Albi al bivio dei nuovi «titoli»

07/02/2001

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Mercoledì 7 Febbraio 2001
norme e tributi
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Riforme in cantiere. Le proposte della commissione Rossi all’esame degli Ordini per il parere.
Albi al bivio dei nuovi «titoli» L’organizzazione delle professioni contabili sospesa fra l’unificazione e la scelta della continuità

ROMA Ordini alla prova della riforma universitaria e della bipartizione degli Albi dettata dai nuovi titoli accademici, la laurea e la laurea specialistica (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri). Il lavoro di raccordo tra ordinamenti professionali e assetto universitario proposto dalla commissione ministeriale presieduta dal professor Giampaolo Rossi sarà esaminato nei prossimi giorni dagli Ordini.

Oggi inizieranno a occuparsene i ragionieri, che si trovano di fronte all’ipotesi — prospettata dalla Commissione — di prendere atto «dell’unificazione delle professioni» con i dottori commercialisti. «Il nuovo assetto delle lauree — spiega la commissione — consentirebbe di configurare in modo organico la professione di commercialista e permetterebbe di attribuire all’Ordine la competenza sui revisori contabili che verrebbero a costituire, insieme ai nuovi laureati, la prima sezione dell’Albo». Una possibilità che non potrebbe realizzarsi nel caso in cui gli Ordini decidessero di restare divisi, anche se il titolo di revisore contabile denoterebbe gli iscritti alle sezioni A (quella per i laureati) degli Albi.

«La strada per un unico Ordine — riconosce William Santorelli, presidente del Consiglio nazionale dei ragionieri — è piena di difficoltà. Bisognerà vedere se anche i dottori commercialisti saranno d’accordo nel percorrerla». Quanto al preannunciato percorso comune di ragionieri e consulenti del lavoro, annunciato lo scorso autunno, la bozza di regolamento apre «scenari nuovi. Ne dovremo parlare — dice Santorelli — anche con i consulenti, che fanno parte della grande professione economico-giuridica».

I consulenti del lavoro, d’altra parte, sono stati spiazzati dall’esclusione da questa prima bozza di regolamento, che sarà comunque seguito da altri per le categorie finora non disciplinate. «La settimana prossima — afferma Gabriella Perini, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti — incontreremo Rossi per sottoporgli il nostro progetto di accesso alla professione attraverso la laurea e la laurea specialistica». L’Ordine unico sembrerebbe, in ogni caso, scordare i consulenti del lavoro. «Bisognerà vedere — conclude Perini — se l’idea è del professor Rossi o se è di Santorelli e Serao».

Proprio Francesco Serao, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, si trova a un bivio. Dalla riorganizzazione delle due professioni contabili, attraverso due sezioni degli Albi, è evidente l’identità di due Ordini che continuerebbero a vivere per "difendere" la rispettiva tradizione, sintetizzata nella denominazione: dottori commercialisti (che resterebbero tali, nonostante un orientamento contrario della Commissione) e ragionieri, che comunque guadagnerebbero ufficialmente la qualifica di «commercialisti».

Un’ipotesi, quest’ultima, cui Serao si oppone. Così come non è disposto a cedere sul titolo di dottore, che dovrebbe lasciare il passo alla qualifica di «commercialista» nel caso di unificazione. «Anche se dal punto di vista accademico si parla di laureati e di laureati specialisti — spiega Serao — la Commissione Rossi non ha il diritto di modificare il nostro titolo professionale, che per noi è irrinunciabile». Nonostante queste criticità, Serao ammette che il documento Rossi «è, nell’insieme, un buon progetto, se non altro perché chiarisce la mappa delle competenze. La curatela fallimentare, per esempio, è riservata agli iscritti all’Albo. Circa la revisione dei conti e la funzione di sindaco nelle società quotate occorrerà chiarire le connessioni con il decreto Draghi».

Soddisfatti del lavoro della Commissione Rossi sono i periti industriali, che guadagnano l’accesso all’Albo attraverso la laurea. «Questa soluzione — afferma il presidente della categoria, Giorgio Bianchet — favorisce i giovani, che con la laurea triennale avranno le nostre competenze». Insomma, per Bianchet è stata sventata la manovra degli Ordini tecnici che avrebbero voluto confinare i laureati in mansioni sussidiare, vietando loro la progettazione.

Questo veto, peraltro, è mantenuto fermo dagli architetti, secondo i quali i laureati devono svolgere solo funzioni di supporto e l’indicazione, per i tecnici dell’architettura, è recepita nella bozza di regolamento. «Troveremo il modo per dare funzioni ai laureati — assicura Raffaele Sirica, presidente del Consiglio nazionale degli architetti — anche se ci vorrà un po’ di tempo. D’altra parte anche la Giustizia deve dare il concerto al regolamento. Speriamo di concludere entro la legislatura».

Il provvedimento è comunque ritenuto essenziale dalle università. Il presidente della Conferenza dei rettori, Luciano Modica, lo considera «il tassello più importante per realizzare la riforma, senza il quale non potremmo spiegare ai ragazzi gli sbocchi professionali delle nuove lauree».

—firma—Maria Carla De Cesari