Al via l’apprendistato in stile Ue

27/09/2004


          sabato 25 settembre 2004

          sezione: ITALIA-LAVORO data: 2004-09-25 – pag: 22
          autore: SERENA UCCELLO

          MERCATO DEL LAVORO • Alla firma del ministro Maroni la circolare con le regole per l’inserimento dei giovani: pronte le linee-guida alle Regioni

          Al via l’apprendistato in stile Ue
          La legge Biagi ha modificato i vecchi contratti: legami più stretti tra il mondo della scuola e l’impresa

          MILANO • Il primo obiettivo da centrare è la sconfitta del luogo comune, del pregiudizio. Di quel pregiudizio che automaticamente collega la parola apprendistato a basse qualifiche. Parte da questa sfida il rilancio dell’apprendistato avviato prima dalla legge Biagi e ora concretizzato da una circolare in fase di approvazione che ne determina meglio il campo di applicazione. Il testo messo a punto dai tecnici del ministero del Welfare attende ora la firma di Maroni. La direzione è quella segnata dall’Europa e delinea il contratto di un apprendistato come una formula vincente per inserire i giovani nel mercato del lavoro e soprattutto per rinsaldare il legame tra il mondo della formazione e quello dell’impresa.

          Viene così definito il riassetto profondo dell’apprendistato sancito dalla legge Biagi che rivoluziona il vecchio contratto definendo tre percorsi nuovi: l’apprendistato per «l’espletamento dei diritto/dovere di istruzione e formazione», l’apprendistato professionalizzante per il «conseguimento di una qualificazione attraverso formazione sul lavoro e apprendimento di competenze tecnico-professionali», ed infine l’apprendistato per «l’acquisizione di un diploma o per sviluppare percorsi di alta formazione».

          Il primo percorso non può infatti superare i tre anni, l’esatta durata è definita in base alla qualifica da conseguire, al titolo di studio posseduto dal giovane, dei crediti professionali e formativi acquisiti in precedenza. Può essere però stipulato per qualunque attività.

          L’apprendistato professionalizzante è invece il modello che più ricalca quello esistente e sarà probabilmente la tipologia più utilizzata. È infatti un contratto che può essere stipulato con qualunque giovane che, completato il percorso scolastico, intende inserirsi in modo definitivo nel lavoro e perciò ha bisogno di conseguire una specifica qualificazione professionale direttamente "sul campo".

          L’ultimo percorso è quello più innovativo e quello cioè che più degli altri si riallaccia ai modelli europei in particolare alla scuola tedesca. Si tratta infatti dell’apprendistato per l’acquisizione di un diploma, un percorso di alta formazione, che consente di conseguire un titolo di studio di livello secondario, universitario o di una specializzazione cosiddetta tecnica superiore.

          Un’architettura complessa che per l’entrata a regime ha richiesto l’intervento di più soggetti. In testa le Regioni a cui spetta il compito di mettere a punto i contenuti e gli standand formativi, poi le parti sociali e quindi il ministero del Welfare.

          I lavori sono ancora in corso «ma premettendo che le aziende possono continuare ad assumere con il vecchio contratto — spiega Aviana Bulgarelli, direttore generale dell’ufficio orientamento e formazione del ministero del Welfare — la macchina dell’apprendistato professionalizzando sarà pronta entro l’anno».

          A fare da apripista per la definizione della normativa regionale è stata la Liguria (si veda il pezzo qui sotto), «ma anche le altre regioni del Nord — continua Bulgarelli — come la Lombardia sta procedendo». Così come sta proseguendo il dialogo tra sindacati e parti sociali che si sono incontrati a fine luglio per fare il punto sulla riforma. «Il nostro confronto — spiega Claudio Treves della Cgil — serve a delineare i principi e le linee-guida da portare all’attenzione del coordinamento delle regioni. Vogliamo evitare che si delineino tanti modelli diversi quante sono le regioni e che vengano garantiti il riconoscimento dei titoli, la mobilità degli apprendisti».

          Pronto per essere invece applicato il terzo percorso. «È una tipologia nuova per l’Italia — dice Bulgarelli — mai realizzata se non in chiave sperimentale a Trento e Bolzano. Certo da questo modello non ci aspettiamo grandi risultati quantitati ma qualitativi. Siamo consapevoli che sarà uno strumento di nicchia: in Francia ad esempio dove questo tipo di contratto è molto diffuso i numeri non superano il 10 per cento. Come ministero seguiremo le sperimentazioni, che fra l’altro co-finanziamo, con una cabina di regia specifica». Intanto è stato definito il libretto formativo, vale a dire la carta d’identità delle competenze scolastiche, ma non solo, di ciascuno lavoratore.

          Tempi lunghi infine per il primo modello di apprendistato, i cui tempi di attuazione si intrecciano con quelli della piena realizzazione della riforma Moratti.