Alberghi poco competitivi

18/07/2006
    marted� 18 luglio 2006

    Pagina 19 - Turismo

    Alberghi poco competitivi

      Lo dice il rapporto Csc. Ma Federalberghi replica: le dimensioni non c’entrano. In Italia prezzi pi� alti e strutture ancora piccole

        di Andrea G. Lovelock

          Trentun camere per albergo: � questa la media delle imprese alberghiere in Italia, molto pi� bassa rispetto a quella europea, che emerge da un rapporto Csc-Confindustria. Un dato che svilisce la leadership europea che il nostro paese continua a vantare in termini di offerta ricettiva, con quasi 34 mila strutture a livello nazionale.

            A questa anomalia si accompagna un altro dato: il fatturato espresso dalle poche catene presenti in Italia, circa 1,9 miliardi di euro, � pari al 9% dei ricavi complessivi dell’industria alberghiera italiana, pari a oltre 21 miliardi di euro. L’hotellerie di media e piccola dimensione, dunque, la fa da padrone, ma � sulla produttivit� che si acutizzano i contrasti tra le associazioni di categoria: i numeri del rapporto mostrano anche certi limiti delle pmi alberghiere italiane rispetto alle grandi catene. Infatti, il valore della produzione per camera, nelle piccole e medie imprese, si attesta sui 21.400 euro contro i 42.300 delle catene internazionali; inoltre, il valore della produzione per addetto si ferma a 104 mila euro contro i 115 mila delle catene.

              Questi dati sono per� contestati da Walter Pecoraro, presidente di Federalberghi Lazio. �Ancora una volta’, afferma Pecoraro, �assistiamo a una tesi tutta confindustriale che mira a massificare l’hotellerie italiana per rilanciare e invogliare ingenti investimenti, anche esteri, delle grandi catene, svilendo la caratterizzazione della nostra ricettivit�. Al contrario, i dati operativi, suffragati da autorevoli fonti come Hotel investments, dicono che la forza turistica del nostro paese risiede proprio nell’unicit� e autenticit� della nostra offerta alberghiera, fortemente caratterizzata dalle conduzioni spesso familiari. Se si vuole invece ragionare sull’ottimizzazione della nostra industria alberghiera, direi che le recenti formule di franchising, applicate con successo da Marriott, per esempio attraverso il partner tutto italiano G&W hotels, e da un altro colosso come Intercontinental, dimostrano come � possibile coniugare le logiche di mercato delle grandi catene con la realt� italiana, che, tra l’altro, sconta un costo del lavoro tra i pi� alti d’Europa’.

                Altra problematica emersa dalla ricerca � legata alla competitivit�, poich� l’Italia, in un solo decennio, � scivolata dietro a Francia, Spagna e Germania per le tariffe medie applicate. Pi� costosi dei nostri risultano solo gli alberghi in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. �La competitivit� alberghiera in Italia non � questione puramente tariffaria, ma � un fatto culturale’, osserva Pier Domenico Lupo, presidente dell’Unai, l’Unione nazionale degli alberghi italiani aderente a Federturismo-Confindustria. �Dobbiamo capire il valore della nostra offerta e che cosa succede sui mercati esteri, lavorare sulla cultura d’impresa e preparare la nuova generazione di albergatori italiani. Nel contempo, chiedere alle istituzioni di valorizzare il nostro territorio, la portualit� per la nautica e tutti i servizi a disposizione del turismo’. (riproduzione riservata)