Un risultato lusinghiero, visto che la riforma ha alimentato quattro anni di scontri tra Ordini e Governo. Il Ddl, approvato ieri dal Consiglio dei ministri, debutterà al Senato, anche se i tempi per l’approvazione sono ristretti.

Le contestazioni dell’Organismo unitario dell’avvocatura partono dallo strumento: «In una riforma decisiva come quella delle professioni già la scelta della legge delega è preoccupante». I legali dell’Oua, quindi, si oppongono alla «distinzione tra attività professionale "riservata per legge" e i "servizi professionali». Per An, Maria Grazia Siliquini bolla il disegno di legge come un «manifesto elettorale», contenente tra l’altro la previsione, perniciosa, delle società con finanziatori esterni, sia pure con una «formula farraginosa».

Per il resto, i giudizi sulla riforma cui Fassino ha lavorato seguendo il metodo del confronto costante con i rappresentanti delle professioni regolamentate e non, danno atto al ministro dello sforzo di costruire un sistema professionale in cui la tutela dell’utente sarà garantita, sia pure con modalità diverse, da Ordini e Associazioni (i primi in base all’abilitazione e alla formazione, le seconde con attestati di competenza). «Si tratta — ha detto il ministro — di una riforma importante, che costituirà un’effettiva modernizzazione delle professioni, accrescendo la qualità delle prestazioni offerte ai cittadini, la capacità dei professionisti di competere in un mercato sempre più aperto e la possibilità per un più ampio numero di giovani di accedere alle attività professionali».

In generale per le professioni regolamentate sono condivisibili i principi della riforma, che fanno salvi Ordini ed esclusive attuali, anche se opposizioni rimangono sull’ipotesi di soci di capitale. La svolta, per Francesco Serao, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, ha come perno «la soddisfazione dei fruitori delle prestazioni professionali. Questo fa sì che le professioni facciano un grande passo avanti nella modernizzazione, sia al loro interno, che nel Paese». Per William Santorelli, presidente del Consiglio nazionale dei ragionieri, il testo «riconosce l’irrinunciabilità della funzione delle professioni. Da oggi nessuno potrà più mettere in discussione il ruolo degli Ordini».

La riforma, nelle "premesse" esplicita la distinzione tra attività professionale e d’impresa: questo principio secondo Gianni Boeri, presidente del Cup (il Comitato che riunisce Ordini e Collegi) dà la chiave di lettura. Pure là dove si parla — accanto alle società di soli professionisti — della possibilità di costituire società ai sensi dell’articolo 2249 del Codice civile, anche con soci che conferiscono mero capitale, per l’esercizio di servizi, come definiti dalla direttiva 92/50/Ce o da altre disposizioni comunitarie, implicanti prestazioni professionali regolamentate», con l’eccezione delle attività riservate.

Sulla portata e sulle conseguenze di questa norma ci sarà tempo di discutere — secondo il presidente del Consiglio nazionale degli architetti, Raffaele Sirica — in Parlamento «dove le professioni contano molti amici». L’obiettivo degli Ordini — chiarisce il vicepresidente del Cup, Giancarlo Laurini — rimane quello di escludere esplicitamente l’apporto di capitale in società che svolgono prestazioni professionali. In ogni caso, per il presidente dei chimici, Armando Zingales, il Ddl delega contiene molti "paletti" a favore degli Ordini. Tanto più che il testo approvato ieri dal Governo contiene una sorpresa positiva per gli Ordini: si prevede, infatti, la possibilità che il legislatore intervenga con regolamenti nel caso in cui fosse necessario il coordinamento tra le disposizioni della riforma in materia di società e le normative vigenti.

Dunque, per le società di ingegneria — le cui disposizioni formalmente sono fatte salve — si potrebbe profilare un processo di armonizzazione. «Questa norma — afferma Giuseppe Lupoi, portavoce del Colap, il coordinamento delle associazioni non regolamentate — consente di intervenire sulla legge Merloni. È una previsione che non ci aspettavamo e che ci lascia allibiti».

Anche se la riforma avrebbe potuto essere più coraggiosa nel limitare il numero degli Ordini e le attività riservate, Ennio Lucarelli, presidente di Fita Confindustria, sottolinea come elemento positivo «il pieno riconoscimento delle libere Associazioni di professionisti, cui la norma attribuisce pari dignità rispetto agli Ordini, scongiurando il pericolo di sovrapposizioni». Soddisfazione per il nuovo ruolo delle Associazioni anche dai tributaristi (Ancot, Anci, Lapet e Int).

Sul fronte politico, dalla maggioranza si sottolinea che «la riforma degli Ordini è un traguardo significativo nell’opera di modernizzazione del Paese». Per il presidente dei Democratici, Arturo Parisi, «ha vinto il metodo del riformismo». Al di là dei contenuti (tra l’altro, su corrispettivi e predeterminazione dei posti per l’accesso alle attività di notaio e farmacista restano le prerplessità), Giacinto Militello, responsabile Ds per le libere professioni, fa rilevare come il Governo sia riuscito «attraverso un lungo e intenso dialogo con Ordini e Associazioni a creare un consenso sufficiente al varo di questa importante riforma». Gli elementi positivi sono ammessi anche da Alfredo Biondi, responsabile di Fi per le libere professioni. Tuttavia, «l’insistenza sulla legge delega costituisce un limite difficilmente sormontabile».

Maria Carla De Cesari