Alberghi: Tutti in corsa per il Cala di Volpe

21/01/2002






ALBERGHI
L’ultimo capitolo di una storia iniziata 95 anni fa da un conte e continuata tra finanzieri, principi e multinazionali

Tutti in corsa per il Cala di Volpe

Starwood vende i beni ex Ciga. Della Valle si fa avanti per la Costa Smeralda. In gara con la Colony Capital

      «Confidiamo in un prospero avvenire», scrivevano l’8 ottobre del 1906 nella prima relazione di bilancio della Ciga, Compagnia Italiana dei Grandi Alberghi, il «Barone Commendator Alberto Treves dei Bonfili, Senatore del Regno», e «Leopoldo Weinberg, Direttore della Banca Commerciale Italiana, sede di Venezia», rispettivamente presidente e vice della società. La Ciga era nata da sei mesi e aveva già un utile di 321 lire. L’aveva fondata un veneziano che Mussolini avrebbe promosso conte di Misurata, governatore della Tripolitania e ministro delle Finanze, il «doge in camicia nera» Giuseppe Volpi, che scelse per marchio i quattro cavalli di San Marco visti di fronte. Oggi quel segno è l’unico residuo di una compagnia alberghiera voluta da un nobile, strapazzata da un finanziere morto ammazzato (Michele Sindona) e da un altro inquisito (Orazio Bagnasco); innalzata e poi perduta, come una moglie, da un principe arabo (Karim Aga Khan); anestetizzata da una multinazionale del lusso (la Sheraton); ostentata, infine, da un’altra multinazionale, ancora più grande, abituata al franchising. Quell’americana Starwood Hotels & Resort Worldwide da 750 hotel (come i Westin) che la settimana scorsa ha annunciato di voler vendere i muri dei 25 alberghi che fanno capo a Ciga Hotel. Dimore dove dormirono Hemingway e Visconti, ma anche Hitler e Licio Gelli.
      Oggi non si chiamano più Ciga ma Luxury Collection (o Westin, Sheraton, St. Regis) e varrebbero intorno ai 360-400 milioni di euro. Entro il 15 febbraio ci sarà la valutazione delle offerte preliminari, raccolte dai consulenti di Starwood: Goldman Sachs, J.P.Morgan e Jones Lang LaSalle Hotels. Che cercano acquirenti anche per l’altro ghiotto cespite di lusso del gruppo, i beni in Costa Smeralda: 2.400 ettari di terreni in attesa d’essere edificati (e dunque rivalutati), più il Pevero Golf Club e il Tennis Club di Porto Cervo, marine e residence. In tutto, si stima, un altro milione di euro. Come i sacri mattoni del Danieli e del Gritti di Venezia, del Principe di Savoia di Milano, del Cala di Volpe in Sardegna, non interessano più agli americani. L’amministrazione invece sì, sia degli alberghi sia dei club: e quella non è in vendita, per ora.
      Forse il Barone Treves dei Bonfili non intendeva questo come prospero avvenire. E chissà la reazione, se avesse saputo che la Ciga sarebbe nel 2002 passata di mano per la sesta volta: probabilmente, a un venditore di scarpe.
      Interessati all’acquisto degli alberghi della Ciga sarebbero infatti, secondo attendibili fonti di settore, non solo il finanziere americano Thomas J. Barrack Junior che con la sua Colony Capital vende e affitta case in tutto il mondo (un portafoglio di 7 miliardi di dollari e cento persone nella sede di Los Angeles, più uffici a New York, Londra, Tokyo e Seul), ma anche Diego Della Valle, il presidente della Tod’s. Che, in particolare, vorrebbe acquistare le attività Starwood della Costa Smeralda: i quattro alberghi Cala di Volpe (14 mila euro a notte la suite), Pitrizza, Cervo Hotel, Romazzino; le marine; i campi da golf. Ma, soprattutto i terreni da Porto Cervo a Cugnana. Quelli che finora non sono stati edificati perché il progetto presentato dall’Aga Khan, a più riprese, dagli anni ’80 (l’ultima è del ’95), il famoso, imponente Master Plan (la sola relazione socio-economica è di 1.200 pagine) non è mai stato approvato da alcuna giunta.
