Albi, la riforma riparte dal Cup

23/05/2002





Per il sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, la proposta degli Ordini è «un importante punto di inizio»
Albi, la riforma riparte dal Cup
l sindacato: più attenzione agli aspetti organizzativi dell’attività – Il Colap insiste sulla liberalizzazione dei servizi
ROMA – Il dibattito sulla riforma delle professioni ripartirà dalla bozza di disegno di legge elaborata dal Cup, il Comitato che riunisce Ordini e Collegi. È il sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, a confermare l’apertura di credito del Governo rispetto al "manifesto" del Cup. «Se la proposta è condivisa, sarà il punto di partenza del confronto con le Casse, le Associazioni e le forze parlamentari. Il mercato dei servizi professionali – commenta Vietti – è molto articolato, comprendendo professioni regolamentate e non. La legge deve essere rispettosa di questa ricchezza in base al principio di sussidiarietà. Non si può imporre dall’alto un modello unico ma si deve partire dal riconoscimento di ciò che esiste». Sulla proposta del Cup si attende il responso definitivo dei presidenti dei Consigli nazionali, convocati per il 30 maggio (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri). «L’assemblea – spiega Francesco Serao – dovrà scegliere se affidare una delega al Governo per riformare le società di ingegneria, di revisione e i Caf. Se dovesse essere approvata questa proposta, sarebbe un’eccezione nell’ambito di una legge-quadro. In generale, le società potranno essere costituite solo da professionisti iscritti in Albi, anche appartenenti a Paesi diversi». L’esclusione di soci di solo capitale è un elemento giudicato con favore dalle Casse di previdenza: «La partecipazione di finanziatori – spiega Maurizio de Tilla, presidente dell’Adepp, l’associazione degli enti – eroderebbe base imponibile alla previdenza privata. E nella direzione di preservare i redditi e la contribuzione va anche la salvaguardia delle tariffe minime. Quanto alla richiesta dei Consigli nazionali di avere autonomia regolamentare sugli aspetti organizzativi non possiamo che essere solidali». Il testo messo a punto dal Cup è ancora "riservato": solo la prossima settimana verrà inviato alle rappresentanze professionali. Tuttavia, qualche presa di distanza inizia a emergere anche all’interno degli organismi delle categorie regolamentate. «Speriamo – afferma Gaetano Stella, presidente della Consilp, che riunisce una dozzina di sigle sindacali – che la riforma non sia solo l’occasione per modificare la disciplina degli Ordini. Occorre dare ai professionisti la possibilità di operare sul mercato, beninteso sempre nel rispetto dei principi di indipendenza, terzietà e rapporto fiduciario con il cliente. Tuttavia, non vorremmo che tutto fosse regolamentato in maniera ferrea. Per esempio, la formazione riconosciuta non deve esaurirsi nell’attività delle Fondazioni dei Consigli nazionali, ma si deve consentire agli iscritti di ottenere crediti attraverso attività organizzate da altri soggetti». Stella è dunque guardingo di fronte alla possibilità che la riforma moltiplichi il potere degli Ordini. Ma proprio questa prospettiva «sembra emergere – spiega Giuseppe Lupoi, presidente del Colap, il coordinamento delle associazioni non riconosciute – dalle proposte del Cup. Se passasse l’ipotesi di autonomia regolamentare si avrebbe un aumento esponenziale della libertà di azione dei Consigli nazionali, con la possibilità di moltiplicare le privative dirigendo il comportamento degli iscritti. Se queste anticipazioni saranno confermate, una nostra convergenza è impossibile. Tanto più che, a meno di modifiche all’ultimo momento, sulle professioni non regolamentate si stabilisce la necessità del benestare degli Ordini per il riconoscimento delle associazioni». Se non ci sarà la possibilità di «una riforma liberalizzatrice», il Colap – afferma Lupoi – chiederà «uno stralcio» per il riconoscimento pubblico delle associazioni, così che esse possano accreditare gli iscritti.

Maria Carla De Cesari
Sabato 18 Maggio 2002