Alberghi, un dicembre in rosso

17/01/2005

    domenica 16 gennaio 2005

      IANNOTTI PECCI: L’ITALIA NON SA PROMUOVERE IL SUO TURISMO

      Alberghi, un dicembre in rosso

      Una flessione. Ancora. Le catene alberghiere dello Stivale fanno i conti. E i risultati non sono certo rosei. Proprio come già accaduto a ottobre e a novembre anche il mese appena archiviato ha eroso i timidi progressi registrati fino a settembre scorso. Il responso è di Renzo Iorio, presidente di Aica, l’Associazione italiana delle catene alberghiere per il quale «il segnale è preoccupante e testimonia un ridotto clima di fiducia delle imprese oltre ad una debole capacità di attrazione sulla clientela internazionale». Il 2004 porta comunque a consuntivo per le catene alberghiere di Aica Confindustria una lieve progressione complessiva: il tasso di occupazione medio annuo delle camere sale dal 60,4% del 2003 al 61,5% con una crescita dei ricavi medi di poco superiore al 2%. Dati ancora estremamente lontani da quelli ante-crisi del 2000 (-9% nei volumi e -1% nei prezzi) ma che indicano una modesta inversione di tendenza rispetto agli ultimi 2 anni.

      L’ultimo trimestre, al contrario, ripropone la gravità di un quadro che Iorio definisce «lacunoso sotto il profilo normativo, fiscale, di promozione e di coordinamento che non si possono ignorare. Ci vuole una politica turistica nazionale. L’Irap, in Finanziaria, è stata un’occasione persa; basti pensare che nel 2003 questa imposta ha pesato per ben il 98% del reddito ante imposte delle nostre aziende. Non ci si può illudere che una riforma dell’Ente nazionale del turismo italiano, ridia competitività al turismo». E i dati di dicembre non sorprendono Costanzo Iannotti Pecci, presidente di Federturismo. «Era una crisi annunciata. Visto lo stato delle famiglie e la loro difficoltà nel far quadrare i bilanci. Ma non è solo colpa dell’economia che gira lenta. Una buona fetta di responsabilità è anche dell’azienda Italia che non sa promuovere abbastanza la propria immagine e il proprio patrimonio di bellezze all’estero. Mancano le risorse finanziarie adeguate per poter fare una buona politica di marketing». Il calo di Napoli? «Certo – dice – la spirale di criminalità non le fa buona pubblicità, ma l’effetto psicologico gioca un grande ruolo. Basti pensare che dopo il disastro nel Sud Est asiatico Ischia ha subito una flessione sensibilissima nelle prenotazioni. E solo perché per qualche giorno il mare mosso ha fatto sospendere alcuni collegamenti con le principali isole».