      Tre mesi fa però il presidente della Regione Sardegna è cambiato: ora è il berlusconiano Mauro Pili. E il Master Plan potrebbe avere il sì. Se non nella versione dell’Aga Khan, almeno in quella ridimensionata presentata dalla Starwood questa estate. Che, se approvata, porterebbe il valore dei terreni ad almeno il doppio (si parla di 500 milioni di euro). Benché, infatti, già un anno fa, nel novembre 2000, avesse annunciato di voler mettere all’asta i beni Ciga, proprio la compagnia presieduta dal quarantenne Barry Sternlich si è data molto da fare, l’anno scorso, col patrimonio Ciga in Sardegna. Non solo ha ristrutturato i quattro alberghi e fabbricato un centro congressi da 500 posti, ma ha anche presentato una bozza di «Piano di sviluppo Costa Smeralda» per la costruzione, fra l’altro, di cinque nuovi alberghi di lusso. «E’ un progetto più rispettoso del verde rispetto a quello dell’Aga Khan – dice Carlo Gallia, direttore sviluppo di Starwood Italia e presidente del Consorzio Costa Smeralda -. Prevede di edificare 1,7 milioni di metri cubi, invece che 2,5 e poi volumetrie alberghiere pari al 40% del totale, invece che al 20%. Con gli alberghi si crea occupazione, con le seconde case, no».
      Per questo Piero Filigheddu, sindaco di Arzachena, può dire: «Con la nuova giunta si può accelerare l’iter del piano». E per questo Della Valle sarebbe interessato a investire in Costa Smeralda. Fra l’altro i quattro alberghi in Sardegna, se immobiliarmente fanno capo alla Ciga Italia Hotels, sono invece posseduti, per quanto attiene la gestione, da una società separata, la vecchia Cis, Ciga Immobiliare Sardegna. Una eccezione che già li rende scorporabili. E tanto più preziosi se venduti chiavi in mano dalla Starwood col Piano di Sviluppo Costa Smeralda bell’e pronto.
      «Sì, Della Valle è fra coloro che mi hanno detto che l’affare lo può interessare. Così come Colony Capital», conferma Gallia che, invece, smentisce – come i diretti interessati e varie fonti – le indiscrezioni su altre due candidature: Marco Tronchetti Provera e nientemeno che Karim Aga Khan. Il presidente di Telecom era stato dato probabile acquirente attraverso la sua Pirelli Real Estate (che comunque, in passato, ha lavorato con Whitehall, il fondo immobiliare americano di Goldman Sachs, consulente della Starwood). Il principe, invece, è follemente invocato dai sardi: «E’ ancora proprietario dell’80% di Meridiana e dello Yacht Club di Porto Cervo – dicono – e dall’anno scorso è anche ambasciatore del turismo sardo all’estero. Riacquisterà perché si sblocca il Master Plan».
      Il fatto è che la Costa Smeralda, dopo l’11 settembre, sta diventando la nuova meta tropicale degli europei. Ed è l’asset più appetibile di Ciga. Perciò è lì che sta spingendo, per risollevarsi, quel gruppo Starwood che ha chiuso i primi nove mesi del 2001 con un indebitamento di 5,5 milioni di dollari (su un patrimonio di 16 miliardi di dollari) e un utile netto in calo del 27%. Nei giorni dopo l’attentato alle Twin Towers l’occupazione media delle sue camere è scesa al 19%. E il titolo, a Wall Street è precipitato: da 40 a 18 dollari. Ora i due indici sono risaliti. Ma il dolore resta. Della Valle,
      come in !
Alessandra Puato