“Alberghi 2″ E.Raspelli: «Giudizi a caso e superlusso polverosi»

21/02/2005

    lunedì 21 febbraio 2005

    intervista
    IL CRITICO: «STESSA CATEGORIA, CI SI PU0’ TROVARE IN UNA STANZA A ORE O IN UN PICCOLO PARADISO»
    «Giudizi a caso e superlusso polverosi»
    Raspelli: troppe differenze da regione a regione, meglio il passaparola

    Agnese Vigna

      SE si va in un 2 stelle in una grande città, come Milano o Roma, è facile capitare in un albergo a ore. Può anche avere dei risvolti interessanti, ma non sempre è il momento adatto … Se invece il 2 stelle è in Alto Adige, allora si trova anche la sauna, il bagno turco, la piscinetta coperta con l’idromassaggio e magari il centro benessere. Questo è il panorama dell’albergazione italiana». Parola di Edoardo Raspelli, il giornalista e critico gastronomico, conduttore di Melaverde su Rete 4, che da 15 anni, per professione, gira con una media di un centinaio di alberghi in dodici mesi.

      Allora in albergo si va allo sbaraglio… E le stelle che cosa ci stanno a fare?

      «C’è molta confusione, tutto dipende dalle Regioni. La classificazione in stelle dovrebbe codificare la categoria dell’albergo, ma invece si prendono delle musate spaventose».


      Meglio allora puntare sugli alberghi di prestigio?

      «Il 4 stelle è l’ex prima categoria, la categoria dei piè di lista, degli agenti di commercio di un certo tono. Ma anche qui fioccano le sorprese. Al Fleming di Roma, uno dei preferiti dalla Rai per gli ospiti quando vanno negli studi della Dear, per esempio, se chiedi un quotidiano non previsto dalla loro mazzetta ti indirizzano all’edicola. In Sardegna spesso il giornale non ce l’hanno proprio. Oppure non c’è il servizio bagagli. Magari c’è il portiere di notte, ma il facchino no. Per non parlare delle barriere architettoniche. Gli alberghi del boom economico, della ricostruzione, quelli costruiti negli Anni Sessanta, sono pieni di scalini all’ingresso. Ma possibile che nessuno ha pensato che si arriva con le valigie? E in un 5 stelle a Firenze mi hanno suggerito di andare dall’altra parte della piazza per fare le fotocopie. Talora non c’è l’aria condizionata in tutte le stanze, e in bagno fai la sauna».


      All’estero va meglio?

      «Ho avuto una grossa delusione al Sacher di Vienna: un 5 stelle polveroso, che sa di chiuso. Ma in generale l’aggravante in Italia è che non c’è più la disponibiltà, la tradizione, il piacere dell’ospitalità. Una volta per diventare cameriere si studiava, poi si andava a Losanna a perfezionarsi. Eravamo i migliori al mondo: giravano sulle navi, sapevamo tante lingue. I camerieri erano dei veri professionisti. Ora queste scuole sono fatiscenti, senza mezzi. E più nessuno ambisce a fare questo lavoro. Purtroppo è un atteggiamento di disinteresse lo troviamo anche agli sportelli postali. Ma lì non paghi trecento euro per fare un bonifico».


      Allora, come difendersi dalle stelle?

      «Il passaparola e due le rubriche: la mia su Tuttolibri de La Stampa, il sabato, e il mensile Tuttoturismo».


      Le guide?

      «Quelle dedicate agli alberghi ospitano valanghe di pubblicità, degli alberghi stessi che si fanno autopromozione. Quindi spesso sono di parte».
      Che cosa si potrebbe fare, per tentare di migliorare questo sistema?
      «Il meccanismo delle stelle è automatico, fatto di punti: ma i sorrisi, la cordialità, la professionalità, la disponibilà, non si conteggia. Meglio sarebbe che le stelle fossero assegnate non dagli enti locali meccanicamente, ma da ispettori indipendenti, che vigilano periodicamente sulla qualità dell’albergo».


      Gli hotel migliori?

      «Sono quelli dove i proprietari sono ben presenti. Quelli a conduzione familiare. Questa è una garanzia di tranquillità».


      E farsi guidare da Internet?

      «E’ meglio di niente… La rete ti mette tecnicamente a disposizioni tanti dépliants. Si sfogliano e poi si decide: si può essere fortunati oppure no».