Albi e Professioni: Intervista al ministro Fassino

12/11/2000

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Domenica 12 Novembre 2000

Intervista al ministro Fassino sul disegno di legge «Con la riforma un passo avanti per le professioni»

MILANO. I professionisti potranno esercitare anche attraverso società con finanziatori esterni: solo le attività riservate, come l’assistenza in giudizio per gli avvocati, sono sottratte a questa liberalizzazione. Per il ministro della Giustizia, Piero Fassino, è questo uno degli elementi più innovativi del disegno di legge delega sulle professioni, insieme con il riconoscimento del ruolo delle Associazioni nella formazione e nella specializzazione dei professionisti, regolamentati e non.

Fassino sollecita il Parlamento ad approvare il Ddl che consente di fare «un salto in avanti nella liberalizzazione senza penalizzare gli Ordini» e che allinea la nostra regolamentazione a quella degli altri Paesi europei. Tuttavia, il ministro esclude che, per accelerarne il varo, il progetto sulle professioni venga accorpato a qualche provvedimento con iter "blindato". È anche prematura l’ipotesi di stralciare l’articolo sul riconoscimento delle Associazioni per attuare, prima di fine legislatura, almeno una parte della riforma.

INTERVISTA

E TESTO DEL DDL A pag. 10







Domenica 12 Novembre 2000
Albi & mercato
: Per il ministro Piero Fassino la riforma è «una ragionevole innovazione» che riconosce il ruolo delle Associazioni.
Consulenza legale, spazio alle Spa.
I soci di capitale sono esclusi dalle società che svolgono prestazioni riservate.
L’iter del Ddl parte dal Senato

MILANO. Una ricetta europea per le professioni, su cui il Governo si impegna a spronare il Parlamento. Per il ministro della Giustizia, Piero Fassino, il testo approvato ieri dal Governo «rappresenta una "ragionevole innovazione", che consente di fare un salto in avanti nella liberalizzazione senza penalizzare gli Ordini. Con la riforma facciamo emergere il ricco tessuto di Associazioni professionali che oggi non ha alcuna forma di visibilità e di riconoscimento, valorizzandone la funzione di formazione e di specializzazione».

Signor ministro, il progetto di riforma azzera le prese di posizione dell’Antitrust, secondo cui gli Ordini sono giustificati là dove l’attività professionale fa riferimento a princìpi costituzionali ed è caratterizzata da un’elevata complessità delle prestazioni e da costi sociali particolarmente rilevanti in caso di inadeguatezza.

Durante la redazione del testo ho informato e consultato informalmente l’Autorità e il disegno di legge si colloca negli orizzonti indicati dall’Antitrust.

In quali punti?

La fine del divieto di pubblicità corrisponde a un’indicazione dell’Antitrust. Ma in un quadro di liberalizzazione rientrano anche le previsioni sull’accesso, la decisione di non costituire nuovi Ordini e l’articolo sulle società che introduce più modalità per la presenza del socio di capitale. Ci siamo mossi in modo tale che gli elementi di protezione di cui l’attività professionale gode siano sempre più riferiti essenzialmente alle attività riservate. Esattamente quelle che, anche per l’Antitrust, corrispondono a un principio costituzionale o a un interesse pubblico. Abbiamo introdotto quanto più elementi di liberalizzazione possibile, tenendo conto di alcune esigenze degli Ordini esistenti perché non abbiamo mai avuto intenti punitivi: la riforma punta a garantire prestazioni di qualità, favorire la competitività del sistema e ad assicurare la liberalizzazione dell’accesso con regole più trasparenti.

Ma rimangono i meccanismi di predeterminazione numerica per le due professioni che già li hanno oggi, notai e farmacisti?

Sono le uniche professioni a fare eccezione, ma non bisogna dimenticare che i notai svolgono una funzione di pubblico ufficiale particolarmente delicata. In ogni caso, in prospettiva è auspicabile che anche in questo settore si vada verso una maggiore liberalizzazione.

Riguardo alle tariffe, che cosa cambia per i consumatori con i corrispettivi? Solo l’iter per determinare minimi e massimi?

Qui probabilmente sarebbe stato utile liberalizzare di più. Ricordo però che si è in attesa di una sentenza della Corte di giustizia Ue che dovrebbe dare orientamenti più precisi perché sulle tariffe anche a Bruxelles ci sono valutazioni difformi. Abbiamo comunque previsto un meccanismo di garanzia: per prima cosa i corrispettivi sono agganciati a un parametro oggettivo e preciso, il costo della prestazione, il che è un elemento di trasparenza per il cliente. Inoltre, la loro determinazione spetterà a un’autorità terza, una commissione ministeriale in cui i rappresentanti degli Ordini saranno in quota minoritaria. E io penso che nelle commissioni debbano trovare posto anche gli esponenti delle associazioni di consumatori.

Le società rappresentano uno dei punti ancora aperti. Accanto alle società di soli professionisti, il disegno di legge introduce la possibilità di avvalersi dei tipi societari del Codice civile per l’esercizio di servizi implicanti prestazioni professionali. Con queste società si potranno svolgere le attività professionali, tranne quelle riservate, o si potranno effettuare solo prestazioni di supporto?

Le attività riservate potranno essere effettuate dal professionista singolo o associato solo con altri professionisti. Invece, tutto ciò che pur essendo attività regolamentata non appartiene alla sfera delle riserve può essere esercitato in forma associata anche con la partecipazione di soci di capitale.

Dunque la consulenza legale si potrà fare anche attraverso Spa con soci di capitale, come prevede la bozza di decreto legislativo di recepimento della direttiva comunitaria sugli avvocati?

Sì, questo è coerente con il Ddl sugli Ordini. Inoltre il decreto legislativo è il recepimento di una normativa comunitaria da cui non possiamo derogare. Questo non significa affatto che sia possibile costituire una società con capitali esterni per esercitare la difesa in giudizio, che è un’attività riservata e non solo regolamentata.

Ma gli Ordini anche per le attività regolamentate non vogliono finanziatori esterni.

So bene che questo è un punto di dissenso ma non lo drammatizzo. Su molti altri aspetti abbiamo convenuto con gli Ordini.

La modifica inserita nella fase finale che consente, con regolamento, di armonizzare i princìpi della riforma con le disposizioni vigenti, fa dire a qualcuno che questa è la leva per intervenire sulle società di ingegneria. È così?

Non è così. Quella norma è una formula di raccordo. Ma attenzione: la norma di coordinamento è attuativa dell’articolo 5 e non può metterlo in discussione. E l’articolo dice: «fatte salve le società di ingegneria», che dunque potranno continuare a essere costituite con soci di capitale.

Adesso il disegno di legge affronta il Parlamento. Ci sono possibilità di approvazione?

Intanto lo presenteremo al Senato, che ha un calendario dei lavori meno affollato, così che il Ddl possa essere esaminato in tempi rapidi. E poi il Governo si batterà perché la riforma venga discussa anche alla Camera. Non l’abbiamo depositata solo a futura memoria.

È verosimile un inserimento della riforma nel Ddl sulla liberalizzazione dei mercati?

No, l’esperienza mi dice che quando un provvedimento si aggrega a qualcos’altro il cammino si complica.

E un eventuale stralcio dell’articolo sulle associazioni?

Per adesso abbiamo presentato un disegno organico. Poi vedremo.

Maria Carla De Cesari