Albi, dall’università effetti a cascata

26/03/2001

Il Sole 24 ORE.com




    Riforme in cantiere
    Dopo la fusione tra dottori commercialisti e ragionieri continua il dibattito sulle nuove regole per l’accesso

    Albi, dall’università effetti a cascata
    Gli Ordini tecnici contestano la facoltà per i laureati abilitati di iscriversi anche ai Collegi
    Mauro Meazza
    ROMA. L’Albo unico tra dottori commercialisti e ragionieri è solo uno dei molteplici effetti che la riforma dell’Università sta per provocare nelle professioni: nei due regolamenti predisposti dalla commissione presieduta da Giampaolo Rossi, si annunciano novità di tutto rispetto anche per le professioni dell’area tecnica e non mancheranno i cambiamenti neppure per assistenti sociali, psicologi e biologi.
    Sulla base della bozza che dovrebbe essere varata in una delle prossime sedute del Consiglio dei ministri e quindi inviata al Consiglio di Stato, è stata ricostruita la tabella qui accanto, in cui si presentano in sintesi le prospettive dell’area economico-contabile e quelle del settore tecnico-ingegneristico. Val la pena di ricordare che le indicazioni riassunte nella tabella (così come le denominazioni) vanno considerate ancora come ipotesi: sullo schema di regolamento dovrà pronunciarsi non solo il Consiglio di Stato ma anche l’Esecutivo. L’intero processo potrebbe concludersi nel mese di maggio.
    Nel frattempo, però, non mancano né il dibattito né le richieste di correzioni e modifiche: proprio in ambito tecnico, ad esempio, i futuri iscritti nei Collegi potrebbero avere accesso, dopo la riforma, anche alle sezioni inferiori degli attuali Ordini, come dottori agronomi e forestali o ingegneri. Con questi ultimi, infatti, categorie quali gli agrotecnici, i periti agrari, i periti industriali o i geometri condivideranno alcune classi di laurea richieste per l’iscrizione nei vari Albi. Una possibilità che non piace affatto soprattutto ai vertici degli ingegneri.
    In ambito sociale e sanitario, invece, psicologi e assistenti sociali dovrebbero ottenere dai nuovi percorsi d’accesso una suddivisione dell’Albo in due settori, modellati come per gli altri Ordini attuali, su laureati triennali e laureati specialisti, ma con il vantaggio di veder attribuite maggiori o più definite competenze sia per chi si fermerà al percorso base sia per chi proseguirà fino al titolo quinquennale.
    A tenere banco nella discussioni e nei commenti, comunque, resta sempre l’unificazione degli Albi tra dottori commercialisti e ragionieri. Anche ieri si sono registrate diverse prese di posizione sulla "fusione". Da Napoli, per esempio, il presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti, Enrico Maria Guerra, ha segnalato che la svolta è indubbiamente epocale e porterà «più peso politico alla categoria», ma «non è condivisibile il metodo con cui si è arrivati alla costituzione dell’Albo unico». Secondo Guerra sarebbe stato necessario un «maggiore coinvolgimento degli iscritti attraverso assemblee pubbliche e consultazioni di base».
    Molto più critiche le posizioni espresse al di fuori degli Albi. Oltre alle proteste dei revisori contabili (di cui riferiamo nel box) sono da registrare le riserve di Fita, la Federazione delle industrie e dei servizi professionali aderente a Confindustria. Secondo Fita, sta avvenendo una «moltiplicazione degli Albi professionali all’ombra della riforma universitaria». Per il presidente, Ennio Lucarelli il riordino dell’accesso «si sta traducendo di fatto in una controriforma delle libere professioni, che configura il raddoppio degli Albi e conferisce agli Ordini nuove e ingiustificate privative riguardanti addirittura professioni innovative».
    E l’ipotesi di nuove "riserve" viene temuta anche dall’Istituno nazionale dei tributaristi, il cui presidente, Riccardo Alemanno, definisce il progetto di riforma «un’occasione perduta per regolamentare l’intero settore contabile ed evitare attuali e future polemiche circa le competenze e il diritto, per chi oggi legittimamente opera nel settore, di continuare a farlo con una maggiore certezza normativa».
    Sabato 24 Marzo 2001
 
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