Al via la delega sull’articolo 18

21/02/2003




Venerdí 21 Febbraio 2003
ITALIA-LAVORO


Al via la delega sull’articolo 18

Il Governo ha presentato l’emendamento con la deroga e la mobilità per 3mila – Sacconi: via libera entro giugno

LINA PALMERINI


ROMA – È cominciato ieri, in sordina, l’esame del provvedimento sull’articolo 18 e l’indennità di disoccupazione. Il Governo ha illustrato l’emendamento che recepisce i contenuti del Patto per l’Italia in cui si prevede la deroga sperimentale e temporanea della disciplina sui licenziamenti per le imprese che assumendo superino la soglia dei 15 dipendenti. Un avvio in tono minore, visto che erano presenti solo pochissimi senatori alla commissione Lavoro di Palazzo Madama. Dopo il muro contro muro dello scorso anno ma anche l’ostruzionismo sulla riforma del mercato del lavoro appena approvata, per l’opposizione erano presenti solo tre senatori. La prossima settimana si ricomincia, il Governo presenterà ufficialmente l’emendamento e l’Ulivo e Rifondazione faranno le loro controproposte. In campo ce n’è già una: quella dei Ds, che probabilmente verrà sottoscritta da tutto l’Ulivo, di accantonare la norma relativa all’articolo 18 vista la scadenza referendaria che incombe. Una proposta rifiutata da Rifondazione, promotore del quesito che punta all’estensione della legge sui licenziamenti anche alle piccole imprese, ma anche da Governo e maggioranza. «Speriamo che il provvedimento venga approvato entro la fine di giugno – ha ripetuto ieri il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi -. Crediamo sia opportuno un rapido via libera affinché sia chiaro che per il Governo la vicenda dell’articolo 18 si chiude con il Patto per l’Italia». Dunque, l’Esecutivo e la maggioranza vogliono affrontare la campagna referendaria con un messaggio chiaro: l’articolo 18 non è stato toccato nè verrà toccato, indipendentemente dall’esito del referendum. Il Governo sostiene infatti che «l’articolo 18 è rimasto com’è. È stata solo applicata una normativa, già applicata in precedenza, del "non computo". Ossia – spiega Sacconi – non verrano contate le nuove assunzioni fatte da piccole imprese che creando occupazione superino la soglia dei 15 addetti. È un incentivo normativo alla crescita dimensionale delle aziende». Ma chi sostiene il referendum proverà, proprio su questa nuova norma, a costruire la campagna per il «sì». Rifondazione infatti rifiuta la proposta di accantonamento dell’articolo 18 lanciata da Giovanni Battafarano (Ds) che punta a togliere tutti dall’imbarazzo rinviando l’esame della norma al post-rereferendum. «Ma ormai si deve fare chiarezza – spiega Tommaso Sodano Prc -. Nei prossimi mesi non conterà questo provvedimento ma il sì o il no al nostro quesito». E di referendum parlerà lunedì prossimo la Cgil, in un direttivo convocato ad hoc, per dare il via libera alla proposta di legge sul licenziamento per le piccole imprese. Il sindacato di Guglielmo Epifani, impegnato oggi in uno sciopero, dovrà affrontare un passaggio delicato: si rischia infatti la rottura con l’ala sinistra sindacale rappresentata da Gian Paolo Patta e la Fiom, promotrici del referendum giudicato invece sbagliato dalla segreteria. «Sono curioso – ha detto Sacconi – di sapere come voterà la Cgil al referendum. Mi sembra che non l’abbiano ancora detto. Il resto sono chiacchiere». E parte anche il «no day» di Confcommercio per contrastare il quesito di Rifondazione che «vuole mettere alle corde il mercato e soffocare la libertà di impresa»: la campagna toccherà 13 città italiane. Nell’emendamento illustrato ieri dal Governo ci sono anche due altre novità rilevanti: la prima, proroga di 3mila mobilità lunghe per affrontare la crisi Fiat, ma non solo (vedi anche Sole 24 ore di martedì). La seconda, come concordato nel Patto per l’Italia, si delega il Governo a scrivere una riforma degli ammortizzatori sociali che comprende il rafforzamento dell’indennità di disoccupazione e la creazione di un secondo pilastro.