Albi, il Senato punta sulla riforma

22/07/2002


sabato 20 luglio 2002



Presentata alla commissione Giustizia la proposta del Cup – Caruso: a settembre un testo unificato
Albi, il Senato punta sulla riforma
(NOSTRO SERVIZIO)
ROMA – Devoluzione agli Ordini professionali di più ampi poteri regolamentari, in ossequio al principio di sussidiarietà, e rafforzamento di un modello bipolare di rappresentanza, fondato sugli organi locali (eventualmente riuniti in Federazioni regionali) e nazionali. Sono due tra i punti qualificanti del progetto di riforma delle libere professioni presentato dal Cup (Ccomitato unitario delle professioni) alla commissione Giustizia del Senato, dove è iniziata la discussione sulla riforma delle professioni. «Adesso – dice Antonino Caruso, presidente della commissione Giustizia -, il comitato ristretto, già convocato, dovrà mettersi a lavoro per arrivare a un testo unico. L’obiettivo è definire, entro settembre, la riforma dell’ordinamento giudiziario e quello delle libere professioni».
Il progetto del Cup. L’articolato prevede che i Consigli nazionali adottino regolamenti non solo in materia deontologica, ma anche in altri ambiti, come la gestione degli Albi e le condizioni per l’iscrizione. Il progetto è attento, poi, agli aspetti formativi e concorrenziali dell’attività professionale. Si stabilisce, per esempio, che il tirocinio possa essere effettuato secondo forme più flessibili di quelle attuali (durante gli studi o all’estero). Gli Ordini, poi, devono promuovere iniziative per la formazione continua obbligatoria degli iscritti. È consentita la costituzione di società, anche interprofessionali (ma sono possibili limitazioni), solo tra gli iscritti in Albi. Il modello è quello delle società di persone (sulla falsariga del dereto legislativo 96/2001), fatta salva la possibilità per i tecnici di impiegare società di capitali.
I rapporti fra Ordini e «nuove» professioni. Nicola Buccico, presidente del Cup (incarico che lascerà a giorni, data l’elezione tra i membri laici del Csm), ha chiarito che gli Ordini non sono pregiudizialmente contrari al riconoscimento delle professioni non regolamentate. «Tutto sta nell’individuare modi e forme. Soprattutto, è delicato il problema delle competenze delle professioni che aspirano a essere regolamentate. Il clima mi sembra, comunque, promettente». Più cauto è Giuseppe Lupoi, presidente del Colap (coordinamento libere associazioni professionali): «Per la prima volta il Governo, nel Dpef, ha riconosciuto l’oppurtunità del riconoscimento delle associazioni non regolamentate attraverso l’istituzione di un apposito registro. È chiaro però che il riconoscimento non può essere subordinato al parere degli Ordini, come prevede la proposta del Cup».
Il Dl 107/2002. Attesa, per lunedì, alla Camera la conversione in legge del Dl sull’accesso alle professioni (che scade il 10 agosto). L’emendamento per consentire ai laureati in scienze dell’informazione e in informatica l’iscrizione all’Albo degli ingegneri è stato respinto in Commissione Giustizia e Istruzione.

Marco Bellinazzo