Alberghi: poli di lusso, niente crisi

31/01/2005

    domenica 30 gennaio 2005

      sezione: TURISMO – pagina 18

      AFFARI A 5 STELLE Gli operatori di fascia alta sono fiduciosi sul 2005 e denunciano l’assenza di politiche di sviluppo per il settore Il Sud arranca
      Poli di lusso, niente crisi
      Vinta la sfida sull’estero
      Ma gli investimenti in Italia restano scarsi

        VINCENZO CHIERCHIA

          MILANO • Il 2004 è stato un anno difficile per l’industria turistica italiana, ma le strutture di lusso hanno generalmente avuto risultati positivi. Il consuntivo dei Relais&Chateaux, ad esempio, ha registrato una crescita del giro d’affari del 12% in Italia, a fronte di una perdita complessiva di 500 milioni di fatturato stimata da Federalberghi per il solo periodo estivo. Gli hotel a 5 stelle hanno poi fatto il pieno di stranieri. «Il mercato degli alberghi di lusso è sempre vitale» commenta Bernabò Bocca, al vertice della Sina hotels e presidente di Federalberghi. «Quello del lusso è il mercato ora più interessante» sostiene Henri Giscard d’Estaing, top manager di Club Med. «Le aspettative per il 2005 sono buone — dice Bocca — per la fascia alta del mercato alberghiero, i segnali positivi dall’estero ci sono, anche se il dollaro basso frena un po’ la ripresa. Va però sottolineato che le strutture di grande qualità in Italia sono un numero ancora limitato nel complesso». «Manca una politica per il settore alberghiero» aggiunge Sergio Iorio, presidente di AicaFederturismo.

          L’ultimo censimento realizzato dal Rapporto Mercury 2004 ha messo in evidenza che gli hotel a cinque stelle sono circa 180, in pratica lo 0,5% dell’intera offerta alberghiera (34mila strutture), e di questi solo 57 al Sud (i Relais, ad esempio, si fermano in Campania e Puglia). «Bisognerebbe rilanciare i progetti di sviluppo e favorire una maggiore mobilità degli investimenti internazionali» afferma Roberto Galano, senior vicepresident della Jones Lang LaSalle.

          L’Italia ha fatto registrare un picco degli investimenti esteri nel 2003 grazie anche all’acquisto per 275 milioni del Principe di Savoia di Milano da parte della Dorchester del Sultano del Brunei. Molte griffe puntano sugli hotel (Bulgari, Armani, Versace, Ferragamo), Hyatt è sbarcato a Milano, il Four Seasons punta su Firenze, Starwood ha posizioni leader.

          Nel 2004 le camere a cinque stelle sono aumentate del 6% ma non basta, sono appena il 2% del totale. «L’Italia resta ai margini dei grandi poli del lusso — aggiunge Galano — che si concentrano oggi a Dubai, nei Caraibi, in Russia o in Cina». Secondo Jones Lang LaSalle in Italia, sulla carta, ci sono progetti alberghieri da 6 miliardi di euro. «Purtroppo è miope per un Paese, rispetto a un comparto chiave come il turismo — conclude Iorio — operare senza una strategia come fa l’Italia».